
Esordire dicendo che Eric Clapton è un chitarrista di talento sarebbe una grandissima verità, ma anche una terribile banalità in quanto il nostro protagonista (e festeggiato di oggi) si avvicina più ad una divinità…con una chitarra in mano.
Apollo, dio della musica, suonava una cetra e incantava gli esseri umani…un bel po’ di secoli dopo Eric Clapton fa lo stesso, ma con una Fender!
Clapton rimane uno degli artisti essenziali del blues e del country.
Membro di molti gruppi, tra cui gli Yardbirds e i Cream, le sue canzoni “Layla” o “Tears in heaven” hanno rivelato solo parte del suo incredibile genio musicale.
In occasione del suo 77esimo compleanno, vi raccontiamo la sua storia.
I primi 20 anni di Eric Clapton
Nato a Ripley, vicino Londra, il 30 marzo 1945, Eric Clapton viene cresciuto dai nonni, che lo cullano con il blues di Muddy Waters e Robert Johnson. Come tanti artisti incontrati in questo blog, anche il giovanissimo Eric mostra molto rapidamente una disposizione per la chitarra. Disposizione che sviluppò costituendo un primo gruppo, i Roosters nel 1963, prima di unirsi brevemente a Casey Jones and the Engineers.
Fu nel 1964 che la carriera dell’artista assunse una dimensione reale. Alla vigilia dei 20 anni si unì agli Yardbirds di cui divenne il chitarrista e il leader.
Ha registrato i suoi primi titoli, “I wish you can” e “A Certain girl”, oltre a due album “Five live Yardbirds e “Sonny Boy Williamson and the Yardbirds”. Nonostante il clamoroso successo di “For your love”, nel 1965 lasciò il gruppo, che secondo lui era diventato troppo commerciale.
Eric Clapton è stato poi sostituito da due grandi nomi della chitarra, Jeff Beck e Jimmy Page, che non si era ancora unito ai Led Zeppelin.
Clapton, che si distingue per il virtuosismo che dimostra con il suo strumento, accetta lo stesso anno la proposta di John Mayall di integrare i Bluesbreakers, già famosi nel bel mezzo dell’R&B.
La breve storia dei Cream
Nel 1966 Clapton, che per un certo periodo si era unito ai The Glands per viaggiare per il mondo, registrò il disco “John Mayall’s and the Bluesbreakers with Eric Clapton”.
L’album non era ancora uscito, quando ancora una volta l’artista, instabile, stanco della routine, abbandonò la sua formazione per creare i Cream nel 1967 con Ginger Baker e Jack Bruce.
Il chitarrista, che fu presto soprannominato “God” per la sua perfetta padronanza della chitarra che non smise mai di produrre nuovi suoni, riuscì a pubblicare tre dischi con il suo gruppo, “Fresh Cream”, “Disraeli Gears” e “Wheels of fuoco”.
Mentre un ultimo album è stato pubblicato nel marzo 1969, “Goodbye cream”, la band già non esisteva più. Le rivalità tra Eric Clapton, Ginger Baker e Jack Bruce hanno la meglio sui Cream.
Eric Clapton, che non assume il suo status di leader, sprofonda nella droga mentre prova l’avventura con i Blind Faith, che include prima il cantante dei Traffic, Steve Winwood, e l’ex Cream Ginger Baker alla batteria.
Alla ricerca di sé stesso: Eric Clapton e Layla
Nuova delusione, per Eric Clapton, ma soprattutto per il suo pubblico, che si aspetta molto da questo nuovo gruppo. Invano, dopo una prima apparizione ad Hyde Park nel 1969, seguita da una tournée negli Stati Uniti, c’è lo scioglimento.
Bruciato dalla copertura mediatica, che finora ha solo danneggiato la coesione all’interno dei suoi gruppi successivi, Eric Clapton si unisce al gruppo di musicisti, Delaney e Bonnie, per un tour europeo. Anche se la collaborazione si interrompe nel 1970, l’esperienza si rivela fruttuosa.
L’artista si apre a ballate, canzoni lente e country che prenderanno gradualmente il sopravvento sulle sue composizioni finora blues. Ha anche preso parte a un concerto tenuto da John Lennon e Yoko Ono e ha incontrato George Harrison. I due uomini mantennero una profonda amicizia che portò Eric Clapton a contribuire al primo album solista di George Harrison, “All things must past”.
