Paint it black, 55 anni di storia

Paint it black by Zoa Studio

Paint it black dei Rolling Stones è una delle poche canzoni di cui conservo un ricordo preciso della prima volta che la ascoltai. E fu subito devozione.

Stavo guardando l’episodio pilota delle serie tv Nip/Tuck. Un chirurgo plastico avvenente (interpretato da Julian McMahon, famoso per i film I Fantastici 4 della Marvel) insieme ad un altro chirurgo altrettanto affascinante si apprestano a rifare la faccia ad un uomo. Uno dei due chiede all’assistente di mettere della musica. L’assistente passa la mano di lattice guantata davanti ad un impianto stereo, questo si apre (cosa visionaria una ventina di anni fa) ed un cd inizia a girare.

Ecco che partono delle percussioni e le parole “I see a red door and I want it painted black“. Resto ipnotizzata. Amore al primo ascolto, era il 2003. Scoprivo Paint It Black a circa 20 anni ma la canzone, in realtà, uscì il 7 maggio 1966. 

Ecco perché vi raccontiamo storia e curiosità di questo brano proprio oggi.

L’ispirazione

“Paint It Black” arrivò in un periodo cruciale nella storia dei Rolling Stones. A quel tempo la band britannica aveva già due grandi successi rivoluzionari alle spalle – “I Can’t Get No Satisfaction” e “Get Off of My Cloud” – insieme a due album di punta.

Questo periodo vide affermarsi la collaborazione di Mick Jagger e Keith Richards come i principali compositori dei Rolling Stones. Ma Paint It Black, anche se cita il duo come unici creatori del brano, in realtà conteneva anche idee di Brian Jones, che sarebbe scomparso qualche anno dopo (entrando nel club J27, come Janis Joplin o Jimi Hendrix). 

La storia narra che Brian Jones, messo in ombra da Jagger e Richards, si fosse stancato di questo e che, per alleviare la sua noia, in questo brano esplorò  gli strumenti orientali, in particolare il sitar, con l’obiettivo di rafforzare la struttura musicale e la complessità della band. 

In pochi sanno però che Paint It Black trae ispirazione da una visita della band al Guggenheim Museum di New York, dove era esposto un dipinto di Mark Rothko. Quest’ultimo, famoso per il suo uso dei colori, stava in realtà soffrendo per per un successo non voluto e perché gli era stata affibbiata l’etichetta di artista pop. In risposta a ciò, quando il Guggenheim di New York gli commissionò nuove opere da esporre, Rothko propose il nero e il grigio come colori dominanti.

Di cosa e di chi parla Paint it black?

“Paint It Black” parla di un uomo che ha perso la propria amata, e per questo è fuori di sé dal dolore, vedendo il suo intero mondo “dipinto di nero”. Vuole persino che il sole “si oscuri”. È depresso, si sente giù, inutile e senza direzione o connessione.

Alcuni dicono che Mick Jagger e Keith Richards fossero allora in vena di scrittura introspettiva in parte influenzata dal lavoro di Bob Dylan. Altri che ci fossero dei rimandi all’opera Ulysses di James Joyce

In molti, visto che l’epoca storica in cui si colloca Paint It Black coincide con quella della guerra in Vietnam, pensano che il brano sia strettamente collegato a questo momento bellico. Ma non è così.

L’associazione tra la canzone e la guerra arrivò alla fine degli anni ’80, a causa del suo utilizzo sia in film di Hollywood che in programmi televisivi. Il brano è stato utilizzato nei titoli di coda del film Full Metal Jacket del 1987 ed è diventato anche la sigla dello show della CBS-TV, Tour Of Duty, una serie sulla guerra del Vietnam che si è svolta dal 1987 al 1990. La messa in onda della canzone in particolare nello show televisivo – che è stato trasmesso in tutto il mondo – ha contribuito alla rinnovata popolarità della canzone tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Anche se la canzone ” Paint It Black “non è stata scritta sulla guerra del Vietnam, ha in aggiunta un significato profondo per molti veterani del combattimento. Perché spiega perfettamente la depressione, l’aura di morte prematura, la perdita dell’innocenza e l’abbandono di ogni speranza. 

