Alfred Hitchcock, il Maestro del brivido

Illustrazione di Zoa Studio ispiarata ad Alfred Hitchcock
Illustrazione di Zoa Studio ispiarata ad Alfred Hitchcock

Ladies and gentlemen…vi presentiamo Sir Alfred Hitchcock, a 40 anni esatti dalla sua scomparsa, partendo da un breve ma importante excursus sui quartieri e le zone di Londra.

Londra è una metropoli caratterizzata da molti quartieri, tuttavia si divide grossolanamente in due zone, il West End e l’East End. Il West End è la zona ricca, quella dei teatri, dei parchi, dell’eleganza delle boutique mentre l’East End è la zona dei quartieri poveri e ad alto tasso di criminalità, una sorta di immensa periferia. Nascere nell’East End, essere quindi un “Eastender”, diventa un po’ sinonimo di grettezza e limitatezza mentale. Ma continuiamo a leggere per convincerci che non è proprio così.

I primi anni di Alfred Hitchcock

L’infanzia

L’East End è anche la zona che ha dato la perfetta location per i delitti di Jack lo Squartatore. Ed è qui che, il 13 agosto 1899, nasce Alfred Hitchcock, uno dei più famosi cineasti di sempre. Sì, Hitchcock è un Eastender! Così come lo era la leggendaria figura di Jack lo Squartatore, che caratterizzerà i lavori di Hitchcock nelle due decadi successive.

Sebbene avesse due fratelli, Hitchcock ricorda la sua infanzia come solitaria e contraddistinta da un padre particolarmente rigido. Un padre che una volta ordinò ad Alfred bambino di presentarsi alla stazione di polizia locale con un biglietto in cui confessava di essersi comportato male. Il sergente in servizio (su richiesta del padre di Hitchcock) lo rinchiuse per alcuni minuti: una lunghezza sufficiente di tempo per dare ad Alfred la paura degli spazi chiusi e una forte preoccupazione per l’errata detenzione, temi che figureranno nel suo lavoro successivo.

Quando si comportava bene, il giovane Alfred veniva coccolato da una madre iper-protettiva, che usava il cibo come ricompensa. All’epoca ignorava le conseguenze dell’utilizzare il cibo come consolazione ma, più avanti negli anni, Hitchcock si rese conto che la sua caratteristica pancia doveva dipendere da quello. E’ già da qualche settimana che riscontriamo che, non importa in quale campo, i più grandi artisti abbiano fatto scaturire qualcosa di buono da un rapporto complesso con i genitori, pensiamo ad esempio a Johnny Ramone o a Kurt Cobain.

Gli studi e l’inizio nel mondo del cinema

Alfred Hitchcock andò al St. Ignatius College prima di frequentare la School of Marine Engineering and Navigation School del London County Council nel 1913–14. Ha lavorato poi nel dipartimento vendite della Telegraph Works Company di W.T. Henley fino al 1918, quando si trasferisce nel reparto pubblicità. Cedendo al suo lato artistico, Hitchcock si iscrisse all’Università di Londra nel 1916 per prendere lezioni di design. La sua formazione in quel campo lo aiutò, nel 1920, a ottenere un posto di lavoro per progettare le diapositive con i dialoghi (richieste dai film muti dell’epoca) per la società cinematografica americana Famous Players-Lasky, che aveva aperto una filiale britannica a Islington. Quando la Famous Players chiuse la sua filiale britannica nel 1922, Hitchcock rimase a Islington.

Così  inizia a lavorare a film per produttori indipendenti e assume via via una maggiore responsabilità, lavorando come direttore artistico, scenografo, montatore, assistente alla regia e scrittore.

La carriera cinematografica inglese

I primi tentativi

Il primo film di Hitchcock come regista è la commedia Mrs. Peabody del 1922, non completata per mancanza di finanziamenti. Il suo primo film “ufficiale” uscito è quindi Always Tell Your Wife dell’anno successivo, co-diretto con la star della pellicola Seymour Hicks. Il film non ebbe successo e ci vollero altri due anni prima di ricevere il dovuto riconoscimento.

