Antoine de Saint-Exupéry, letteratura in volo

Omaggio di Zoa Studio a Antoine de Saint-Exupéry
Omaggio di Zoa Studio a Antoine de Saint-Exupéry

Con Antoine de Saint-Exupéry parliamo ancora un po’ di aviazione! Avevamo iniziato la scorsa settimana con Amelia Earhart, continuiamo oggi con questo aviatore e scrittore francese, noto per aver donato al pubblico Il Piccolo Principe. Saint-Exupéry morì il 31 luglio 1944, in circostanze misteriose, molto simili a quelle della Earhart. Volate con noi in questo viaggio, vi raccontiamo tutto sulla sua biografia e sulle azioni che lo hanno consacrato ai posteri.

Antoine de Saint-Exupéry, dalla nascita al volo

Antoine Marie Jean-Baptiste Roger de Saint-Exupéry, nacque il 29 giugno 1900 a Lione in una famiglia della nobiltà francese.

Condivide un’infanzia felice tra cinque fratelli e sorelle. Ma nel 1904, suo padre morì accidentalmente travolto da un treno, lasciando Marie de Saint-Exupéry ad educare da sola i suoi cinque figli.

La madre di Antoine vide più o meno bene questa prematura vedovanza, ma il suo carattere ottimista le consentì di far fronte ai suoi obblighi. Molto sensibile, strinse un legame speciale con Antoine e gli offrì un’eccellente educazione, cosa difficile all’epoca per una donna sola.

Ha trasmesso al suo adorato figlio dei valori che avrebbe mantenuto per tutta la vita: onestà, rispetto per gli altri, nessuna esclusività sociale. E noi la amiamo per questo.

Alla fine dell’estate del 1909, la sua famiglia si trasferì a Le Mans, regione d’origine del padre. Antoine entrò nel collegio Notre-Dame de Sainte-Croix il 7 ottobre e nel 1912 trascorse le vacanze estive a Saint-Maurice-de-Rémens. Affascinato dagli aerei, si recava spesso in bicicletta all’aerodromo di Ambérieu-en-Bugey, situato a pochi chilometri di distanza, e vi rimaneva per ore interrogando i meccanici sul funzionamento degli aerei.

Un giorno si rivolge al pilota Gabriel Salvez, sostenendo che sua madre lo ha autorizzato ad effettuare un primo volo. Ha così fatto il suo battesimo su un Berthaud-Wroblewski, aereo fabbricato a Villeurbanne dall’industriale di Lione Berthaud su progetti di Pierre e Gabriel Wroblewski-Salvez. Ha scritto una poesia che testimonia la sua nuova passione per gli aeroplani.

Dall’adolescenza all’età adulta

Nel 1917 Antoine de Saint-Exupéry conseguì il diploma di maturità nonostante scarsi risultati accademici. Durante l’estate, affetto da artrite reumatoide, François, fratello minore di Antoine, compagno di giochi e confidente, muore di pericardite.

Questo evento segna il passaggio di Saint-Exupéry dalla fase dell’adolescenza a quella dell’età adulta. Anche la guerra contribuirà a questo.

Nel 1919 fallì il concorso per la Scuola Navale (i suoi risultati nelle materie scientifiche furono ottimi, ma quelli nelle materie letterarie erano insufficienti!) e si iscrisse come uditore gratuito alla sezione di architettura dell’École nationale supérieure.

Sua madre l’aiutava come poteva, nonostante le sue preoccupazioni finanziarie. Antoine beneficia quindi dell’ospitalità di sua cugina Yvonne de Lestrange e accetta anche diversi piccoli lavori: con il suo amico Henry de Ségogne, apparirà per diverse settimane in Quo Vadis, un’opera di Jean Noguès. Nel 1918 incontrò Louise de Vilmorin, che lo ispirò a scrivere poesie romantiche.

