L’originale Thelonious Monk

Illustrazione di Zoa Studio con profilo di Thelonious Monk
Illustrazione di Zoa Studio con profilo di Thelonious Monk

Se un paio di settimane fa abbiamo parlato del “padre dello shock rock”, Alice Cooper, oggi vi intratteniamo con l’”high priest” della musica jazz, Thelonious Monk. Immaginate delle spazzole che percuotono dei cimbali e qualche nota di piano, alla Whiplash per intenderci, ed entrate insieme a noi nel per perfetto mood per omaggiare questo incredibile pianista nell’anniversario della sua scomparsa.

Thelonious Monk verso il successo

Thelonious Sphere Monk nacque il 10 ottobre 1917 (in piena Prima Guerra Mondiale) a Rocky Mount, nella Carolina del Nord. Il piccolo Thelonious aveva solo quattro anni quando sua madre e i suoi due fratelli, Marion e Thomas, si trasferirono a New York City. Il padre, Thelonious, Sr., li raggiunse tre anni dopo, ma per motivi di salute dovette rientrare in North Carolina. Mentre si trovava con i figli, Thelonious senior suonava spesso l’armonica e il pianoforte, cosa che probabilmente influenzò gli interessi musicali del figlio.

E come tanti degli artisti di cui abbiamo parlato, (ultimo dei quali Alexander McQueen per la moda la scorsa settimana), il giovane Monk si rivelò un prodigio musicale oltre che un bravo studente e un discreto atleta. Studiò all’inizio brevemente la tromba, ma poi trovò la sua strada nel pianoforte a soli nove anni.

Nella sua prima adolescenza, suonava sia il piano a feste private che l’organo in una chiesa battista locale, e si diceva che avesse vinto diversi concorsi amatoriali. Ammesso alla Peter Stuyvesant, una delle migliori scuole superiori della città, Monk lasciò gli studi alla fine del secondo anno per dedicarsi alla musica. Intorno al 1935, iniziò a lavorare come pianista per un evangelista itinerante e guaritore (come quelli che si vedono in tv per capirci).

Dopo due anni di tour con il guaritore, Monk formò il suo quartetto e suonò in bar e piccoli club fino ai primi mesi del 1941, quando il batterista Kenny Clarke lo assunse come pianista fisso alla Minton’s Playhouse di Harlem.

La rivoluzione bebop

Il Minton’s, secondo la leggenda, fu il luogo in cui iniziò la “rivoluzione bebop“. Le jam session after-hour al Minton’s, insieme a simili incontri musicali in altri locali, attirarono una nuova generazione di musicisti pieni di nuove idee, in particolare Charlie Parker e Dizzy Gillespie, per citarne un paio.

Tuttavia, per quanto Monk abbia contribuito a cominciare la rivoluzione bebop, ha anche tracciato un nuovo corso per la musica moderna che pochi erano disposti a seguire. Mentre la maggior parte dei pianisti dell’era bebop suonava accordi sparsi con la mano sinistra ed enfatizzava le note veloci, Monk combinava una mano destra attiva con una mano sinistra altrettanto attiva, utilizzando l’intera tastiera.

In aggiunta, in un’epoca in cui assoli veloci e virtuosismi pianistici erano all’ordine del giorno, Monk era famoso perché capace di utilizzare anche il silenzio. Come compositore, Monk era interessato a creare un’architettura completamente nuova per la sua musica, in cui armonia e ritmo si fondevano perfettamente con la melodia.

Monk introdusse melodie spigolose e accordi dissonanti addolcendole con l’eleganza del suo tocco. Il jazz entrato nella sua alta modernità, assunse un disprezzo modernista per le convenzioni. Fu Monk a dare il La: “suoni quello che vuoi tu, e lasci che sia il pubblico ad afferrare quello che tu stai facendo – anche se ci vogliono 15 o 20 anni”.