Riconoscimento che arriva con il melodramma Il labirinto delle passioni (1925). Segue poi L’ aquila della montagna (1926), un film drammatico ambientato nelle montagne del Kentucky. Ma Il Pensionante (1927) è il film che sia Alfred Hitchcock stesso che gli studenti di cinema considerano il suo primo “vero” lavoro. Adattata da un romanzo popolare di Marie Belloc Lowndes, la pellicola introduce la struttura di molti lavori di Hitchcock successivi: un uomo di Londra (Ivor Novello) è accusato di essere un assassino simile a Jack lo Squartatore e trova quasi impossibile provare la sua innocenza. Il film è diventato il suo primo vero successo ed è stata anche la prima pellicola in cui Hitchcock ha fatto un cameo.

La nascita del thriller

Nel 1926 Hitchcock sposa la sua montatrice e supervisore alla sceneggiatura, Alma Reville. L’anno seguente realizza il melodramma Il declino (da una commedia di Noel Coward) e il film drammatico sulla boxe Vinci per me!, considerata una pietra miliare nella produzione del regista. Seguono le commedie La moglie del fattore e Tabarin di lusso (entrambe del 1928) e la tragica storia d’amore (e successo al botteghino) L’isola del peccato (1929).

Finisce il cinema muto e la prima pellicola “parlata” di Alfred Hitchcock è il thriller Ricatto (1929). Ricatto è diventato il primo film britannico a utilizzare il suono sincronizzato solo dopo che la versione in muto è stata completamente doppiata in post-produzione e parzialmente ri-girata. La sequenza più memorabile del film è un inseguimento attraverso il British Museum e sopra il tetto. Si riconosce subito la capacità di Hitchcock di permeare tutta la pellicola di un’atmosfera tesa e “minacciosa”.
Omicidio! del 1930 fornisce a Hitchcock un’altra opportunità per esplorare la suspense cinematografica. Girato simultaneamente in una versione in lingua tedesca , sebbene leggero nei toni, il film si distingue per il suo drammatico lavoro di cinepresa, per la colorata ambientazione teatrale e per l’uso rivoluzionario della narrazione del doppiaggio. 

Il successo internazionale

Hitchcock firma con la Gaumont-British nel 1934, e il suo primo film per quella compagnia, L’uomo che sapeva troppo (1934), fu anche il suo primo successo internazionale. Un capolavoro che, in soli 75 minuti, culminati con il celeberrimo finale alla Royal Albert Hall, consacra Alfred Hitchcock come Maestro del Brivido.

Hitchcock costruisce sul filone thriller Il club dei 39 (1935), un adattamento del thriller di John Buchan. Robert Donat interpreta l’archetipo del protagonista di Hitchcock: un innocente vacanziere trascinato involontariamente in uno schema elaborato da un nido di spie. In fuga, ammanettato a una giovane donna che ha appena incontrato, vengono cacciati mentre cercano di decifrare il significato del misterioso titolo del film. Questo è stato un primo esempio di un genere che Hitchcock ha praticamente inventato: il thriller romantico, sublimato anche nella pellicola Amore e mistero dell’anno successivo (1936), tratta da un romanzo di Joseph Conrad.

La signora scompare (1938) è un abile thriller che vede una viaggiatrice in treno attraverso l’Europa chiedersi dove sia scomparsa un’ altra compagna di viaggio, che nessun altro sul treno sembra ricordare. Questo è stato il più grande successo di Hitchcock, sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, dopo  Il club dei 39. La sua magistrale sintesi di commedia e suspense ha spinto il produttore americano David O. Selznick a firmare un contratto a lungo termine con Hitchcock. Prima di trasferirsi a Hollywood, tuttavia, Hitchcock fece un’ultima pellicola in Inghilterra, La taverna della Giamaica (1939), da un popolare romanzo di Daphne du Maurier.

Alfred Hitchcock goes to Hollywood

La collaborazione con Selznick

La perdita dell’industria cinematografica britannica fu il guadagno di Hollywood, come il film Rebecca – la pria moglie (1940) rese chiaramente evidente. Il cast della pellicola è pieno di stelle: Laurence Olivier nei panni di Maxim de Winter, Joan Fontaine come sua sposa e Judith Anderson nel ruolo della minacciosa signora Danvers. Il film è stato un enorme successo sia commerciale che critico. La pellicola vince l’Oscar per il miglior film e Hitchcock ottiene la sua prima nomination come miglior regista.

La commedia “sballata” Il signore e la signora Smith (1941) fu il primo cambio di ritmo di Hitchcock dall’arrivo a Hollywood. Il film fu un successo al botteghino ma rappresentò l’ultima commedia di Hitchcock senza elementi di suspense.

