Joe Strummer, London is calling

The Clash documentario, London Calling album, stampa Zoa Studio
The Clash documentario, London Calling album, stampa Zoa Studio

Il 22 dicembre 2002, appena compiuti 50 anni, si spegne nel Sussex Joe Strummer, leader di una delle poche band che hanno cambiato la storia della musica, i The Clash. La sua storia, e quella del gruppo, sono caratterizzate da una parola molto significativa, che è fusione. Fusione di persone, di colori, di suoni, di culture e di influenze, sia nelle storie personali dei membri della band che in quella della band stessa. Ve lo raccontiamo.

John Mellor diventa Joe Strummer

Joe Strummer non nacque in Inghilterra quel 21 agosto 1952, come si potrebbe pensare vista la “britishness” dei suoi The Clash.  Ankara é dove Joe nacque, con il nome di John Graham Mellor, secondogenito di Ronald Mellor, un diplomatico britannico nato in India e di Anna Mackenzie, un’infermiera scozzese. A causa del lavoro e degli impegni paterni, John studia in vari Paesi prima di rientrare in madrepatria. Vive infatti in Turchia, in Egitto, in Messico e anche in Germania.

È proprio lui stesso, una volta trasformato in Joe Strummer, a dire “Ho avuto un’esistenza itinerante tra luoghi differenti. In Messico ho anche frequentato per due anni una scuola di lingua spagnola. In ogni situazione noi eravamo guardati come fenomeni da baraccone. Ho fatto il pieno di immagini e di suoni in posti davvero strani. Da bambino ho avuto diverse cose piuttosto bizzarre”. Apparve evidente fin dagli inizi della sua carriera che Joe Strummer avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare l’idolo di diverse culture e delle masse, perché le comprendeva. Per una band sarebbe stato il leader perfetto, e lo divenne ben presto.

L’esordio musicale di Joe Strummer alla vigilia di The Clash

Il primo strumento di Strummer (uno scioglilingua a leggerlo velocemente) fu un basso artigianale costruito da un amico, batterista dei 999. Dopo aver lasciato la scuola, Joe, che peraltro non eccelleva in ambito accademico, diventa amico di un busker che lo convince a suonare la chitarra. È Strummer stesso a dire che all’inizio era negato per la musica. Gli piaceva molto ascoltarla ma non era portato alla sua produzione: “Durante il periodo scolastico ero completamente negato per la musica. Ero convinto che soltanto degli esseri mitici, dotati di poteri superiori, potessero fare musica”.

Dopo la parentesi con l’amico busker, in cui si faceva chiamare Woody (in onore di Woody Guthrie), Joe Strummer prese a suonare l’ukulele, insieme al violinista folk Tymon Dogg, che sarebbe diventato poi suo futuro compagno nei 101’ers. Ottiene un discreto successo esibendosi nei pub di Londra con questa band e ne assume la leadership come frontman. E’ in questo periodo che si auto-affibbia il soprannome di Strummer, dall’inglese to strum, che significa strimpellare. Quindi John Mellor, abbandonato il precedente soprannome di Woody, diventa Joe lo Strimpellatore…Joe Strummer.

Durante il periodo di attività con i 101’ers, nel 1975 per essere precisi, Strummer acquista una Fender Telecaster del 1966, decorata originariamente con tre colori differenti. Dopo essersi unito ai The Clash, cosa che accadrà nel 1976, Joe ridipinge lo strumento di nero e lo ricopre di adesivi, utilizzandolo per tutta la durata della sua carriera con i Clash ma anche con i Mescaleros.

L’aneddoto legato all’acquisto di questa chitarra leggendaria è altrettanto leggendario. Nel 1975 Strummer sposa Pamela Moolman, una ragazza sudafricana, in modo che lei potesse ottenere la cittadinanza britannica. Con i soldi ottenuti per l’accordo (120 sterline) Strummer acquista questa mitica Fender Telecaster.

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La chitarra Fender di Joe Strummer

The Clash

Gli esordi

Dopo aver assistito ad un concerto dei Sex Pistols , Joe Strummer rimane folgorato dal genere punk anche se, ad essere onesti, il punk riguarda solo i Clash prima maniera, perché la band ha il merito, forse più di tantissime altre, di aver creato una commistione di generi, una fusione artistica vista poche volte prima nel panorama rock’n’roll (Perché si chiama Rock and Roll). Bernie Rhodes, manager della band, trova alcuni talenti per contrastare i conosciutissimi Sex Pistols di Malcolm McLaren.

Paul Simonon, bassista, è il primo ad entrare nella band perché aveva una sorta di X Factor, visto in lui mentre accompagnava il batterista Topper Headon ai provini. Joe Strummer venne preso solo più tardi, perché in lui venne vista una commistione culturale, un’intelligenza “nell’abbattere i muri” e i preconcetti.

L’abbattimento dei muri, le accuse contro il governo britannico che non sapeva dare stabilità economica al Paese, la disoccupazione giovanile, le tensioni razziali, l’apatia della politica erano tutte tematiche già trattate dai Sex Pistols, ma mai con l’intelligenza portata per l’appunto dai Clash e in particolare da Joe Strummer che, vista la sua particolare storia personale, comprendeva e incarnava le lotte e i tumulti dell’epoca. Pensiamo ad esempio a White Riot, un brano contenuto nel primo album della band, The Clash (1977), che invitava i bianchi a reagire, non contro i neri ovviamente (Strummer era pure mezzo indiano a volerla dire tutta), ma contro il sistema. Gli inglesi non erano abituati a quel tipo di musica e ne restarono abbagliati. Non ebbe successo quando lanciato sul mercato americano, perché non era quello il pubblico a cui lo spirito tipicamente British della band “parlava”.

