Christopher McCandless, una vita “into the wild”

Zoa Studio tributo a Christopher McCandless

Christopher McCandless, noto come “Alexander Supertramp” è stato un avventuriero americano morto il 18 agosto 1992, soggetto della storia biografica di Jon Krakauer Into the Wild adattata per il cinema nel 2007 da Sean Penn nel film omonimo. Uno dei film più belli mai visti (con la colonna sonora da paura ad opera di Eddie Vedder dei Pearl Jam) e uno dei libri più significativi mai letti. Nel giorno della sua scomparsa, vi raccontiamo la sua storia.

I primi anni di Christopher McCandless

Christopher McCandless nacque il 12 febbraio 1968 – da Walt McCandless e Wilhelmina Johnson. Il padre era nato a Greeley, in Colorado ed era diventato un ingegnere fisico; da un primo matrimonio aveva avuto quattro figli per poi risposarsi nel 1967. Da questo secondo matrimonio sono nati due figli (Christopher e Carine). Si stabilì ad Annandale, nella baia di Chesapeake.

Secondo il sopranominato Jon Krakauer, che aveva analizzato i diari di Chris, la personalità di Chris McCandless era complessa: aveva un acuto senso del suo dominio privato, ma poteva essere amichevole o estremamente socievole; tendeva a misurare le persone con un codice morale particolarmente rigoroso.

Chris era un giovane talentuoso che voleva capire che cos’è vivere al di là delle conenzioni sociali e della struttura artificiosa della società intraprendendo un viaggio che risulterà tragico. In questo ricorda Arthur Rimbaud e il suo viaggio in Abissinia ma anche, in un certo qual modo, anche Kurt Cobain.

Il suo rapporto con i suoi genitori si è deteriorato il giorno in cui ha appreso delle circostanze in cui suo padre si era separato dalla prima moglie. Quello che era successo è che Walt McCandless aveva avuto un figlio dalla sua prima moglie qualche tempo dopo aver sposato Wilhelmina Johnson.

La sua mente si volse all’idealismo e al panteismo. Rifiutando la moderna società dei consumi, provava un certo disgusto per l’essere umano che lo spingeva ad isolarsi. Da giovanissimo, divorò i libri di Henry David Thoreau, Emerson e Jack London e condivise le idee filosofiche di questi autori.

Nel 1986, Chris McCandless si diplomò alla Woodson High School. In quel periodo passò diverse settimane in Arizona,  Virginia e Texas. Successivamente entrò alla Emory University, più per far contenta la famiglia che per reale desiderio.  Si laureò nel 1990 e poco dopo lasciò la sua famiglia.

I ricordi della famiglia

Secondo i suoi genitori, Chris era sempre stato una persona motivata, un vincente che non sopportava di rinunciare a un progetto che gli stava a cuore. Aveva quindi una volontà di ferro che resisteva a molte prove. Testardo, non ascoltava molto i commenti di chi gli era vicino.

Quando Christopher aveva 12 anni, lui e suo padre andarono a fare una gita in montagna durante una delle loro escursioni estive abituali. Quando raggiunsero i 3000 metri che li separavano dalla valle, entrambi notarono che il resto della strada verso la cima era pericoloso e ripido. Walt decise che era ora di tornare di sotto, ma Chris non lo fece e protestò. Voleva continuare e camminare fino alla cima della montagna. Suo padre alla fine lo convinse a rinunciare. “Se avesse avuto 14 o 15 anni, l’avrei lasciato guidare da solo”, affermò in seguito Walt. “Ma era troppo giovane. È sempre stato così con Chris, dovevamo continuare a prenderlo per il colletto della camicia “

Chris McCandless si rivelò davvero un grande sportivo, terzo miglior corridore nel suo stato e nella sua categoria. Amava correre, gareggiare nelle gare di fondo e allenarsi spesso. Era diventato l’allenatore della squadra di sci di fondo del liceo e sottoponeva i compagni a duri allenamenti. Era astuto e intelligente e usava queste sue qualità, credendo che l’unico modo per raggiungere un obiettivo fosse con la mente, lo spirito e la volontà.