Tuttavia, durante questo periodo, la sua intensa attività gli ispirò poesie, sonetti e suite di quartine piuttosto malinconiche (Veillée, 1921) che mostrano che stava vivendo un periodo difficile, perché si trovava senza un progetto di vita e senza alcuna prospettiva. Alcune sue poesie sono calligrafate e miniate con disegni a china. Offre due dei suoi quaderni di poesie al suo amico Jean Doat.

Antoine de Saint-Exupéry  nell’aviazione

Nell’aprile 1921 fu assegnato per il servizio militare come meccanico nel 2° reggimento aeronautico di Strasburgo. Antoine de Sain-Exupéry è brillante ma anche aviatore a volte distratto.

La sua carriera “decolla” (scusate non potevo non scriverlo!) e divenne sottotenente. Nel suo tempo libero, faceva schizzi dei suoi coinquilini con matita carboncino e inchiostro turchese. I suoi disegni sono raggruppati nel suo taccuino Les Copains.

In ottobre, come sottotenente di riserva, ebbe un incarico nel 34º reggimento dell’aviazione a Le Bourget. Nella primavera del 1923, ha avuto il suo primo incidente aereo a Le Bourget: un cranio fratturato. Dopo questo grave incidente, fu smobilitato ma voleva ancora lavorare in aviazione.

Ma la famiglia di Louise de Vilmorin, la sua fidanzata, è contraria. Inizia per lui un lungo periodo di noia di lavoro d’ufficio. A settembre, il fidanzamento con Louise si interrompe.

Nel 1926 Didier Daurat, direttore delle operazioni di linea per la società Latécoère (futura Aéropostale) lo assunse e si unì all’aeroporto di Tolosa-Montaudran per trasportare la posta sui voli tra Tolosa e Dakar.

Alla fine del 1927, fu nominato capostazione a Cap Juby in Marocco con la missione di migliorare i rapporti dell’azienda con i dissidenti moreschi da un lato e con gli spagnoli dall’altra. Lì scoprirà la solitudine ardente e la magia del deserto.

Nel 1929 pubblica alla Gallimard il suo primo romanzo, Courrier sud, in cui racconta la sua vita e le sue emozioni da pilota mentre nel 1931 pubblicò il suo secondo romanzo, Vol de nuit, un enorme successo, in cui parlava dei suoi anni in Argentina e dello sviluppo dei versi in Patagonia. Questo raccontare di viaggi ci ricorda i racconti On the Road di Kerouac.

I viaggi degli anni 30

Sempre nel 1931, si sposa ad Agay con Consuelo Suncin Sandoval de Gómez (deceduta nel 1979), scrittrice e artista salvadoregna.

Dal 1932, quando la compagnia, minata dalla politica, non sopravvisse alla sua integrazione in Air France, rimane con difficoltà, dedicandosi alla scrittura e al giornalismo. Saint-Exupéry rimase pilota collaudatore e pilota d’incursione nello stesso tempo in cui divenne giornalista di seconda mano per i principali servizi.

Reporter per Paris-Soir, viaggiò in Vietnam nel 1934 e a Mosca nel 1935. Il 29 dicembre 1935, accompagnato da suo meccanico Prévot, tentò un raid Parigi-Saigon a bordo di un Caudron-Renault Simoun, per battere il record di André Japy che pochi giorni prima collegava Parigi a Saigon in 3 giorni e 15 ore.

La notte del 31 dicembre atterra con il suo aereo in un disastro nel deserto libico in Egitto. Vive poi quattro giorni di vagabondaggio senza acqua né cibo prima di un salvataggio inaspettato. Il manoscritto di 58 pagine che racconta la sua avventura è stato venduto all’asta nel 2009 e nel 1936.

Da tutti questi viaggi accumula una somma importantissima di ricordi, emozioni ed esperienze, che servono ad alimentare la sua riflessione sul significato da dare alla condizione umana. La sua riflessione culminò nella stesura di Terre des hommes, pubblicato nel 1939. L’opera ricevette il Prix de l’Académie française. È in questo romanzo che troviamo la famosa frase pronunciata da Henri Guillaumet dopo il suo incidente sulle Ande: “Quello che ho fatto, te lo giuro, nessun animale lo avrebbe fatto“.

