Perché si chiama glam rock

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Oggi, 22 maggio, con il glam rock, continuiamo il nostro filone “Perché si chiama…” Se ben ricordate era già stato il turno di perché si chiama rock and roll, perché si chiama heavy metal o dell’ultimo perché si chiama punk. In questo articolo vi raccontiamo le origini, la storia e, come spesso ci piace fare, alcune curiosità legate al glam rock. E lo facciamo proprio oggi perché questo giorno coincide con l’uscita del film più rappresentativo del movimento, Velvet Goldmine, ambientato agli albori del glam.

Come è nato il glam rock?

Il glam rock, altrimenti detto glitter rock (e già qui si capisce molto), nacque nei primi anni 70, principalmente nel Regno Unito, come rottura ma anche ripresa rispetto al movimento hippie, in una nuova fusione che, in qualche modo, portò fino al punk. Una nuova generazione di artisti e pubblico, troppo giovane per sentirsi legato a Woodstock e agli anni sessanta.

Come raccontò David Bowie: ” L’idea era quella di prendere il passato recente e ristrutturarlo in modo da sentircene padroni. Trovai la chiave giusta in cose tipo Arancia Meccanica: era quello il nostro mondo, non quell’altra robaccia hippie. A me pareva sensato. L’idea di prendere una situazione presente e vestirla in modo che si addicesse a una previsione futura: l’uniforme per un esercito inesistente (…)”.

Il nome “glam” o “glitter” deriva dall’abbigliamento tipico utilizzato dai suoi interpreti. Parliamo infatti di abiti eleganti, tutine e mantelli scintillanti, piume e paillettes, colori sgargianti e appariscenti.

Non dimentichiamo anche il trucco pesante, tratto distintivo ripreso da moltissimi artisti ancora al giorno d’oggi. Il glam assorbì nel suo stile tantissimi elementi, dal futurismo sci-fi al revival rock’n’roll, dal cabaret alla bubblegum music.

Molti critici, ma non tutti, concordano nell’attribuire a Marc Bolan, leader dei T-Rex, la nascita del movimento glam. Bolan fu infatti il primo a mostrarsi in pubblico con piume e lustrini, in abiti eleganti e sgargianti, per suonare canzoni che (in apparenza) trattavano argomenti superficiali. Ecco già un anticipo del punk.

Mark aveva 13 anni quando vide per la prima volta un mod e avrebbe consacrato le sue energie a diventare il mod più figo dell’East End. E da buon britannico, risvegliò il dandy che era in lui, prendendo a modello il dandy meglio vestito di tutti i tempi: Beau Brummell.

“Brummell sentiva l’eleganza come la sentono una donna o un artista, un genio che informò del suo stile e delle sue maniera una società che per nascita gli era superiore. Creò la propria leggenda e la impose al mondo” (cit. Carlo Maria Franzero)

E Mark era determinato a fare lo stesso. Mentre frequentava l’ultimo anno delle medie, si rese conto di non esser tagliato per un lavoro normale, bensì destinato a cose più grandi.

“Sii forte e segui le tue convinzioni. Non puoi dare per scontato che ci sia poi tanto tempo per fare quello che ti piace”. – Marc Bolan

Tuttavia, Andy Scott, chitarrista degli Sweet, altro gruppo glam, afferma che il movimento nasce da una persona sola, tra l’altro una nostra conoscenza, Elvis Presley. Come dargli torto?

Più tardi, influenzato dal suo grande amico Marc Bolan, nei primissimi anni Settanta anche David Bowie, già originale di suo, decise di ricoprirsi di lustrini e inventare un alter ego glam: Ziggy Stardust.

L’evoluzione del glam rock

Il glam rock resta in primis un movimento musicale. In primo piano rimaneva la chitarra elettrica, solo che le melodie si erano piuttosto semplificate, anche se si attingeva al rock and roll tradizionale a piene mani. è vero, il tutto era stato fatto per dare spazio anche al look, ma non solo.

Si lasciava spazio anche ad una sensualità ambigua, spesso femminea, una cosa davvero innovativa se pensiamo a 50 anni fa!

A contrastare l’ambiguità britannica ci pensarono gli americani New York Dolls. Sempre glam, ma con un suono grezzo che andò ad anticipare le caratteristiche del punk.

Dopo il declino del glam rock, arrivato all’incirca con la seconda metà degli anni Settanta e l’esplosione del sopramenzionato punk, a ridare popolarità al movimento glam fu il cosiddetto pop metal/hair metal anni Ottanta, conosciuto da molti anche come glam metal.

Quest’ultimo genere, caratterizzato da melodie più pop, fu portato al successo soprattutto da band come i Def Leppard, i Motley Crue e i Poison, e la fece da padrone all’epoca di Mtv, essendo uno stile molto “visivo”. Anche questo filone pian piano si esaurì fino all’esplosione del grunge tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta.

Chi sono gli esponenti del glam rock?

Della prima ondata glam rock britannica, oltre ai sopramenzionati “precursori” T- Rex, vanno ricordati artisti come Gary Glitter, Sweet, Slade ma anche Mott the Hoople. Gary Glitter è stato cancellato da praticamente tutte le liste di artisti poiché, alla fine degli anni Novanta, venne condannato per possesso di pornografia infantile (in Gran Bretagna) e di aver commesso atti osceni con minori (in Cambogia). Tali condanne hanno posto fine alla sua carriera e trasformato Glitter in un personaggio innominabile dagli altri artisti.

