Memorie di una Geisha: una moderna Cenerentola?

Con Memorie di una Geisha preparatevi a fare un viaggio nelle tradizioni e nelle storie di un mondo molto distante dal nostro, sia in termini geografici che culturali.

E perché questo viaggio lo facciamo proprio oggi? Perché il 27 settembre 1997, quindi non troppo tempo fa, uscì il romanzo Geisha di Arthur Golden, da cui venne tratto il celeberrimo (e splendido, ma anche controverso) film Memorie di una Geisha. 

Indossate il vostro miglior kimono, magari sorseggiate un tè matcha, e lasciatevi raccontare questa storia. Scopriremo insieme perché Sayuri non è un personaggio che potrebbe raccontare la Disney. 

Memorie di una Geisha: la trama del libro

L’infanzia difficile di Chiyo

La storia inizia nel 1929 in Giappone, in un piccolo villaggio di pescatori. Chiyo e sua sorella Satsu vengono vendute dal padre e inviate a Kyoto, nel distretto di Gion. Una si ritrova in un okiya (casa della geisha) appartenente a Madame Nitta che si fa chiamare “Madre” come è tradizione degli okiya, l’altro in un bordello. Chiyo ha nove anni e la bellezza dei suoi occhi suscita la gelosia della geisha capo della casa, Hatsumomo, che teme che la piccola pescatrice diventi più influente di lei.

Chiyo fa amicizia con la giovane Zucca, una serva che lavora nell’okiya. Hatsumomo, la cui gelosia cresce nel tempo, cerca di rendere la vita di Chiyo un inferno. Il debito che la piccola Chiyo ha verso la signora Nitta aumenta sempre di più, fino a raggiungere una cifra così alta che le viene assicurata che sarà condannata a ripagarlo per tutta la vita.

Chiyo alla fine trova sua sorella Satsu. Le due bambine escogitano un piano per fuggire. Sfortunatamente, durante la sua fuga, Chiyo cade da un tetto. Non rivedrà mai più sua sorella. Le spese mediche si aggiungono ulteriormente al debito di Chiyo. Nitta decide di toglierle le lezioni di apprendistato per diventare una geisha, condannandola definitivamente a una vita di servitù.

Sconsolata, viene avvicinata da Iwamura Ken, presidente di Iwamura Electric, una grande azienda di apparecchiature elettriche. Questi le offre un gelato, il suo fazzoletto e alcune monete. Estremamente toccata da questo atto di gentilezza e rapita dalla bellezza e dalla grazia delle due geishe che l’accompagnano, Chiyo giura di diventare anche lei una geisha e ritrovare l’uomo che tutti chiamano “il Presidente”. Il pensiero dell’amore per lui la guiderà in ogni suo passo e le darà la forza e il coraggio per sopportare tutte le prove che le verranno incontro.

Da Chiyo alla geisha Sayuri

Poco dopo questo evento, Mameha, una delle migliori geishe di Kyoto, riesce a convincere la signora Nitta ad adottare Chiyo promettendo di ripagare il suo debito in brevissimo tempo. Per fortuna e convinta che la sfida che Mameha si pone sia insormontabile, Nitta accetta. Divenuta la “sorellina” di Mameha, Chiyo continua il suo apprendistato come geisha. Diventa gradualmente una delle geishe più famose del 20° secolo con il nome di Sayuri. Impara tutte le tecniche artistiche e sociali che una geisha deve padroneggiare: l’arte della danza, della musica, quella di indossare il kimono, di truccarsi e acconciarsi i capelli, di preparare e servire il tè. Soprattutto riesce, in un mondo di rivalità, ad essere apprezzata dagli uomini. Ma la gelosia di Hatsumomo brucia dentro di lei e usa la sua influenza per rovinare la reputazione di Sayuri.

Mameha decide di organizzare un piano per vendere il mizuage di Sayuri (la sua verginità) a un prezzo senza precedenti. Il suo obiettivo è che Sayuri attiri Nobu Toshikazu, che è il co-direttore della compagnia del Presidente, tanto da voler comprare il suo mizuage. Ma questo piano pone un problema per Sayuri, perché blocca tutte le possibilità di finire i suoi giorni con il Presidente.

Un altro fatto aggravante è che il Presidente sembra non riconoscerla più dal loro primo incontro. Nonostante tutto, il suo mizuage finisce per essere venduto a un prezzo record: Sayuri ripaga tutti i suoi debiti ma a spese di Zucca, da cui prende il posto che aveva tanto agognato nell’okyia. Tuttavia, la gloria di Sayuri, è destinata a durare poco. La seconda guerra mondiale la costringe a lasciare la città per rifugiarsi, grazie a Nobu, in un villaggio dove sarebbe rimasta per 4 anni, confezionando kimono. 

