Jonathan Swift: la satira non muore mai

Omaggio di Zoa Studio a Jonathan Swift

Dopo due settimane musicali, oggi vi parliamo di letteratura con Jonathan Swift. Scrittore anglo-irlandese, saggista,politico. È anche poeta e chierico e come tale è stato decano della Cattedrale di San Patrizio a Dublino. É anche l’autore preferito di George Orwell, anche se non era d’accordo con nulla di quello che leggeva!

È famoso per aver scritto I viaggi di Gulliver, di cui potrete leggere un breve riassunto. Swift è probabilmente il più grande autore satirico in prosa in lingua inglese. Pubblica le sue opere utilizzando pseudonimi come Lemuel Gulliver, Isaac Bickerstaff e M.B. Drapier, o anche in forma anonima. Infine, è noto per essere un maestro in due stili di satira, la satira horaciana e la satira giovenaliana.

Ma, come Gulliver, anche noi ora facciamo un viaggio nella sua vita e nella sua opera più famosa.

I primi anni di Jonathan Swift

Jonathan Swift nasce il 30 novembre 1667 a Dublino, da padre anglicano, che morì prima che lo scrittore nascesse. Per questo motivo sarà cresciuto, abbastanza modestamente, dai suoi zii della borghesia anglicana. Dal 1681 al 1688 studiò al famosissimo Trinity College di Dublino.

Nel 1689 lasciò Dublino, e le sue tensioni tra protestanti e cattolici, per recarsi in Inghilterra, dove si unì alla madre, stabilita nella contea di Leicester. Ha poi servito come segretario del diplomatico Sir William Temple, un eminente statista, un lontano parente di sua madre.

Diventa anche tutore di Esther Johnson, probabilmente la figlia illegittima di Temple, che soprannomina Stella e che lo ispirerà con una lunga passione. Proseguì gli studi teologici che si conclusero nel 1692 con il dottorato. Nel 1694 fu nominato parroco a Kilroot, vicino a Belfast, ma vi rimase solo per pochi mesi. Pare, in quegli anni, che Swift abbia fatto parte di un Ordine Massonico, ma il suo status di membro rimane dubbio.

Ritorna a Moor Park, dove vive con Temple. Scrisse poi la Battaglia dei libri, in cui egli prendeva la parola sulla controversia circa la superiorità dei tempi antichi rispetto a quelli moderni, un tema caro alla letteratura dell’epoca.

Nel 1704 scrisse La Favola della Botte, grande opera molto spietata nei confronti della stupidità dei suoi contemporanei e nei confronti della chiesa anglicana e che avrebbe dato dispiacere alla regina Anna. Già nel 1701 aveva pubblicato in forma anonima il suo primo opuscolo politico, Un discorso sui concorsi e i dissensi ad Atene e a Roma, in cui si schierò contro i Whig, il partito che si articolò in futuro in quello liberale.

Nel 1702, tre anni dopo la morte di Temple, tornò in Irlanda con Esther Johnson (ora ventenne). Otterrà rapidamente il beneficio di Laracor nella contea di Mealth e un ruolo di prestigio alla Cattedrale di San Patrizio a Dublino.

La politica dell’epoca e l’impatto su Swift

Quando i Tory salirono al potere nel 1710, Swift li sostenne attraverso gli articoli che scrisse per l’Examiner dal 1711 al 1714, un giornale di cui era l’editore. Nel 1711 Swift pubblicò l’opuscolo politico “La condotta degli alleati” attaccando il governo Whig per non aver posto fine alla guerra con la Francia. Si impegna così a preparare l’opinione pubblica alla pace. Fu in questo momento che il governo Tory condusse negoziati segreti con la Francia che avrebbero portato ai Trattati di Utrecht nel 1713, che avrebbero contribuito a porre fine alla guerra di successione spagnola.

Arrivato allo stato di decano della sua cattedrale, Swift non accederà al vescovato, la regina Anna lo tiene ancora in rigore per il suo virulento Racconto della botte.