I desideri di Chris

Le aspirazioni di Chris per la fauna selvatica traevano ispirazione da suo nonno, che viveva in campagna. Si adoravano e non potevano separarsi.

Quando Chris andò all’università, dove aveva anche ottimi voti, non strinse amicizia con altri studenti, spesso respingeva i suoi ex compagni di classe e non partecipava ad attività extracurriculari. Non aveva molti ospiti e molto raramente lasciava la sua piccola camera da letto minimalista. Come menzionato sopra, preferiva trovare la felicità nei libri di Thoreau, Tolstoj o anche di Jack London.

Era inevitabile che Chris se ne andasse”, affermò sua sorella. “Nessuno avrebbe potuto fermarlo”. Dopo la laurea e il compleanno di suo padre, Chris se ne andò. Non scrisse alla sua famiglia, non fece neanche una telefonata. La sorella aggiunse ancora: “Penso che se Chris non mi ha scritto c’era un motivo. Stava vivendo la sua vita e se la stava godendo, io stavo cercando di capirlo e aspettare il suo ritorno. “

Il viaggio di Christopher McCandless

Via da Atlanta

Christopher McCandless lasciò Atlanta nel luglio 1990. I suoi viaggi lo portarono negli Stati Uniti meridionali, attraverso Georgia, Louisiana, Texas, New Mexico, Arizona, California, Oregon, Montana poi, attraverso Canada, Alaska. Questo viaggio nella natura è anche un po’ figlio quella cultura hippie che voleva conoscere il mondo viaggiando il cui emblema, di cui vi abbiamo parlato, é Easy Rider.

Detrital Wash è un fiume che scorre in Arizona; nasce nelle montagne a nord di Kingman e sfocia nel fiume Colorado, di fronte al lago Mead, vicino a Las Vegas. Durante l’estate, la condensa può causare temporali che trasformano il letto asciutto del fiume in un torrente fangoso.

Chris McCandless raggiunse Detrital Wash il 6 luglio 1990. Parcheggiò l’auto in fondo al letto asciutto del fiume ma fu improvvisamente scacciato via da un temporale, che gli lasciò giusto il tempo di rifugiarsi sugli argini, mentre l’auto fu ricoperta dall’acqua. Abbandonò il veicolo per proseguire a piedi.

Un botanico scoprì l’auto tre mesi dopo, e la donò allo Stato. È ancora in uso.

Christopher McCandless lasciò Detrital Wash il 10 luglio 1990 e si recò in Sierra Nevada, dove lavorò in un ranch prima di partire per Arcata (California). Risalì la costa del Pacifico verso l’Oregon. Il 10 agosto ricevette una multa per aver fatto l’autostop nei pressi di Willow Creek: inavvertitamente, diede l’indirizzo dei suoi genitori, che ricevettero la multa non pagata a fine mese.

Verso l’Alaska

Chris McCandless scende quindi in Arizona e raggiunge Topock il 28 ottobre 1990. Esplora la regione del fiume Colorado ed entra in Messico; lo arrestano mentre cercava di tornare negli Stati Uniti senza documenti d’identità, trascorse una notte in carcere il 18 gennaio 1991. Il 3 febbraio 1991 arrivò a Los Angeles per ottenere una nuova carta d’identità. Per diverse settimane visse per le strade con i vagabondi e gli ubriaconi. Nel maggio 1991 si trasferì a Bullhead City, dove trovò lavoro come cameriere da McDonald’s, ma se ne andò dopo tre settimane.