Allo stesso tempo, anche la vita sentimentale di Clapton si complica. Si innamora infatti di Pattie Boyd, modella di professione ma soprattutto moglie di Harrison. La passione, che in ogni caso non viene condivisa all’inizio ma sfocerà infine in un matrimonio nel 1979, ispira comunque l’artista.
Registrato con i Derek and the Domino, “Layla”, suggerito dalla poesia di Nizami, “Leila and Majnun”, che racconta la passione di un uomo per una donna sposata, ha reso Eric Clapton un idolo nel 1970.
Clapton poi pubblica come artista solista gli album “461 Ocean Bld” o “Slowhand” così come i titoli “Cocaïne”. Registra anche una cover di Bob Marley “I shot the sherif” che accentuano, ancora un po’ di più, la popolarità raggiunta da Clapton.
I demoni perseguitano Clapton
L’inizio degli anni ’80 fu segnato dal ritorno dei vecchi demoni di Eric Clapton, ancora afflitto da alcol e cocaina.
L’artista, che sembra essere in via di guarigione dalla sua relazione con Yvonne Khan Kelly, seguita dal suo divorzio da Pattie Boyd nel 1988, viene travolto da un lutto nel 1990: la scomparsa di un chitarrista talentuoso, Stevie Ray Vaughan, che muore in un incidente in elicottero. Una storia che vi abbiamo raccontato qualche tempo fa.
Un anno dopo, suo figlio di quattro anni, Conor (avuto con la compagna italiana Lory del Santo), morì cadendo una finestra.
Un dramma che gli ispirò, l’anno successivo, lo struggente brano “Tears in heaven”, utilizzato anche nella colonna sonora del film “Rush” e premiato con un Grammy Award.
Questa canzone ha rilanciato la carriera del chitarrista, che è tornato a rimettersi in carreggiata.
In particolare è stato in tournée con George Harrison in Giappone, immortalato nell’album “Live in Japan”. Con l’album “Unplugged” del 1992, che dà il posto d’onore all’acustica, riprende i vecchi standard del blues. C’è anche un duetto con Sting.
Il ritorno di Eric Clapton
Nuovo disco, due anni dopo. “From the Cradle” segna definitivamente il ritorno di Eric Clapton al centro della scena.
Con una fiducia ritrovata, si cimentò anche con la musica elettronica nel 1997 con “Retail Therapy”, sotto il nome di TDF.
Nuova testimonianza di questa ritrovata serenità, sono gli album “Pilgrim” del 1998 e “Reptile”, tre anni dopo. Due album che utilizzano, ancora una volta, sonorità elettroniche.
C’è invece un ritorno alle origini nel 2004 con un album tributo ad uno degli idoli di Eric Clapton, Robert Johnson, al quale rende omaggio in “Me and Mr Johnson”.
A sorpresa l’anno successivo, l’artista riformò i Cream con Jack Bruce e Ginger Baker per una serie di concerti a Londra prima dell’uscita del suo album “Back Home”, di cui alcuni brani, in particolare quelli scritti con Simon Climie, furono ripresi durante un tour europeo nel 2006.
L’anno successivo, Eric Clapton fece il suo grande ritorno con una doppia compilation, “Complete Clapton”, una buona occasione per riascoltare alcuni dei suoi successi ottenuti in quarant’anni di carriera, “Layla”, “Tears in heaven”, “I Shot The Sheriff”, “Cocaine” o “Motherless child”.
Eric Clapton dal 2010
Nel gennaio 2010 Eric Clapton ha riformato con Yoko Ono e Paul Simon la leggendaria Plastic Ono Band, per tenere alcuni concerti a Central Park.
Poi, per il suo 19° album, “Clapton”, uscito nel settembre 2010, il cantante si circonda di Doyle Bramhall II e canta in duetto con Sheryl Crow, Allen Toussaint, Wynton Marsalis o anche Derek Trucks.
In questi anni Clapton collabora anche con tantissimi artisti: con il famoso trombonista Chris Barber, con il chitarrista Paul Wassif e con Robbie Robertson, del leggendario gruppo The Band.
