God save Alexander McQueen

Alexander Mcqueen libro con accessori Zoa Studio
Alexander Mcqueen libro con accessori Zoa Studio

Con Alexander McQueen dedichiamo, per la prima volta, un articolo ad uno stilista.

Leggendo la biografia di questo visionario artista, scomparso a soli 40 anni l’11 febbraio 2010, scopriremo una vita straordinaria, una storia “diversa” da tutte le altre, una di quelle che ci piace raccontare.

I primi anni

Lee Alexander McQueen (il suo nome per intero) nacque a Lewisham, Londra, il 17 marzo 1969. Il padre Ronald era un tassista e la madre Joyce era un’insegnante di studi sociali e genealogista. Alexander era il più giovane di sei fratelli. 

Il talento del giovane stilista si rivelò ben presto. All’età di 16 anni, infatti,  McQueen lasciò la scuola e andò a lavorare alla Anderson & Sheppard, nella famosa Savile Row. Dovete sapere che Savile Row è una via di Londra dove  hanno sede alcuni dei più importanti e conosciuti laboratori sartoriali del mondo, tra cui appunto Anderson & Sheppard.

Qui, il giovane Alexander McQueen confezionò abiti su misura per Mikhail Gorbaciov e il principe Carlo, ignaro che la sua vita lo avrebbe legato indissolubilmente alla monarchia inglese (continuate a leggere per scoprirlo).

Dal suo apprendistato, McQueen apprese sei metodi di taglio dei modelli e sviluppò il suo caratteristico e “affilatissimo” taglio sartoriale.  In aggiunta, dopo aver lavorato per un’altra sartoria e come costumista teatrale, McQueen collaborò con il designer giapponese Koji Tatsuno a Londra e poi con Romeo Gigli in Italia. 

Alexander McQueen alla conquista di Londra

Nel 1990 McQueen tornò a Londra e si iscrisse al college di moda Central Saint Martins , dove studiò fino al 1992. Per curiosità, il college è il più prestigioso del Paese e riconosciuto in tutto il mondo e annovera, tra i suoi alumni, non solo gli stilisti Stella McCartney (figlia di Paul) e John Galliano, ma anche i musicisti Joe Strummer e PJ Harvey e l’attore Pierce Brosnan

Per la tua tesi finale, McQueen allestì uno spettacolo così incredibile da attirare l’attenzione di Isabella Blow, una rinomata stilista londinese. Blow acquistò l’intera prima collezione di McQueen, cosa che non accade spesso ad un neo-diplomato.

Alla fine del percorso di studi, nel 1992, McQueen iniziò a lavorare in proprio, debuttando con un paio di pantaloni che hanno ridefinito il taglio tradizionale del capo. Questi pantaloni venivano definiti “bumster” perché tagliati così in basso da rivelare il fondoschiena (il portabiciclette, detto in maniera scherzosa!).

Questo capo portò McQueen al riconoscimento mediatico istantaneo. Dopo il lancio della sua prima collezione, lo stilista si trasferì a Hoxton dove lanciò la sua seconda e terza collezione, rispettivamente “McQueen’s Theatre of Cruelty” e “The Birds“.

I successi e le collaborazioni influenti

Nel 1996 Alexander McQueen venne nominato Designer britannico dell’anno e più tardi, quell’anno, fu assunto come capo designer di Givenchy. La sua prima collezione per il marchio non ebbe molto successo. 

Tuttavia ci furono delle collaborazioni importanti con il mondo della musica che ebbero diverso destino.  McQueen lavorò infatti alla copertina dell’album Homogenic della cantante islandese Bjork e addirittura diresse una delle canzoni dell’album Alarm Call

In aggiunta, disegnò i guardaroba per il tour 1996-97 del cantante David Bowie. Anche il cappotto che Bowie indossava sulla copertina del suo album Earthling fu disegnato da McQueen. Un capolavoro.

A proposito di capolavori, come riportata nel volume Sono l’uomo delle stelle, biografia di Bowie, non dimentichiamo l’intervista che la rivista Dazed and Confused autorizzò Bowie a fare a McQueen. Ve ne riportiamo alcune righe, per farvi capire il tono tra i due geni.

Bowie: Guardando il tuo lavoro direi che la sessualità gioca un ruolo importante nel tuo design.

McQueen: Bè, penso che sia il peggiore degli atteggiamenti mentali. La sessualità ti confina in uno spazio molto ristretto e, comunque, cercare di definire la propria sessualità è un processo spaventoso. Scoprire da che parte propendi, cosa ti scandalizza negli altri o chi alla fine ti accetta quando sei in cerca di amore. Devi percorrere tutti questi corridoi, e a volte può rivelarsi davvero pazzesco.