Per i giovani compositori americani attenti e nuovi sviluppi e privi di preconcetti, i decenni della guerra fredda furono soprattutto l’era del Be-bop e del jazz moderno. Insieme a Monk, Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane e Charles Mingus oltrepassarono i confini dello swing per creare una musica imperturbabilmente “cool” e che sprizzava libertà.

Il primo contratto discografico e le critiche

Tuttavia, nonostante il suo contributo allo sviluppo iniziale del jazz moderno, Monk rimase piuttosto marginale durante gli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta. La maggior parte dei critici e molti musicisti inizialmente infatti erano ostili al suono di Monk. La Blue Note, che all’epoca era ancora una piccola etichetta discografica, fu la prima a firmargli un contratto. Così, quando entrò in studio per condurre la sua prima sessione di registrazione nel 1947, aveva già trent’anni. Alla fine, sebbene le registrazioni al Blue Note siano oggi viste come alcune delle sue più grandi, al momento della loro uscita si rivelarono un fallimento commerciale.

Le critiche, ovvio frutto della cattiva informazione, limitavano le opportunità di lavoro di Monk, di cui aveva disperatamente bisogno, specialmente dopo il suo matrimonio con Nellie Smith nel 1947 e la nascita di suo figlio, Thelonious, Jr., nel 1949. Monk trovò lavoro dove poteva, ma non volle mai scendere a patti e cambiare la sua visione della musica.

Gli anni 50

La sua già precaria situazione finanziaria prese una brutta piega nell’agosto del 1951, quando fu arrestato ingiustamente per possesso di stupefacenti.

Per questo motivo a Monk venne tolta quella sorta di “licenza” rilasciata dalla polizia senza la quale i musicisti jazz non potevano esibirsi nei club di New York. Monk non poté più suonare neppure nella sua città natale per i successivi sei anni. Tuttavia, riuscì comunque a suonare, facendo concerti fuori città e nascondendosi sotto l’etichetta Prestige (1952-1954), che includeva performance memorabili con Sonny Rollins, Miles Davis e Milt Jackson.

Nell’autunno del 1953 a Monk nacque una figlia, Barbara, e l’estate successiva attraversò per la prima volta l’Atlantico per suonare al Paris Jazz Festival. Durante il suo soggiorno nella capitale francese, Monk registrò il suo primo album da solista, che iniziò a renderlo uno dei pianisti solisti più originali del secolo.

Nel 1955, Monk firmò con una nuova etichetta, Riverside, e registrò diversi album eccezionali che attirarono l’attenzione della critica, in particolare Thelonious Monk Plays Duke Ellington, The Unique Thelonious Monk, Brilliant Corners, Monk’s Music e il suo secondo album solista, Thelonious Monk Alone. Nel 1957, con l’aiuto della sua amica e talvolta mecenate, la baronessa Pannonica de Koenigswarter, riottenne la licenza per suonare. Da quel momento in poi, la sua carriera iniziò a decollare.

Gli anni 60 e l’arrivo della fama

Thelonious Monk si esibì con una band di tutto rispetto al Lincoln Center (1963) e al Monterey Jazz Festival, e il quartetto fece un tour in Europa nel 1961 e in Giappone nel 1963. Nel 1962, Monk aveva anche firmato con la Columbia Records e nel febbraio del 1964 diventò il terzo musicista jazz nella storia sulla copertina di Time Magazine.

Tuttavia, con la fama arrivò anche la crescente attenzione dei media verso le presunte eccentricità di Monk. Le storie del suo comportamento dentro e fuori dal palco spesso oscuravano critiche più costruttive sulla sua musica.

I media inventarono infatti la figura del solitario, ingenuo, idiota sapiente Monk. Il suo impegno per l’originalità in tutti gli aspetti della vita – nella moda, nel suo uso creativo del linguaggio e nell’economia delle parole, nel suo umorismo pungente, anche nel modo in cui ballava lontano dal pianoforte – portò fan e a definirlo recluso e addirittura pazzo. Ma Monk venne frainteso.

