La Gioconda, la donna dietro al dipinto

La Gioconda by Zoa Studio
La Gioconda by Zoa Studio

Con La Gioconda, aka Lisa del Giocondo o Monna Lisa parliamo di una donna della pittura. Non di una pittrice, come già avevamo fatto con Artemisia Gentileschi o Frida Kahlo, ma proprio dell’interprete di un dipinto.

Un dipinto che è considerato ancora oggi il più enigmatico di sempre e che ha ispirato non solo secoli di supposizioni ma anche una pletora di artisti dopo quello incontrastato di Leonardo Da Vinci.

Ma cosa sappiamo finora della vera storia della donna dietro la Gioconda? Scopriamolo insieme. Ma perché proprio oggi? Il 15 luglio 1542, all’età di 63 anni si spegneva la donna dietro il dipinto. Approfitteremo inoltre per rispondere ad alcune delle domande che ci siamo sempre posti su questo quadro.

La Gioconda, il quadro

Per certo sappiamo che ogni giorno, diverse migliaia di visitatori affollano la Salle des Etats del Museo del Louvre di Parigi per ammirare la Gioconda… ma sempre da una buona distanza. Se volete fare anche voi un giro virtuale al Louvre ecco il link: Louvre Museum Official Website.

La Gioconda è un olio su legno di 77 cm per 53 cm è un tesoro custodito in una scatola isotermica posta dietro un vetro blindato che lo protegge dal calore, dall’umidità e da eventuali proiettili.

La tecnica compositiva della Gioconda la rende una delle opere più studiate nella storia dell’arte e da apprendisti artisti.

Il ritratto mostra Lisa del Giocondo a mezzobusto, girata a sinistra, ma con il volto pressoché frontale, ruotato verso lo spettatore. Le mani sono dolcemente adagiate in primo piano, mentre sullo sfondo, oltre una sorta di parapetto, si apre un paesaggio fluviale, con picchi rocciosi e speroni, tipici della pittura di Leonardo.

La protagonista del quadro, e del nostro articolo di oggi, indossa una pesante veste scollata con un ricamo lungo il petto e maniche di diverso tessuto. In testa indossa un velo trasparente che tiene fermi i capelli sciolti e lunghi che ricadono anche sulla spalla dove si trova appoggiato un leggero drappo.

Gli intrecci geometrici che vengono usati per il ricamo vengono detti: nodi vinciani e rappresentano il “logo” di Leonardo. Della loro origine e del loro significato ne abbiamo già parlato in: La Chitarra di Leonardo.

La tecnica è davvero molto moderna, cosa che rende il quadro apprezzato ancora al giorno d’oggi. Ci sono effetti ottici creati dalla posizione degli occhi della giovane donna e dal suo sorriso discreto. Davvero ti sembra di essere costantemente osservato dalla Gioconda,cosa che dimostra le conoscenze scientifiche e anatomiche di Leonardo da Vinci.

Quanto al famoso sorriso della Gioconda, testimonianze raccontano che un gruppo di musicisti suonava durante le ore di lavoro del pittore per mantenere questo atteggiamento felice.

Perché si chiama Gioconda?

La questione dell’identità della donna rappresentata da Leonardo da Vinci ha da tempo smosso il mondo della storia dell’arte. La questione sembra ora decisa dagli specialisti, anche se permangono delle incertezze. La donna in questione sarebbe Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, commerciante di tessuti fiorentino.

Il nome “Monna Lisa” deriva quindi dal patronimico del suo sponsor, un diminutivo di “Madonna Lisa”, un altro modo di dire Madame, per intenderci.

Il nome invece Gioconda, anche se si riferisce all’essere moglie di Giocondo, significa anche “sorridente” ed è il sorriso enigmatico della donna che ha fatto scatenare moltissime teorie.

Ad esempio che la giovane donna rappresentata non sia altro che una delle preferite di Giuliano de Medici, sovrano della Repubblica fiorentina. O, addirittura, che si tratti dello stesso Leonardo da Vinci.

