Jack White, il “narratore” della musica rock

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Jack White by Zoa Studio
Jack White by Zoa Studio

Io amo Jack White. E con questo proclama iniziamo l’articolo di oggi! In occasione del compleanno di questo polistrumentista, attore, collezionista americano (e mille altre cose), capirete le motivazioni che mi hanno portata a questa affermazione! Oltre alla sua biografia, scopriremo alcune curiosità, la prima tra le quali è legata al suo nome.

I primi anni di Jack White

Jack White nasce il 9 luglio 1975 a Detroit in una famiglia numerosa: è infatti il più giovane di 10 fratelli. Il suo vero nome non è Jack White ma John Anthony Gillis. Il nome lo cambierà quando conoscerà Meg White. Stay tuned che poi vi raccontiamo la storia!

Polacco da parte di madre e scozzese-canadese da parte di padre, John viene cresciuto come fervente cattolico. Il padre e la madre lavoravano infatti entrambi per l’arcidiocesi di Detroit, rispettivamente come sovrintendente alla manutenzione degli edifici e segretaria nell’ufficio del cardinale.

John Gillis diventa un chierichetto. In adolescenza però John esita tra l’essere un musicista o un prete. Non riuscendo a coniugare la sua passione con una carriera religiosa, sceglie la musica. E se posso permettermi la battuta, grazie a Dio!

Le prime influenze musicali di Jack White furono i suoi fratelli maggiori, che erano in una band insieme chiamata Catalyst. Imparò a suonare gli strumenti che avevano abbandonato; iniziò così a suonare la batteria in prima elementare dopo averne trovata una in mansarda.

Da bambino era un fan della musica classica, ma alle elementari iniziò ad ascoltare i Doors, i Pink Floyd e i Led Zeppelin. Oltre a questi si appassionò anche al blues e il rock degli anni ’60 che lo avrebbero influenzato nei White Stripes.

A 15 anni iniziò un apprendistato di tre anni come tappezziere, insieme ad un amico di famiglia, Brian Muldoon. John attribuisce a Muldoon l’esposizione alla musica punk mentre lavoravano insieme nel negozio.

L’ingresso nel mondo della musica

John Gillis fonda il suo primo gruppo, i Two Star Tabernacle, con il suo amico Dan John Miller alla fine degli anni ’90 prima di decollare per unirsi a vari gruppi a Detroit, tra cui The GO.

Questa avventura musicale termina quando viene escluso dal gruppo. Non è il primo artista che conosciamo che viene escluso dal gruppo, vogliamo parlare di Ozzy Osborne o di Lemmy Kilmister?

Ad ogni modo John decide di fondare un nuovo gruppo, The White Stripes, con sua moglie Meg White. E’ John a prendere il cognome della moglie, uno dei motivi per cui amo quest’uomo. Per molto tempo si era vociferato che i due fossero fratelli ma, in realtà, sono stati sposati, dal 1996 al 2000.

Nel marzo 2000, Meg e Jack divorziarono. Essendo in questo momento piuttosto sconosciuti al mondo intero, decidono di comune accordo di comunicare ai giornalisti che sono fratello e sorella al fine di preservare l’attenzione delle persone sulla loro musica e non sulla loro vita privata.

È questa scelta che, per anni, e a volte anche oggi, ha confuso il carattere della relazione tra Meg e Jack. Le teorie stavano spuntando ovunque tra i giornalisti.

Grazie a questo gruppo Jack ha successo negli Stati Uniti ma anche a livello internazionale. Nel 2003, la band ha pubblicato il singolo Seven Nation Army, la cui intro alla chitarra ha portato Jack White ad essere nominato uno dei migliori 100 chitarristi del mondo dalla rivista Rolling Stones.

Jack White con i White Stripes tiene centinaia di concerti, vari album (lista a seguire) e la notorietà di un gruppo di punta della scena rock degli ultimi anni.

  • 1999 – The White Stripes
  • 2000 – De Stijl
  • 2001 – White Blood Cells
  • 2003 – Elephant
  • 2004 – The Legendary Lost Tapes
  • 2005 – Get Behind Me Satan
  • 2007 – Icky Thump

Dopo i White Stripes

Quando il gruppo si è sciolto nel 2011, Jack White spiega sul sito ufficiale del duo: “Il motivo non è dovuto a differenze artistiche o alla mancanza di voglia di continuare, né a problemi di salute poiché sia ​​Meg che Jack sono in buona salute. è per una miriade di ragioni, ma soprattutto per preservare ciò che è bello e speciale nella band e farlo rimanere tale“.

Successivamente, Jack White avrà diversi progetti tra cui due nuovi gruppi. Prima i The Raconteurs con un buon amico Brendan Benson e anche Jack Lawrence e Patrick Keeler, poi con i The Dead Weather formati da Jack White e Alison Mosshart, Dean Fertita e ancora Jack Lawrence.