Il 24 febbraio 2012, Eric ha condiviso il palco con Keith Richards, Kim Wilson, Derek Trucks e altre grandi star dell’Apollo Theatre di New York, durante un concerto “Howlin’ For Hubert” tenuto in onore del bluesman Hubert Sumlin, morto 4 dicembre 2011 all’età di 80 anni.
In “Old Sock”, il suo 21esimo album pubblicato nel 2013, Eric Clapton si delizia con le cover degli artisti che lo hanno segnato e due brani inediti, “Every Little” e “Gotta Get Over”. L’album spazia dal blues-rock (Gary Moore, Leadbelly) al reggae (Peter Tosh), passando per il jazz (George e Ira Gershwin). Paul McCartney suona il basso e fornisce la voce in “All of Me”. Anche Steve Winwood, Chaka Khan o anche JJ Cale sono al suo fianco.
L’anno successivo esce “The Breeze: An Appreciation of JJ Cale”. JJ Cale è per Clapton una delle figure più importanti della storia del rock. Un anno dopo la morte del creatore di “Cocaine”, Eric Clapton riunisce un gruppo di musicisti per onorarne la memoria.
Dai 70 anni di Eric Clapton…
Nel maggio 2015 Eric Clapton suona due volte al Madison Square Garden (New York), poi sette volte alla Royal Albert Hall (Londra) in occasione del suo 70° compleanno. L’album “Slowhand at 70: Live at the Royal Albert Hall” immortala questi concerti.
Nell’aprile 2016, Eric Clapton tiene una serie di concerti a Tokyo e pubblica il suo 23esimo album, “I Still Do”. Il disco alterna brani inediti e cover di standard come “Stones in My Passway” di Robert Johnson, “Alabama Woman Blues”, di Leroy Carr, “I Dreamed I Saw St Augustine”, di Bob Dylan, che Clapton ammira.
Il titolo è un riferimento alle ultime parole della sua amata prozia, che lo ha cresciuto. Per la realizzazione dell’album, Clapton ritrova due suoi vecchi complici: il produttore Glyn Johns (con il quale ha prodotto la sua hit “Slowhand” nel 1977) e l’artista Sir Peter Blake, che ha disegnato l’opera riprodotta sulla copertina del disco. Peter Blake, ad onor di cronaca, è l’autore della famosa copertina di “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” di Beatles. La foto di Clapton per questo album, è stata scattata da una delle figlie di Paul McCartney, Mary.
Nello stesso periodo Clapton appare anche nell’album dei Rolling Stones “Blue & Lonesome”.
Le tournée si diradano, a causa di problemi di salute che colpiscono la schiena e le mani (sante) di Clapton. L’anno 2017 è comunque quello di un breve tour che lo porta da New York alla California, poi a Londra.
…ad oggi
Clapton, per nostra fortuna, non riesce ad appendere la chitarra al chiodo, perché nel 2018 è ancora attivo sul palco in Germania e negli Stati Uniti, Nello stesso anno pubblica il suo primo album di canzoni natalizie intitolato Happy Xmas.
Nel 2019 Clapton intraprende un nuovo tour, con date in Giappone, Europa e Stati Uniti e annuncia una serie di date estive per il 2020 che comprendono anche le città italiane di Milano e Bologna. Purtroppo, come già successo per tantissimi altri artisti, il Covid 19 porterà all’annullamento di tutti i concerti di Clapton.
Il 4 dicembre 2020 esce il nuovo singolo, Stand And Deliver, scritta da Van Morrison contro le misure restrittive di sicurezza a seguito della pandemia, i cui proventi sono andati al Lockdown Financial Hardship Fund, associazione di Van Morrison per aiutare i lavoratori dello spettacolo colpiti dalla crisi.
Come concludere questo articolo? In attesa di un nuovo lavoro di Eric Clapton, possiamo ricordare anche quanto sia un uomo da record. É infatti l’unico musicista a vantare tre differenti inserimenti nella Rock and Roll Hall of Fame ed è considerato il secondo miglior chitarrista al mondo dopo Jimi Hendrix.
C’è da aggiungere altro? Una cosa: buon compleanno Mr. Eric Clapton, con affetto e totale devozione dal team Zoa Studio!
#contemporaryapollo
#slowhandquickwit