Oltre a Bowie e Bjork, McQueen ebbe la possibilità di vestire numerose icone della musica: Madonna, Courtney Love,  Tori Amos e anche Mick Jagger dei Rolling Stones. 

David-Bowie-is_Bologna-exibition
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Uno stile che fece scandalo

Già dal 1995, da una delle sue prime collezioni, chiamata “Highland Rape” (stupro scozzese praticamente), si era capito che lo stilista inglese aveva una personalità controversa, che gli valse il soprannome di “hooligan della moda inglese”. Questa sfilata scatenò accuse di misoginia per l’esibizione di modelle imbrattate di sangue e apparentemente brutalizzate che indossavano abiti a motivo scozzese con corpetti strappati e pizzo lacerato.

Qualche anno più tardi, nel 1998, la sua collezione autunnale causò non poche polemiche poiché McQueen aveva fatto sfilare la modella amputata Aimee Mullins, che camminava su gambe di legno finemente intagliate.

La sua sfilata più celebre fu quella della collezione Primavera / Estate 2001 “VOSS” in cui una modella nuda seduta su una chaise longue indossava una maschera antigas all’interno di un’enorme scatola di vetro contenente falene. All’inizio dello spettacolo, i muri caddero infrangendosi a terra, cogliendo tutti gli spettatori di sorpresa. 

Era evidente che McQueen aveva un debole per il dramma, orchestrando sfilate di moda provocatorie che hanno scioccato il pubblico. I suoi progetti audaci attiravano l’attenzione per le loro qualità cupamente romantiche e per gli elementi violenti e goth

Gli ultimi anni

Nel 2000 McQueen cedette una partecipazione di controllo del suo marchio a Gucci Group, pur mantenendo il controllo creativo.

Nello stesso anno McQueen sposò George Forsyth, un regista di documentari, a Ibiza. Ma l’unione non fu mai resa ufficiale poiché il matrimonio tra persone dello stesso sesso era illegale in Spagna a quel tempo. Si separarono dopo un anno e rimasero buoni amici.

L’anno successivo lo stilista iniziò a diversificare il suo proprio brand includendo i profumi, poi una collezione di abbigliamento maschile (per la quale il British Fashion Council lo nominò British Menswear Designer of the Year); e McQ , una linea prêt-à-porter dal prezzo più accessibile.

Nel 2003 venne addirittura nominato Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico, una grandissima onorificenza offerta dalla monarchia inglese.

L’11 febbraio 2010, Alexander McQueen  fu trovato impiccato in casa dalla sua governante e venne dichiarato morto dai medici arrivati poco dopo sul posto. I registri della polizia suggerivano un sovradosaggio di droga e tagli ai polsi con un pugnale cerimoniale. Grandioso e teatrale fino alla fine dei suoi giorni.

Il retaggio di Alexander McQueen

Il funerale di Alexander McQueen ebbe luogo il 25 febbraio 2010, presso la chiesa di St. Paul, a ovest di Londra, e le sue ceneri furono sparse nell’isola di Skye.

McQueen lasciò 50.000 sterline per i suoi cani da compagnia e 100.000 ciascuno per quattro enti di beneficenza, tra cui “Battersea Dogs and Cats Home” nel sud di Londra e “Blue Cross Animal Welfare Charity” a Burford, Oxfordshire.

La musicista pop Lady Gaga gli ha dedicato una canzone intitolata “Fashion of His Love“, contenuta nell’edizione speciale del suo album “Born This Way”. Lady Gaga è sempre stata una grande fan del lavoro dello stilista britannico, e lo aveva indossato varie volte. Non dimentichiamo le iconiche calzature Armadillo nel video di Bad Romance

Una mostra postuma del lavoro di McQueen intitolata “Savage Beauty” è stata ospitata al “Metropolitan Museum of Art” di New York nel 2011. L’esibizione ha battuto il record di presenze per quanto riguarda le mostre di moda ed è diventata una delle mostre più visitate del museo.

Di recente, nel 2018, è uscito McQueen, un documentario sulla vita e sulla carriera di questo visionario artista.

Dopo la sua morte, il direttore creativo della maison è diventata Sarah Burton, già assistente di McQueen dal 1996. Attraverso la Burton, il sodalizio tra McQueen e la monarchia britannica si è rinsaldato anche dopo la scomparsa dello stilista.

Infatti Kate Middleton nel corso degli anni ha molto spesso indossato modelli del brand McQueen. In primis nel giorno delle sue nozze e poi per appuntamenti importantissimi: dal matrimonio della sorella Pippa a quello di Harry e Meghan, passando dai battesimi dei tre figli.

Non c’è altro da aggiungere. Alexander McQueen non si può dimenticare. Long live McQueen.

#hooliganofenglishfashion

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