In seguito arrivò al bordo del Salton Sea, un oceano in miniatura situato a sud di Las Vegas e creato da un incidente tecnico negli anni ’60 (un canale del Colorado, avendo rotto le sue dighe, scorreva per diversi mesi nella pianura. Salton, aziende agricole annegate e abitazione: l’acqua ha così annegato 1.000 chilometri quadrati di deserto e ha creato un mare interno). Visse lì per diverse settimane tra i vagabondi, poi lasciò la regione per San Diego e poi per l’Alaska.

Nel marzo 1992, Chris McCandless arrivò nel Montana, a Carthage, dove lavorò in un ranch per risparmiare denaro e andare in Alaska.

Lasciò il Montana il 15 aprile 1992 per giungere in Alaska 6 giorni dopo. Venne quindi prelevato in autostop da Gaylord Stuckey, che lo portò a Fairbanks dove arrivarono il 25 aprile. Chris Mc Candless si diresse quindi a sud verso lo Stampede Trail dove arrivò due giorni dopo.

Gli ultimi mesi di Christopher McCandless

Lo Stampede Trail è stato realizzato negli anni ’30 ed è situato a 60 km dalla città di Healy. Nonostante l’abbandono della miniera, restano tracce di antimonio nell’area. Il Trail è si trova fuori dal Parco Nazionale di Denali e attraversa il fiume Teklanika. Nel 1961 diventò parzialmente una strada: la società incaricata  dei lavori, acquistò tre vecchi autobus dismessi che trasformarono in alloggi; quando il lavoro fu interrotto, due degli autobus vennero riportati alla società ma uno di loro è rimasto lì, 40 km a ovest di Healy.

Fu in questo autobus che Chris McCandless si trasferì il 28 aprile 1992; vi trascorse gli ultimi cinque mesi della sua vita (112 giorni di sopravvivenza in una natura selvaggia), nutrendosi essenzialmente, oltre che di piccoli animali che cacciava con i fucili, di radici di patata selvatica. Chris avrebbe poi erroneamente consumato i semi velenosi di una pianta.

Vicino al momento della sua morte, McCandless scattò una foto di sé stesso mentre salutava, tenendo in mano una nota, che diceva:

HO AVUTO UNA VITA FELICE E RINGRAZIO IL SIGNORE. ADDIO E CHE DIO BENEDICA TUTTI.

Il 6 settembre 1992 alcuni cacciatori andarono all’autobus per dare la caccia agli alci; lì incontrarono una giovane coppia che, allertata dall’odore, si trovava a pochi metri dall’autobus, spaventata. Fu Gordon Samuel che fece capolino da una finestra e vide un sacco a pelo da cui sporgeva la testa di Chris McCandless. A differenza di quello che vi avevamo raccontato su Amelia Erhart e Antoine de Saint-Exupery nelle scorse settimane, questo avventuriero fu ritrovato.

Il corpo venne riportato ad Anchorage e sottoposto ad autopsia; il medico legale concluse che era morto di malnutrizione. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri tornarono alla sua famiglia il 20 settembre 1992.

Le discrepanze tra il racconto di Krakauer e la realtà dei fatti

La contemporanea uscita, nel 2007, di un film di finzione e di un documentario dedicato al viaggio di Chris McCandless (Into the Wild, di Sean Penn e Call of the Wild, di Ron Lamothe) ha permesso di evidenziare la discrepanza tra la storia raccontata di Jon Krakauer nel suo libro – storia da cui Sean Penn è stato direttamente ispirato – e realtà fattuale.

È risultato quindi che, contrariamente a quanto suggeriscono Krakauer e Penn, McCandless non ha mai distrutto i suoi documenti di identità. Il suo portafoglio, intatto, è stato infatti trovato nel suo zaino sull’autobus da Will Forsberg, un uomo che viveva nella zona. Il portafoglio conteneva la tessera della previdenza sociale di McCandless insieme al suo certificato di nascita, patente di guida, tessere della biblioteca, tessera elettorale e una tessera sanitaria rilasciata in Nevada. Il portafoglio conteneva anche 300 dollari americani.