Discografia

Negli anni successivi i Clash si avvicinano alla cultura rasta, creando un patto di solidarietà tra generi musicali. Per molti la band diventò un vero e proprio mito, destinato a durare, per la capacità di fondere generi musicali apparentemente contrastanti (Clashing, in inglese).

L’anno successivo, 1978, esce il secondo album della band britannica, Give ‘Em Enough Rope. Per il terzo dobbiamo aspettare il 2 febbraio del 1979, quando si spegne Sid Vicious ( Punk is not dead, yet) dei Sex Pistols, amico intimo di Joe Strummer. Per rendergli omaggio i Clash compongono il terzo, famosissimo, album: London Calling, contenente l’omonima traccia. Quest’anno ricorre il 40esimo anniversario dall’uscita di questo capolavoro musicale, continuate a leggere fino alla fine per scoprire tutte le iniziative fatte dalla città di Londra e non solo.

Nel 1980 esce Sandinista! Il nome deriva dall’organizzazione di guerriglieri del Nicaragua che avevano destituito il presidente l’anno precedente. Margaret Thatcher tentò di proibire l’uso della parola Sandinista, cosa che diede alla band ispirazione per il titolo dell’album.

Nel 1982 esce invece Combat Rock, penultimo album della band, il più famoso, contenenti tracce quali Rock the Casbah e Should I Stay or Should I Go.

Purtroppo i problemi all’interno della band e i cambi continui di produttore per la realizzazione dei vari album si fanno sentire e, dopo la pubblicazione dell’ultimo album nel 1985 (Cut the Crap….nomen omen a volerla dire tutta), la band si scioglie.

After the Clash

Dopo lo scioglimento dei Clash, la popolarità di Strummer non accennò a diminuire, cosa che fece storcere il naso a molte persone. Stette a sentire le critiche della gente per le sue scelte, ma Strummer andò avanti. Si riconciliò anche con il collega Paul Jones, e insieme produssero il secondo album dei Big Audio Dynamite nel 1986. Strummer compare anche in un film di Alex Cox, “Straight to hell” e alla fine degli anni 80, si unì ad una band di folk punk, i Pogues. Tenta la carriera solista per un po’ prima di formare il gruppo Joe Strummer & The Mescaleros nel 1999. Le canzoni più famose scritte dal gruppo sono la reinterpretazione di Redemption Song di Bob Marley e Coma Girl, pezzo del gruppo.

Nel 2001, ben 16 anni dopo lo scioglimento della band, il brand Levi’s utilizza la canzone Should I stay or Should I go per uno spot pubblicitario dal successo planetario, cosa che ricordò che i Clash erano ancora vitali ed influenti nel panorama musicale mondiale.

La morte di Joe Strummer

Da quello spot sembra quasi che i Clash fossero pronti a riunirsi. Ciò non accadde perché, dopo un concerto di beneficenza con Jones, Joe Strummer muore di infarto  a causa di una malformazione congenita al cuore nella sua casa nel Sussex. E’ il 22 dicembre 2002.

L’eredità dei Clash è talmente forte che possiamo dire aver influenzato tmoltissime produzioni musicali successive. Pensiamo ad esempio ai R.E.M, Nirvana, The Cure, Green Day, Pearl Jam e Franz Ferdinand solo per citarne alcuni, per l’utilizzo della strumentazione, per la commistione di generi, per i testi sovversivi. Influenzati dai Clash sono stati sicuramente anche i Rage Against the Machine, che hanno citato Joe Strummer tra i ringraziamenti nel loro primo cd.

In Italia, dal 2004 nel mese di dicembre, viene organizzato regolarmente il Tributo italiano a Joe Strummer. In un primo momento tenutosi a Bologna, poi è stato spostato a Milano e infine a Parma, dove tutt’oggi si svolge.

«Ho incontrato gente a cui il punk ha cambiato il modo di vivere. Mi sento come se avessi letteralmente incontrato ognuno di loro! Ed è la stessa storia anche per tutti loro: abbiamo cambiato il loro modo di pensare e influenzato le decisioni che hanno preso nella vita. Non è stata una faccenda di massa, la folla che assalta il palazzo. Piuttosto, un sacco di individui che hanno afferrato qualcuna delle cose che stavamo strombazzando. Coi Clash è stato come scendere agli inferi e ritornare. Non puoi immaginare cosa abbiamo passato per fare i dischi che abbiamo fatto. Abbiamo dato il 110 per cento, ogni giorno. Ma quando incontri questa gente, persone che ti dicono che hai avuto qualche effetto sulla loro vita, allora senti che ne valeva assolutamente la pena.» (parole di Joe Strummer, tratte da The Pat Gilbert, The Clash, Death Or Glory)

I Clash oggi – London Calling 2019

Per celebrare il quarantesimo anniversario dell’album London Calling, uscito il 14 dicembre 1979, sono state organizzate una serie di iniziative: una mostra al Museum of London, un’edizione speciale dell’album in cd con un libro di 120 pagine di materiale inedito, un’edizione in vinile da 180 gr rimasterizzato e la proiezione al British Film Institute di “The Clash, Westway to the World”, il film documentario diretto da Don Letts nel 2000, a cui parteciperanno alcuni membri della band per una discussione moderata dallo stesso Letts. La mostra al Museum of London è stata allestita dal 15 novembre, con alcuni oggetti personali della band in esibizione, tra cui il taccuino di Joe Strummer e le prime bozze delle canzoni dell’album London Calling >>>  https://www.museumoflondon.org.uk/museum-london/whats-on/exhibitions/london-calling-40-years-clash

Un giro a Londra va sempre bene…London Calling, anyone answering?

#clashingkindofmusic

#fusionisunion

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