Il lascito di Paint it black

Oltre ai film di fine anni 80 come Full Metal Jacket, Paint It Black ha contribuito ad ispirare molto ma molto altro.  Ad esempio altre apparizioni cinematografiche della canzone, sia nella versione originale che in quella cover, includono:

  • L’avvocato del diavolo del 1997, con Keanu Reeves, Al Pacino e Charlize Theron;
  • For Love of the Game del 1999, con Kevin Costner
  • Stir of Echoes sempre nel 1999, con Kevin Bacon.

In televisione, “Paint It Black” ha avuto anche usi più recenti. Oltre al da me citato Nip/Tuck del 2003, la canzone compare nello show televisivo della NBC American Dreams in un episodio del 2004, quando un personaggio centrale nello show – il giovane J.J. Pryor da Philadelphia, PA – scompare in Vietnam.

Da non dimenticare che lo scrittore Stephen King ha usato “Paint It Black” nella sua serie di romanzi La Torre Nera; la canzone viene ascoltata da diversi personaggi mentre passano per lo stesso negozio di musica a New York in periodi di tempo diversi. E, restando, in tema letterario, il romanzo di Janet Fitch del 2006 Paint It Black prende il nome dalla canzone e utilizza le prime quattro righe del testo come una citazione che precede il primo capitolo.

Di recente, nel febbraio 2020, una cover del brano è stata utilizzata da Missy Elliott e H.E.R. in uno spot pubblicitario del Super Bowl 54 per Pepsi Zero Sugar. Nello spot, la cantante H.E.R. si trova tra una  moltitudine di persone vestite di rosso che tengono in mano una lattina rossa (ovviamente di Coca-Cola) e cantano le prime frasi di “Paint It Black”. La lattina rossa si trasforma improvvisamente in una lattina nera di Pepsi Zero Sugar. 

E non dimentichiamo che anche l’industria dei videogiochi ha utilizzato la canzone  in numerosi giochi, durante il gioco o ascoltata in sottofondo. Tra i giochi che utilizzano la canzone ci sono: Conflict: Vietnam; Guitar Hero III: Legends of Rock; e i moduli Eve of Destruction per Battlefield 1942; Battlefield: Vietnam; e Battlefield 2. Il brano è stato anche utilizzato in una versione del gioco karaoke SingStar. 

Le curiosità

Chiudiamo nostro articolo di oggi con qualche curiosità sulla canzone.

La prima riguarda proprio il suo titolo. Originariamente il titolo era Paint It Black, esattamente come ora. Per un periodo la casa discografica Dacca inserì una virgola tra le parole, che diventarono quindi Paint It, Black. Visto che scritto così il titolo poteva essere travisato per via del suo risvolto razzista, la virgola venne rimossa. Chi oggi ha il disco con il titolo con la virgola, è in possesso di una rarità!

Altra curiosità. Parlando nel suo programma Absolute Radio, il co-chitarrista degli Stones Ronnie Wood ha affermato che Keith Richards ha sempre avuto problemi a ricordare come suonare questa canzone. Ha rivelato: “Abbiamo sempre questo momento di esitazione quando attacchiamo il brano in cui non sappiamo se Keith riuscirà a fare l’intro giusta”.

Concludiamo questi aneddoti con uno di cui i Rolling Stones non sono molto felici. Purtroppo per la band, Paint It Black è uno dei brani su cui non hanno più diritti. In un accordo legale con un ex-manager di nome Allen Klein, gli Stones cedettero i loro diritti di pubblicazione, insieme ad altre royalties,  di questa canzone e ad altre.

Nel 1965, Klein, che era coinvolto anche con altri gruppi rock, aveva aiutato gli Stones a negoziare un nuovo contratto con la Decca Records. Ma nel processo, Allen Klein aveva anche aiutato sé stesso. Successive cause legali nel corso degli anni tra gli Stones e Klein hanno dato una parziale ragione agli Stones, ma la compagnia di Klein, ABKCO, conserva ancora i diritti sulle prime canzoni dagli anni ’60 al 1971 tra cui, appunto, la nostra Paint It Black.

In ogni caso, Paint It Black ha avuto una carriera lunga e varia da quando è stato lanciato per la prima volta quel 7 maggio del 1966, entrando infine, nel 2004, al numero 174 nella classifica delle “500 Greatest Songs of All Time”. 

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