A differenza degli stereotipi popolari del musicista jazz (o della rock star potremmo aggiungere), Monk amava riposarsi una volta finito di suonare e, soprattutto, era devoto alla sua famiglia. Scrisse canzoni giocosamente complesse per i suoi figli: “Little Rootie Tootie“, “Boo Boo’s Birthday” e “Green Chimneys” e anche una canzone di Natale.

Durante gli anni ’60, Monk ottenne notevoli successi con album come Criss Cross, Monk’s Dream, It’s Monk Time, Straight No Chaser e Underground. Ma poiché i dischi Columbia / CBS perseguivano un pubblico più giovane e orientato al rock, Monk e altri musicisti jazz cessarono di essere una priorità per l’etichetta. L’ultima registrazione di Monk con la Columbia fu una sessione nel novembre del 1968, che si rivelò un fallimento sia artistico che commerciale.

Il 1968 e Palo Alto

Sempre nel 1968, in autunno, il sedicenne Danny Scher aveva invitato il protagonista di oggi e il suo quartetto ad esibirsi presso la sua scuola superiore a Palo Alto, in California.

Non dimentichiamo che il 1968 era stato un anno di grandi tensioni negli Stati Uniti, segnato dalle uccisioni di Martin Luther King e Robert Kennedy, dalle rivelazioni di quanto veniva compiuto in Vietnam, con proteste e rivolte in tutto il Paese.

Anche a Palo Alto queste tensioni, anche di carattere razziale, si facevano sentire. Tuttavia il concerto si svolse e il custode della scuola lo registrò. Nel 2010 finalmente la pubblicazione di questa registrazione; 52 anni dopo abbiamo avuto così l’occasione di ascoltare un inedito Thelonious Monk.

Il figlio di Monk, Thelonious Jr, batterista, ha definito “Palo Alto” come una delle migliori registrazioni del padre. Quel padre capace di lasciare da parte tutti i suoi impegni di musicista all’apice della carriera per ascoltare l’appello di un sedicenne amante del jazz.

Gli ultimi anni e il lascito di Thelonious Monk

Il disinteresse della Columbia di fine anni 60 e il peggioramento della salute di Monk tenevano il pianista fuori dallo studio. Negli anni successivi, Monk accettò meno impegni e registrò ancora meno. Il suo quartetto comprendeva i sassofonisti Pat Patrick e Paul Jeffrey, e suo figlio Thelonious, Jr. subentrò alla batteria nel 1971.

Nello stesso anno fino al 1972, Monk fece un tour con i “Giants of Jazz“, una sorta di super-gruppo revival bop composto da Dizzy Gillespie, Kai Winding, Sonny Stitt, Al McKibbon e Art Blakey. L’ultima apparizione pubblica risale al luglio del 1976. Con il passare del tempo la malattia fisica, la stanchezza e probabilmente l’esaurirsi della creatività convinsero Monk a rinunciare del tutto a suonare.

Passò gli ultimi sei anni di vita dall’amica e benefattrice Baronessa Pannonica de Koenigswarter.  Il 5 febbraio 1982, il jazzista venne colpito da un ictus e non da quel momento non riprese mai conoscenza. Dodici giorni dopo, il 17 febbraio, morì.

Dalla morte, Monk venne inserito nella Grammy Hall of Fame, aggiunto al National Recording Registry della Biblioteca del Congresso e riportato su un francobollo degli Stati Uniti.

Oggi Thelonious Monk è ampiamente accettato come un vero maestro della musica americana. Le sue composizioni costituiscono il nucleo del repertorio jazz e sono eseguite da artisti di molti generi diversi. È diventato il soggetto di premiati documentari, biografie e studi accademici, omaggi televisivi in prima serata. È stato creato un istituto a suo nome, il Thelonious Monk Institute of Jazz, per promuovere l’educazione al jazz e per formare e incoraggiare le nuove generazioni di musicisti.

Un giusto tributo ad un artista che è stato sempre disposto a condividere la sua conoscenza musicale con gli altri, aspettandosi in cambio solo impegno e originalità.

#musicandcommittment

#andallthatjazz

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