La seconda guerra mondiale

Nel 1939 fu mobilitato nell’Aeronautica per i voli di ricognizione e assegnato a uno squadrone di ricognizione aerea. Il 23 maggio 1940 sorvolò Arras nonostante il suo aereo Bloch 174 fosse crivellato di proiettili dalla DCA tedesca, riuscì a rientrare alla base con i suoi passeggeri illesi, cosa che gli valse la Croce di Guerra.

Nel maggio 1942 soggiornò in Canada. Mentre il suo soggiorno doveva durare alcuni giorni, alla fine trascorse quasi cinque settimane in Quebec a causa di problemi con il visto. Con la missione di portare gli americani in guerra, pubblicò a New York nel febbraio 1942 Pilot of war per ricordare agli americani quanto fosse stata dura la battaglia di Francia, prima di pubblicare un anno dopo il racconto poetico e filosofico Il Piccolo Principe.

Nell’aprile del 1943, sebbene considerato dagli Alleati un pilota mediocre riprese il servizio attivo nell’aeronautica militare in Tunisia grazie ai suoi collegamenti e alle pressioni del comando francese. Relegato dalla caccia, svolse alcune missioni di ricognizione, ma fu vittima di diversi incidenti.

Soggiornò poi in Algeria e Marocco. Il 17 luglio 1944 si trasferì a Borgo, in Corsica. È dal vicino aeroporto di Poretta che decolla il 31 luglio alle 8:25, per una missione cartografica per tracciare mappe precise del Paese, utilissime per il successivo sbarco in Provenza, previsto per il 15 agosto.

Antoine de Saint-Exupéry è solo a bordo, il suo aereo è disarmato e porta con sé carburante per sei ore di volo. Alle 8:30 si rileva l’ultima eco radar. Il suo aereo sarebbe precipitato non lontano dalle coste della Provenza. È però impossibile effettuare ricerche sul campo in tempo di guerra. Ufficialmente scomparso. La sua memoria fu solennemente celebrata a Strasburgo il 31 luglio 1945. Nel 1948 fu riconosciuto come “Morto per la Francia”.

Il Piccolo Principe

Il Piccolo Principe è l’opera più nota di Antoine de Saint Exupéry. Questo racconto è stato pubblicato nel 1943 a New York City. Si tratta di un racconto poetico, simbolico e filosofico che è apparso come un racconto per bambini illustrato con acquerelli e un linguaggio semplice e ordinato. È un libro per bambini scritto per adulti, può essere letto a diversi livelli e da lettori di tutte le età.  Pensate che è il libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia, oltre 140 milioni di copie vendute.

La trama

Un aviatore, il narratore del racconto, si schianta con il suo aereo nel mezzo del deserto del Sahara dopo un guasto al motore. Mentre cerca di aggiustare il suo aereo, appare un ragazzino che gli chiede di disegnare una pecora.

Giorno dopo giorno, il narratore scopre la storia del Piccolo Principe che dice che viene da un altro pianeta: “l’asteroide B 612”, un pianeta piccolissimo poco più grande di una casa dove ha lasciato dietro di sé tre vulcani e una rosa, di cui è innamorato. Il piccolo principe dice all’aviatore che teme che la pecora che ha disegnato per lui possa danneggiare la sua rosa.
Il piccolo principe gli dice anche di aver visitato altri pianeti prima di arrivare sulla Terra.

Da un pianeta all’altro, ha incontrato persone bizzarre: un re che afferma di governare su tutto con potere assoluto, un uomo presuntuoso che si considera l’uomo più bello e intelligente mentre è solo sul suo piccolo pianeta E anche un uomo d’affari che possiede stelle che passa il suo tempo a contare, un ubriacone che beve per dimenticare di bere, il lampionaio che fa un lavoro assurdo e ininterrotto e un vecchio geografo gentiluomo che scrive, in libri enormi, le informazioni portategli dagli esploratori.