Il sospetto (1941) sembrava promettere un ritorno alla forma che il pubblico di Hitchcock tanto apprezzava. Hitchcock inizialmente prevedeva che il film finisse con il suicidio della protagonista Lina. Tuttavia, il suicidio fu scoraggiato dalle restrizioni del codice di produzione di Hollywood, che determinava ciò che poteva essere rappresentato nei film, e quindi la pellicola terminò in altro modo. Il film aveva poco senso senza una fine appropriata, e Hitchcock in seguito ammise di non essere stato corretto con il suo pubblico.

Escono altre pellicole ma nel 1944, con il claustrofobico Prigionieri dell’Oceano, Alfred Hitchcock riceve la sua seconda nomination agli Oscar come miglior regista. Prigionieri dell’Oceano è un racconto fortemente allegorico su otto sopravvissuti di una nave silurata da un U-boat tedesco, ambientato interamente su una scialuppa di salvataggio. 

I film continuano a fioccare, le ambientazioni si fanno diverse (Francia, Brasile) ma la suspense resta invariata. Arriva anche la terza nomination agli Oscar.

La richiesta dalla madrepatria

Nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il premier britannico Winston Churchill commissionò a Hitchcock, il re del thriller, un documentario sui campi di concentramento nazisti. Il regista rimase assolutamente sconvolto dalle riprese. Il lavoro consisteva nell’ottimizzare le riprese in post-produzione, lavoro per cui Hitchcock non volle ricevere alcun compenso. E’ poi lo stesso Governo Inglese, che nel frattempo aveva stretto un’alleanza con la Germania contro l’Unione Sovietica, a bloccare il lavoro, perché considerato troppo duro.

Il documentario rimase quindi dimenticato negli archivi di stato britannici per decenni, fino a quando, nel 1985, una versione incompleta fu ritrovata da un ricercatore all’Imperial War Museum (una storia molto simile è quella del ritrovamento del manoscritto di Dracula, ricordate? ). Le sequenze di Hitchcock furono utilizzate per creare Night Will Fall, documentario prodotto dal regista Brett Ratner con il supporto di Helena Bonham-Carter.

La casa di produzione di Alfred Hitchcock

Nel frattempo Hitchcock forma la sua società di produzione, la Transatlantic Pictures, e realizza film in America e in Inghilterra. Il suo primo film per la sua stessa casa di produzione è anche il suo primo a colori, Nodo alla gola (1948), basato sul sensazionale omicidio di Leopold-Loeb del 1924.

Jimmy Stewart recita nel ruolo del vanaglorioso protagonista, un ex professore la cui filosofia pericolosamente amorale ha ispirato due studenti a strangolare un amico solo per provare l’emozione dell’uccisione. I due poi organizzano un cocktail party per gongolare sul suo cadavere, che è stato infilato in un baule in piedi in bella vista degli ospiti. Nodo alla gola è noto soprattutto per l’audace tentativo di Hitchcock di far sembrare il film come se fosse stato girato in una ripresa continua. (A titolo informativo una cinepresa poteva contenere solo 10 minuti di film, quindi gli 80 minuti di Nodo alla gola sono in realtà otto riprese di 10 minuti, con le interruzioni abilmente mascherate). 

Nel 1949 esce Il peccato di Lady Considine,  uno dei film meno tipici e meno popolari di Hitchcock al botteghino. Il fallimento della pellicola pose fine alla Transatlantic Pictures, durata pochi anni.

Gli anni con la Warner Bros e con la Paramount

Hitchcock firma quindi l’anno successivo con la Warner Brother e il suo primo film, il thriller comico Paura in palcoscenico, fu uno dei suoi lavori più leggeri, con protagonista Marlene Dietrich. Con la Warner, il regista dirige lavori fino alla metà degli anni ’50, con alcuni successi commerciali.

I veri successi, riconosciuti a livello internazionale, arrivano una volta che Alfred Hitchcok firma con la Paramount. Passando alla Paramount, Hitchcock entra nella sua terza fase di grandezza, una con una maturità di temi affrontati e una padronanza della tecnica che fanno impallidire anche i suoi periodi di successo precedenti (1934-1938 e 1940-1946).

Pensiamo ad esempio a La finestra sul cortile (1954), un’altra sfida tecnica per Hitchcock. Sebbene Jeff, il protagonista, e la cinepresa non escano mai dal suo appartamento, la storia ha richiesto la costruzione di un gigantesco set da cortile. Il sottotesto sulla violazione della privacy (70 anni fa!) coinvolge gli spettatori facendoli sentire praticamente dei guardoni. Per questa pellicola Hitchcock viene nuovamente nominato agli Oscar come miglior regista.