Il primo gruppo è la base di tre splendidi album Broken Boy Soldiers (2006), Consolers of the Lonely (2008) e Help Us Stranger (2019). Anche con il secondo “supergruppo” escono tre album. Anche qui il suono molto diretto.

La notevole differenza tra The White Stripes, The Raconteurs e The Dead Weather, al di là delle sottigliezze musicali ovviamente, è la composizione di quest’ultimo gruppo. Infatti, Jack fa qualche passo indietro rispetto alla sua solita posizione da chitarrista per mettersi alla batteria e cori mentre Alison Mosshart è alla voce solista e Dean è alla chitarra.

Jack White solista

La carriera solista di Jack White inizia a partire dal 1999, quando ha occasione di collaborare con numerosi artisti: The Walker-White Trio, The Soledads Brothers, The Hentchmen, The Detroit Cobras, The Von Bondies, Whirlwind Heat, Thee Jenerators’, The Fells, Blanche, Mark Ronson, Loretta Lynn, Beck, Brendan Benson. 

Più tardi pubblica 3 album da solista. Ma non è tutto.

Nel 2001 fonda la casa discografica Third Man Records a Detroit. Il nome dell’etichetta nasce dal film Il terzo uomo, con Orson Welles. Successivamente la sede viene trasferita a Nashville, patria della musica country. L’edificio della sede è anche un negozio e uno studio di registrazione con una saletta da 150 posti.

Nel 2003 Jack ottiene una parte nel film Ritorno a Cold Mountain, e partecipa anche alla sua colonna sonora. All’artista viene richiesto di incidere cinque canzoni, tre delle quali verranno cantante anche durante il film. White si dichiara molto felice di aver avuto l’opportunità di far saggiare al pubblico un po’ di musica folk. Pare da questo film sia nata una relazione con l’attrice Renée Zellweger, durata per qualche tempo.

Qualche anno più tardi, per confermare la passione di Jack per il cinema, nel 2008 duetta con Alicia Keys nella canzone Another Way to Die, colonna sonora del film James Bond Quantum of Solace.

Nell’estate del 2009 partecipa al documentario musicale It Might Get Loud, incentrato sulle tecniche di utilizzo della chitarra elettrica. Insieme a lui, vengono intervistati Jimmy Page dei Led Zeppelin e The Edge degli U2. Durante lo stesso documentario White incide il suo primo singolo in soli dieci minuti, mentre viene ripreso dalla telecamera. Il nome della canzone è Fly Farm Blues, disponibile su iTunes in versione digitale dall’Agosto 2011 e acquistabile in vinile dalla Third Man Records.

Perché amiamo Jack White?

Perché Jack White è un polistrumentista convinto del rock moderno. Il suo modo di suonare lacerato, sporco e impulsivo fa bene allo spirito.

In un’era dove la strumentazione si interseca sempre di più con la tecnologia, Jack White riesce ad essere contemporaneo riproponendo sonorità “storiche”. La lista delle sue chitarre “vintage” é variegata. Vi lasciamo un link dove potrete ammirare e sbavare sulla collezione di chitarre di Jack: https://www.groundguitar.com/jack-white-guitars-and-gear

E perché, con il suo talento, non ti lascia indifferente. E’ quasi inumano saper fare con successo tutto quello che sa fare, ma poi invece è molto umano.

Una prova della sua “umanità” è l’ossessione per il numero 3, ossessione arrivata per colpa del lavoro in tappezzeria.  I colori dei White Stripes sono tre: bianco, rosso e nero. Uno dei loro brani più noti si intitola The Big 3 Killed my Baby, composto da un testo con tre versi per tre strofe, in cui la parola tre viene ripetuta più volte. Quasi dantesco a pensarci!

Anche le canzoni blues tradizionali sono formate da tre frasi per verso, regola presente anche in diverse canzoni dei White Stripes. In aggiunta, Jack è solito autografare con la firma ‘Jack White III.

Lo amiamo anche perché si è preso una denuncia per rissa, ma anche per la sua attività filantropica. White ha infatti fornito sostegno finanziario alle istituzioni della sua città natale, Detroit, dai campi da Baseball ai teatri. 

In aggiunta, la National Recording Preservation Foundation ha ricevuto un dono di $ 200.000 da White per ripristinare e preservare registrazioni sonore deteriorate. 

Il 3 maggio 2019, la Wayne State University di Detroit, nel Michigan, ha conferito a White una laurea honoris causa in lettere “per la sua dedizione a Detroit e per i contributi significativi alle arti come uno degli artisti più prolifici e rinomati degli ultimi due decenni” .

L’arte si ama e si sostiene. Jack ama l’arte e la sostiene. Noi amiamo Jack White…è semplice.

#eccentric

#steadyasjackgoes

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