Accanto al filone più ‘pop’ e semplice del glam rock, ve ne fu uno più avanguardista e prog. Capostipiti furono David Bowie e i Roxy Music di Bryan Ferry, ma potremmo citare anche i Queen di Freddie Mercury prima maniera, insieme ad Elton John e Rod Stewart.

Per quanto riguarda il sopracitato glam rock americano, oltre ai New York Dolls, non possiamo dimenticare anche artisti appartenenti ad altri sottogeneri più vicini allo shock rock come Alice Cooper e i Kiss, oltre agli Stooges.

E come non ricordare gli anni Duemila, che hanno attinto a look e sonorità glam a piene mani, grazie ai successi degli Ark, dei primi Darkness e di artisti come gli Scissor Sisters e Lady Gaga, più vicini alla musica pop e dance.

Vogliamo tralasciare l’Italia e Renato Zero? Renato vantava un look simile a quello di Marc Bolan e nello stesso periodo. Non a caso, secondo alcuni sarebbe stato addirittura lui l’inventore del glam rock. Interessante teoria!

Velvet Goldmine

Come abbiamo detto all’inizio, il film Velvet Goldmine, per la regia di Todd Haynes, riassume bene le tematiche di cui stiamo parlando oggi.

L’azione è ambientata in Gran Bretagna, durante il periodo di massimo splendore del glam rock nei primi anni 1970. Il personaggio principale, Brian Slade, è una pop star in gran parte ispirata a David Bowie e al suo personaggio di Ziggy Stardust, e in misura minore a Marc Bolan. Il personaggio di Curt Wild è ispirato a Iggy Pop e Lou Reed. Il titolo del film è tratto ovviamente tratto da una canzone omonima di Bowie.

Il film è inoltre ricco di riferimenti allo stile di vita di Oscar Wilde, data la presenza di numerose citazioni tratte dalle sue opere.

La pellicola ripercorre il viaggio di una star del glam-rock, interpretata da Jonathan Rhys-Meyers, e della rivoluzione musicale oltre che sessuale che si voleva innescare nell’universo musicale degli anni ’70.

Dieci anni dopo la scomparsa di Brian Slade a seguito di un attentato, un giornalista ex fan del cantante (Christian Bale) è incaricato di scoprire ciò che ne resta. La sua inchiesta è il pretesto per molti flashback, popolati da personaggi reali o di fantasia (Brian Molko, Bryan Ferry, Curt Wild).

La struttura narrativa del film è modellata su quella di Quarto Potere di Orson Welles, in quanto il giornalista Stuart cerca di risolvere un mistero su Slade, viaggiando appunto per intervistare gli amanti e i colleghi di Slade.

Dello stesso film David Bowie rivelerà nella sua autobiografia: “Era un bel ragazzo (rif. il protagonista) e così ho ho pensato: Wow, vi ringrazio! – Ovviamente non hanno nostato i denti che avevo in bocca a quell’epoca”. “Il fatto é che nel film il glam viene raccontato dagli americani. E il glam non é stato un fenomeno americano. Il glam non poteva che nascere in Gran Bretagna. C’era da afferrare un punto, e cioé che all’improvviso persone che di professione facevano i muratori iniziarono a truccarsi. Fu molto divertente.”

La colonna sonora 

Visto che il glam rock mette insieme musica e look, non dimentichiamo questi due aspetti del film.

La colonna sonora comprende brani del genere glam rock del passato e del presente. I musicisti inglesi che hanno suonato sotto il nome di The Venus in Furs erano Thom Yorke e Jonny Greenwood dei Radiohead, Clune di David Gray Band, Bernard Butler di Suede e Andy Mackay dei Roxy Music. I musicisti americani che hanno interpretato Wylde Ratttz di Curt Wild nella colonna sonora invece sono Ron Asheton degli Stooges, Thurston Moore e Steve Shelley dei Sonic Youth, Mike Watt dei Minutemen, Don Fleming di Gumball e Mark Arm of Mudhoney.

La colonna sonora contiene canzoni scritte per il film dai Pulp, Shudder to Think e Grant Lee Buffalo.  Brian Molko dei Placebo esegue una cover di “20th Century Boy” di T. Rex.

Una curiosità: tutti e tre i membri dei Placebo sono apparsi anche nel film, con Brian Molko e Steve Hewitt che interpretano i membri dei Flaming Creatures (rispettivamente Malcolm e Billy) e Stefan Olsdal che interpreta il bassista di Polly Small. Un altro membro dei Flaming Creatures, Pearl, è stato interpretato da Xavior (Paul Wilkinson), ex cantante del gruppo Romo DexDexTer e in seguito tastierista dei Placebo e Rachel Stamp.

Sono incluse nella colonna sonora anche canzoni di Lou Reed, Brian Eno, T. Rex e Steve Harley del periodo. L’album è completato da un pezzo della colonna sonora di Carter Burwell.

Costumi e conclusioni

Per quanto invece riguarda i costumi, realizzati da Sandy Powell, questi hanno valso alla costumista una nomination ai premi Oscar del 1999. In aggiunta proprio il 22 maggio, ecco perché lo citiamo oggi, il film venne presentato in concorso al 51º Festival di Cannes, dove ricevette il premio per il contributo artistico.

Direi che abbiamo proprio detto tutto sul mondo glam e sulla sua migliore rappresentazione cinematografica. Ora scusate, è tempo di sistemarmi il trucco ed indossare il mio mantello di lustrini, devo proprio andare! Dopotutto, pare che John Lennon disse a David Bowie: “Il glam rock non é altro che stramaledetto rock’n roll col rossetto!”.

#allthatglittersaintgold

#dressedinstardust

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