Sulla Terra il Piccolo Principe ha incontrato una volpe, gli ha insegnato che è importante fare amicizia. Ogni giorno l’aviatore apprende cose nuove sul piccolo principe, i suoi sentimenti, le sue paure, i suoi dubbi, la sua partenza, il suo viaggio e il suo pianeta.
Otto giorni dopo lo sbarco nel deserto, è arrivato il momento della separazione dei due amici. Il piccolo principe torna al suo pianeta, lasciando solo il narratore. Infine, l’aviatore riesce a riparare il suo aereo e lascia anche il deserto, sperando di rivedere un giorno il piccolo principe.

Tematiche e curiosità

Il tema principale del romanzo è il contrasto tra adulti e bambini. I bambini sono considerati la forma più naturale dell’umanità che non è ancora influenzata dalla società, hanno una vasta immaginazione e un amore per le cose che non devono sempre essere pratiche. Dall’altra parte dello spettro ci sono gli adulti che hanno perso il senso dell’immaginazione e dell’esplorazione e vagano senza meta attraverso la vita vedendo le cose in superficie e sopraffatti dall’avidità e dal materialismo.

Riguardo il rapporto tra il protagonista bambino e gli adulti strani questo libro ricorda “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll.

La storia del Piccolo Principe è scritta dal pilota per conservare la memoria del principe in modo che non dimentichi e diventi come gli adulti, senza amici intorno a sé.

Si dice che il personaggio della rosa fosse basato sulla moglie di Saint-Exupéry, Consuelo, che in seguito scrisse un’autobiografia intitolata The Tale of The Rose.

L’incidente aereo del narratore nel Sahara era basato sull’incidente aereo di Saint-Exupéry in un deserto vicino al Cairo.

La scomparsa del Piccolo Principe alla fine del romanzo ricorda quella di Saint-Exupéry nel 1944, che ora vi raccontiamo

Saint-Exupéry non visse abbastanza da vedere Il Piccolo Principe pubblicato nel suo paese d’origine poiché era stato bandito a causa del suo esilio.

Il mistero della morte

Per quasi 60 anni, nonostante i molteplici tentativi, il mistero di questa scomparsa non sarà mai chiarito.

Nel 1994 sorge una polemica intorno a nuove testimonianze, contestate dalla famiglia, secondo cui lo scrittore sarebbe stato sepolto in un cimitero di Carqueiranne, un piccolo paese sulla costa del Var. È il corpo di un uomo che fu salvato da fuori città il 3 settembre 1944. La famiglia dello scrittore pilota si era sempre rifiutata di farlo riesumare.

Nel 1981, Daniel Décot, storico dell’aviazione, scoprì un rapporto della Luftwaffe in cui il guardiamarina Robert Heichele parlava di un attacco il 31 luglio 1944 da un aereo come quello del nostro protagonista di oggi. Si dice che il tedesco abbia abbattuto il suo nemico in singolar tenzone, prima di vederlo schiantarsi in mare alle 12:05, una decina di chilometri a sud di Saint-Raphaël.

La testimonianza di Robert Heichele riapre le indagini; una spedizione di ricerca, nell’ottobre 1992, è stata finanziata dallo studio Louis Roederer – nella Baie des Anges, non lontano da Nizza. A bordo della Suroît, i compagni di Saint-Exupéry, René Gavoille e Jean Israël, oltre a Frédéric, pronipote dell’aviatore. Per quindici giorni vengono utilizzati i mezzi più sofisticati per localizzare l’aereo. Senza successo.  Una seconda campagna nel Golfo di Giens è un altro fallimento.