Nel 1714, la caduta dei Tory rese definitivo il suo esilio in Irlanda. Difenderà quindi il suo Paese e pubblicherà un gran numero di opere politiche.

Nel 1726 pubblicò I viaggi di Gulliver, una satira considerata una delle sue due opere principali (l’altra era il soprammenzionato Il racconto della botte).

I viaggi di Gulliver

I viaggi di Gulliver era stato scritto da Jonathan Swift nel 1721, venne però pubblicato 5 anni dopo, in maniera anonima. Racconta le avventure del capitano Lemuel Gulliver mentre scopre il mondo attraverso le sue navigazioni. Farà quattro viaggi dove incontrerà mondi e creature strane, un pò come Alice nel Paese delle Meraviglie o gli abitanti della Luna di Méliès.

Il più famoso dei suoi viaggi lo fa finire a Lilliput. In quest’isola, Gulliver scopre i lillipuziani, alti 6 pollici. Appare loro come un gigante. Gli abitanti sono in costante guerra contro gli abitanti di un’isola vicina. La ragione? Tutti sono convinti di sapere da che parte si debba rompere un uovo!

Nel suo secondo viaggio, si ritrova su un’isola popolata da giganti alti più di 60 piedi (circa 20 metri). Gulliver viene dato come giocattolo alla figlia del re.

Nel suo terzo viaggio incontra diversi popoli: un popolo di scienziati, un popolo di immortali che però invecchiano e si ammalano e un popolo di maghi che gli permettono di incontrare personaggi storici.

Infine nel Paese degli Houyhahom, che sono cavalli intelligenti e saggi, incontra gli Yahoo, che sono esseri degenerati e sporchi che fanno pensare in modo strano agli umani.

Dietro i viaggi fantastici, I viaggi di Gulliver è un libro filosofico. Consentono di riflettere sulla condizione umana sfuggendo alla censura del tempo.

Questo lavoro è spesso scambiato per un racconto per bambini (probabilmente perché molte edizioni molto annacquate sono apparse rapidamente nelle biblioteche specializzate in letteratura per bambini). È infatti, al di là della satira, un racconto filosofico.

Nel 2010 è uscito un film, i Fantastici Viaggi di Gulliver, che vale la pena vedere perché è una rivisitazione in versione moderna di questa storia, e perché il protagonista è Jack Black!

Gli ultimi anni e la morte di Jonathan Swift

Swift diventò sempre più solo dopo la morte di Stella nel 1728 (che potrebbe aver sposato in segreto nel 1716) che seguì quella di Vanessa (Esther Vanhomrigh, una donna che amava Swift, e i cui sentimenti reciproci sono possibili) avvenuta nel 1723. Negli ultimi anni si era infatti allontanato completamente dal mondo, ed era diventato polemico con tutti e bizzarro nei comportamenti; un pò come Glenn Gould di cui abbiamo recentemente parlato. Fu spesso ospitato dall’amico Alexander Pope, uno delle poche persone con cui rimase in buoni rapporti

Swift avrebbe sofferto per tutta la vita di una malattia che combinava vertigini, acufeni e nausea, ora nota come malattia di Menière, disturbi che non sarebbero finiti fino alla sua morte, avvenuta il 19 ottobre 1745. Già nel 1742 aveva avuto un ictus che gli aveva fatto perdere l’uso della parola. Il denaro che lasciò fu impiegato nella fondazione di un ospedale che curava malattie mentali malattie, il St. Patrick’s Hospital for Imbeciles, creato nel 1757.

Jonathan Swift è sepolto nel parco della sua stessa cattedrale, vicino alla bara della sua presunta moglie Stella. Sulla lapide si legge ancora l’epitaffio che egli stesso aveva scritto in latino:

Qui è sepolto il corpo / di Jonathan Swift S.T.D., / decano / di questa cattedrale, / qui dove il violento sdegno / più / non può straziarne il cuore. / Va’, o passante, / ed emula, se potrai, / colui che per parte sua fu uno strenuo / paladino della libertà.

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