Pare che queste teorie siano state confutate, attribuendo il volto del quadro a Lisa Gherardini del Giocondo, che celebriamo in occasione dell’anniversario della sua scomparsa. La sua tomba si trova nel convento di Sant’Orsola a Firenze, lo rivelano gli esami al carbonio 14 sui resti ossei coevi alla sepoltura della nostra protagonista di oggi.

Perché La Gioconda si trova a Parigi?

L’opera venne iniziata nel 1506 e sappiamo che Leonardo da Vinci lavorò effettivamente per diversi anni al dipinto. Per questo motivo La Gioconda non si trova con il committente dell’opera, perché il suo creatore ci mette troppo e quindi resta una sorta di esercizio di stile su cui Leonardo lavorerà per almeno altri dieci anni.

Quando Leonardo da Vinci arrivò in Francia alla corte di Francesco I nel 1516, l’artista portò con sé la tela e continuò a riprendersela. Il re cadde sotto l’incantesimo del sorriso della Gioconda e acquistò il dipinto che entrò nella collezione reale nel 1518.

Ecco perché si trova in Francia e  non in Italia. Fino al 1911, quando il dipinto venne trafugato dal Louvre.  Per tre anni l’opera non fu trovata, prima di essere finalmente scoperta in Italia nel 1913.

Il colpevole era un italiano di nome Vincenzo Peruggia, artigiano italiano impiegato al Louvre. Il suo atto mirava a restituire il lavoro al suo Paese natale. Nascosto di notte in uno stanzino del museo, ruba il dipinto. Vengono sospettati addirittura Picasso e Apollinaire, che inneggiavano alla distruzione delle opere del passato.

La cosa divertente è che il dipinto è rimasto appeso nella cucina di Peruggia per due anni, poi trovato da un antiquario a cui il ladro aveva cercato di venderlo.

La GIoconda al Louvre

Omaggi e citazioni

La Gioconda è un’icona, e tra le più celebri icone della storia dell’arte. La sua immagine è stata utilizzata da altri artisti in chiave simbolica. Se pensiamo alle arti figurative ricordiamo ad esempio il dadaista Marcel Duchamp che ha scelto la Gioconda come bersaglio delle proprie provocazioni, aggiungendo i baffi a una riproduzione del dipinto e intitolandola ironicamente L.H.O.O.Q., che pronunciato in francese può suonare anche come Elle a chaud au cul che tradotto significa “Lei ha caldo al culo”, ovvero “è eccitata”.

Botero la ridipinse in una versione paffuta mentre Basquiat la rese un’icona dal sorriso graffiante. In entrambi i casi non potevamo aspettarci altro.

E come dimenticare Andy Warhol , che riprodusse il dipinto in serie, come poster, mentre il più contemporaneo Banksy ne fece una versione mujaheddin, con lanciarazzi in spalla. Banksy in effetti ha molto in comune con Lisa del Giocondo. Se per quest’ultima la sua identità è stata rivelata dopo secoli, chissà quando scopriremo chi Banksy sia realmente?

Numerosissimi gli utilizzi e le citazioni dell’icona-simbolo nel mondo della letteratura (pensiamo al Codice da Vinci di Dan Brown), della musica, della televisione e della pubblicità. Nel 1950 Elvis dedica Mona Lisa alla nostra protagonista di oggi mentre qualche anno più tardi in Italia il cantautore Ivan Graziani si ispirò allo storico furto del 1911 per la canzone Monna Lisa immaginando un maniaco che si chiude nel museo e inizia a deturpare l’opera. E I Litfiba dove li mettiamo?

Non importa che siano passati più di 500 anni dalla sua realizzazione, La Gioconda esercita ancora oggi un potere di attrazione unico ed è impossibile non rimanere affascinati, incuriositi o sconcertati quando si incontra il suo sguardo.

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