Dopo una parentesi come regista di serie televisive (che lo rendono inesorabilmente il regista più famoso d’America), Hitchcock ritorna al cinema  con una serie di capolavori, come L’Uomo che sapeva troppo (remake del suo stesso film) e La donna che visse due volte.

Psycho e Gli Uccelli

Nel 1960 esce il film più scioccante di Hitchcock, Psyco (1960). I critici erano incerti su cosa farne; gli spettatori, d’altra parte, erano desiderosi di mettere le mani, o meglio, gli occhi, su questa pellicola. All’inizio sembra che la bella Marion Crane (Janet Leigh) sia la protagonista, ma Hitchcock, con un colpo di scena, la fa sparire a metà della pellicola, “uccidendola” nella famosa scena della doccia, lasciando il pubblico solo con la follia di Norman Bates (Anthony Perkins ).

Gli effetti a lungo termine di Psyco sulla concezione del cinema e la fiducia implicita tra il pubblico e il regista – che Hitchcock aveva ormai per sempre compromesso con questa trama sconvolgente – erano enormi. Enormi sono state anche le entrate al botteghino del film: la controversia l’ha aiutato a diventare il secondo film ad aver incassato di più quell’anno e a dare ad Hitchcock un’altra nomination agli Oscar per la miglior regia.

Quando Hitchcock realizza Gli uccelli (1963) per la Universal (che avrebbe prodotto i suoi ultimi sei film), i media erano pronti a rispondere ad ogni suo segnale, con giornali e altri film che parlavano delle sue pellicole. La storia de Gli uccelli – milioni di volatili che attaccano gli abitanti di una piccola città della California – era basata, ancora una volta, su un romanzo di Daphne du Maurier. La trama si sviluppa con una logica onirica in cui gli uccelli sono una punizione per Melanie Daniels, la protagonista.

Gli ultimi anni e il lascito di Alfred Hitchcock

Le ultime produzioni di Alfred Hitchcock appaiono negli anni ’70 e sembrano rivelare una certa stanchezza del regista. Nel 1976 esce Complotto di famiglia, il canto del cigno di Hitchcock, contenente molte tra le tematiche e i soggetti a lui cari.

Quattro anni dopo riceve il titolo di Baronetto dalla Regina D’Inghilterra, a Capodanno. Titolo che aveva in precedenza rifiutato, leggete qui: https://www.ilgiornale.it/news/baronetto-chi-se-i-vip-hanno-snobbato-sua-maest.html

Qualche mese più tardi viene ricoverato negli Stati Uniti, dove ormai Hitchcock viveva da molti anni, al Cedars Sinai a Los Angeles. La mattina del 29 aprile 1980, per complicazioni renali e cardiache, Alfred Hitchcock si spegne, all’età di 80 anni. Dopo i funerali, il corpo fu cremato e le ceneri sparse nell’Oceano Pacifico.

Qualche anno fa, nel 2012, è uscito il film biografico Hitchcock, incentrato sul rapporto tra il regista e la moglie durante le riprese del film Psyco. La cinematografia mondiale ha reso più volte omaggio al protagonista di oggi; basti pensare anche a tutte le citazioni delle sue opere all’interno dei cartoni della Disney.

E’ davvero difficile riassumere l’enorme contributo che Alfred Hitchcock ha dato al mondo del cinema. Sembra anche incredibile che, nonostante le numerose nomination, il regista non abbia mai vinto un Oscar.

Hitchcock è stato capace di rappresentare il cinema come occhio-spia, di creare strutture architettoniche a beneficio della suspense dei film, di generare intrigo e umorismo in pochi minuti, di dar vita a metafore attraverso artifici cinematografici da lui inventati o perfezionati. E, in aggiunta, di mettere in scena la condizione dell’uomo che, con le sue fragilità, è costantemente intrappolato nell’eterno conflitto tra bene e male.

Infine, non dimentichiamolo per chiudere il cerchio, un Eastender come Hitchcock ha visto molti dei suoi lavori cinematografici trasposti in opere teatrali…nel West End! La Vendetta è servita!

#iminlovewithapsycho

#omodepanzaomodesostanza

 

 

 

 

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

Rispondi