Questi elementi, ignorati da Krakauer, gettano nuova luce sull’avventura di McCandless: possiamo infatti tranquillamente dedurre che avesse tutte le intenzioni di tornare alla civiltà al termine della sua permanenza in campagna. Alcuni quindi credono che Krakauer abbia forzato la linea facendo di McCandless un eroe romantico completamente fuori dalla società. Penn, invece, può difendersi indicando di aver realizzato un’opera di finzione basata su una storia vera.

Nell’ultima edizione del suo libro, Krakauer ha anche suggerito che in effetti McCandless potrebbe essere stato avvelenato da semi ammuffiti di patate selvatiche. Questa tesi viene smantellata anche da Ron Lamothe nel suo documentario Call of the Wild.

Opinione pubblica ed eredità di Christopher McCandless

Lontani dal punto di vista idealistico e romantico di molti lettori di Krakauer, alcuni abitanti dell’Alaska danno un giudizio molto duro su questa avventura. Ad esempio, il ranger dell’Alaska Park Peter Christian sottolinea che McCandless era grossolanamente impreparato e non aveva nemmeno una mappa della zona; lo considera un vero e proprio “suicidio”. Il giovane non sapeva che sul fiume operava un traghetto manuale, a poche centinaia di metri dallo Stampede Trail, nonché un rifugio contenente generi di prima necessità.

Curiosamente, fino all’uscita del documentario Call of the Wild nel 2007, nessuno menzionò mai il fatto che McCandless avesse in realtà una mappa, che fu data dalle autorità ai suoi genitori nel settembre 1992, con altri oggetti che gli appartenevano.

Dopo la morte di Chris, una targa in sua memoria è stata apposta all’interno del bus da suo padre, Walt McCandless. “The Magic Bus” è diventato una meta di pellegrinaggio per gli escursionisti che si accampavano presso il veicolo.

Il 18 giugno 2020, varie agenzie governative si sono coordinate per rimuovere definitivamente l’autobus, ritenuto un problema di sicurezza pubblica dopo che almeno 15 persone hanno dovuto essere salvate e almeno due persone sono morte nel tentativo di attraversare il fiume Teklanika per raggiungere l’autobus.

Il 24 settembre 2020, il Museum of the North dell’Università dell’Alaska annuncia di essere la sede permanente del “Magic Bus 142″ di McCandless, dove rceverà un restauro completo. In aggiunta si pianifica una mostra all’aperto per raccontare la sua storia.

Conclusioni

La vita di Christopher McCandless è diventata oggetto di numerosi articoli, libri, film e documentari, che hanno contribuito a elevare la sua vita allo status di mito moderno. Per alcuni è diventato una figura romantica ispirata da quello che vedono come il suo idealismo dallo spirito libero, ma per altri è una figura controversa.

I quesiti che rimangono dopo aver letto questo riassunto penso siano molti. Quali erano le vere motivazioni di Christopher McCandless? Voleva deliberatamente morire o andare “via dalla pazza folla”? Perché si è spinto così all’estremo?

La sorella di Chris, Carine, spiega molte di queste motivazioni nel filmato sottostante ma anche nel libro che vi abbiamo menzionato prima “Into the Wild Truth“.

Ci racconta che Christopher McCandless ha intrapreso un viaggio poichè deluso dalla vita e dalla società. Una società che, in base a delle convenzioni, aveva accettato come normale un padre violento. Specie in questo preciso momento storico, crediamo non sia difficile identificarsi nella storia di Chris, che rimane ancora attuale dopo quasi 30 anni.

Quello su cui ci invita a riflettere Carine è di pensare al fratello come ad un essere umano che racconta un’esperienza umana, non come ad un’icona. E a riflettere sul fatto che Chris deve essere ricordato non per la sua morte, ma perchè aveva vissuto veramente.

#societyyoucrazybreed

#withoutme

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