Scoprendo per caso il gioiello dello scrittore, Jean-Claude Bianco, pescatore marsigliese proprietario del peschereccio Horizon, rilancia il caso suo malgrado. Il 7 settembre 1998, le sue reti risalgono una strana concrezione calcarea dove risplende la catena d’argento. Oltre al nome e cognome del pilota scomparso e quello, tra parentesi, di sua moglie, si legge su altre due righe: “c/o Reynal & Hitchcock”, poi “386, 4th Ave. NYC USA, ”l’editore e l’indirizzo dell’autore.

Le ricerche negli anni 2000

Dopo molte esitazioni, decise di mostrarlo a una delle autorità marittime più famose di Marsiglia, Henri-Germain Delauze, capo della Comex, una società specializzata in ingegneria subacquea. Per un mese e mezzo Comex lavorerà con discrezione fino a esplorare un centinaio di chilometri quadrati senza trovare l’aereo. I discendenti dello scrittore sono furiosi per non essere stati avvertiti prima.

Nel 1999 vennero trovati dei detriti che sembravano corrispondere a quelli dell’aereo di Saint-Exupéry. Alla fine del 2003, Henri-Germain Delauze, il capo del Comex, ha finalmente ottenuto l’autorizzazione per portare in superficie i detriti e valutarli.

Poche settimane dopo, Philippe Castellano (presidente di Aéro-relic, un’organizzazione specializzata nella ricerca, localizzazione e identificazione di incidenti) e Brian Cyvoct hanno trovato un numero di serie nella piega di un foglio ma non rilevano alcun segno o traccia di perforazione da parte di un possibile colpo sulla piccola percentuale di aerei recuperati. Prova indiscutibile.

Nel 2021, a quasi 80 anni dalla sua scomparsa, non si sa davvero cosa sia successo ad Antoine de Saint-Exupéry, tuttavia restano a consolarci le sue opere più belle.

Universalmente riconosciuto

La sua città natale, Lione, in omaggio allo scrittore e in omaggio al pioniere dell’Aéropostale, ribattezzò l’aeroporto di Satolas in aeroporto internazionale Lyon Saint-Exupéry e stazione TGV Lyon-Saint-Exupéry. Sulle pareti del Pantheon di Parigi, un’iscrizione onora la sua memoria.

Si intitolano a Saint-Exupéry strade di diverse città e un gran numero di scuole in tutta la Francia e all’estero. E poi cinema, ristoranti, biblioteche, una vetta argentina.

La Banque de France ha emesso banconote con la sua immagine tra il 1996 e il 2002. Diversi artisti lo rappresentano. C’è una statua a Tolosa, al centro del Jardin Royal. E una è esposta nella piazza Santiago-du-Chili a Parigi.

Una statua de Il piccolo principe è invece stata inaugurata sabato 16 settembre 2006 a Northport (Stati Uniti), la città dove lo scrisse nel 1942-43.

Furono girati un paio di film, di cui uno di Jean-Jacques Annaud del 1995. Anche al Piccolo Principe sono stati dedicati numerosi film, il più recente del 2015.

Non dimentichiamo anche Il Piccolo Principe. Sceneggiatura e adattamento originale di Orson Welles. Un testo inedito ovunque, trascurato e riemerso solo grazie a un labile indizio bibliografico. Orson Welles, ormai relegato ai margini della grande cinematografia continua a lavorare. Il progetto per un film tratto da questa storia incantata che l’ha folgorato sta per prendere forma. Alla fine, Welles rinuncia. Ci rimane questa occasione di rilettura in chiave cinematografica, ancorché inattuata, di una storia che ormai appartiene a ogni generazione.

E appartiene ad ogni generazione la Fondazione Giovani Antoine de Saint-Exupéry, creata nel 2009 sotto l’egida della Fondation de France dagli eredi di Antoine de Saint-Exupéry. Sostiene progetti rivolti ai giovani, in Francia e nel mondo, portatori dei valori di Antoine de Saint-Exupéry.

A me piace ricordarlo con questa canzone (e il suo splendido video):

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