La fine delle guerra e della storia

Alla fine della guerra, Sayuri viene cercata da Nobu che la prega di tornare a Gion, per intrattenere il ministro e il vice Sato, l’unica persona che può rilanciare gli affari del Presidente, parzialmente distrutti durante la guerra. Le insegna anche che Sato vuole diventare il suo danna (un uomo che mantiene completamente una Geisha). Sayuri accetta con riluttanza, poiché si sente in debito con Nobu.

Tornata a Gion, si riunisce con Mameha e Zucca. Durante un viaggio alle isole Amami, Sayuri escogita un piano per umiliarsi volontariamente agli occhi di Nobu, che l’avrebbe dovuta vedere in compagnia del ministro. Così, avrebbe mantenuto tutte le sue possibilità con il Presidente. Chiede quindi l’aiuto di Zucca che doveva attirare Nobu in un luogo e a un’ora prestabiliti. Ma quest’ultima, ancora arrabbiata con Sayuri perché le aveva “rubato” l’okiya, decide di ingannare la sua fiducia facendo entrare il Presidente. Una Sayuri umiliata perde ogni speranza di conquistare l’amore del Presidente.

Tre giorni dopo il suo ritorno dalle Isole Amami, rattristata e condannata a stare tutta la vita con Nobu, con il quale ha un appuntamento in una casa da tè, non senza stupore si alza e vede che al posto di Nobu c’è lo stesso Presidente. L’uomo le rivela poi tutta la sua storia: aveva subito riconosciuto in Sayuri la giovane Chiyo che un giorno aveva consolato, ed era stato proprio lui a chiedere a Mameha di portarla fuori dall’okiya, molti anni prima. Le dice anche di sapere quali erano le reali intenzioni di Sayuri verso il ministro.

Sayuri finalmente confessa il suo amore, nascosto per più di 15 anni. La storia si conclude con una riflessione sulla sua vita a New York e sulle persone importanti per lei.

Le controversie del libro e del film

Vero lavoro antropologico, il libro descrive in dettaglio cos’è una geisha e denuncia alcuni pregiudizi su questa professione. In effetti, spesso paragonata alla prostituzione, la professione di geisha è in verità più simile a un’arte. 

L’autore Arthur Golden è stato molto ispirato dalle sue conversazioni con Mineko Iwasaki, una geisha di Kyoto che si è ritirata dalla professione all’età di 29 anni e che gli ha raccontato a lungo la sua esperienza. Insoddisfatta delle libertà che l’autore si è concesso nel suo romanzo (la presunta asta rituale della verginità dell’eroina in particolare), Mineko Iwasaki ha successivamente deciso di scrivere la sua autobiografia, La mia vita da geisha, al fine di ripristinare la verità su lo stile di vita tradizionale delle geishe.

Il libro Memorie di una Geisha ha cercato di ricreare il più fedelmente possibile il mondo in cui vivevano le geishe, così come i costumi della società giapponese dell’epoca. Per questo, tra l’altro, ha mantenuto alcuni termini giapponesi che non sono traducibili perché in realtà non hanno equivalenti in altre lingue. 

Anche il film del 2005 diretto da Rob Marshall, fedelissimo alla storia, ha ricevuto numerose critiche. Fra gli attori che recitano nel film soltanto tre sono giapponesi, mentre le interpreti femminili sono cittadine cinesi. 

Alcuni critici sono rimasti molto infastiditi dal fatto che le principali figure femminili del film non siano state interpretate da attrici di nazionalità giapponese, e che in particolare il ruolo centrale sia stato ricoperto da un’attrice cinese. In Cina, la scelta di interpreti di etnia cinese ha causato forte agitazione nella community online, dove molti utenti sono rimasti scontenti perché (erroneamente) hanno visto connazionali cinesi interpretare delle “prostitute”.

Perché ci piace Memorie di una Geisha

Ci sono tante ragioni che spiegano perché ci piace, le riassumiamo per punti:

  • L’immersione in un altro mondo e la scoperta di una parte della cultura giapponese.
  • Condividiamo la vita di Sayuri: ci racconta, in prima persona, la sua vita e osserviamo assolutamente tutto attraverso il suo punto di vista. Riusciamo a condividere i suoi pensieri, i suoi segreti e le sue speranze. 
  • Una bella e sorprendente storia d’amore: le usanze giapponesi sono molto diverse dalle nostre e questo romanzo ci insegna ad abbattere qualche pregiudizio, soprattutto quello legato alla differenza di età tra Sayuri e il Presidente.
  • Personaggi ricchi: ci sono molti personaggi interessanti, complessi, che ci fanno tifare per l’una o per l’altro. Si riesce a provare affetto per il Presidente così come per Mameha. Si odia Hatsumomo come da copione, anche se in fondo è un essere eminentemente tragico. Zucca fa compassione. Nobu ha un posto più difficile ma si apprezza per quello che è nonostante tutto, soprattutto con Sayuri. 
  • L’okiya. E’ come entrare in un universo parallelo fatto di relazioni personali, emozioni e dinamiche di potere, tutti al femminile. Ci ricordano le ancelle di Margaret Atwood.

In conclusione, a parte il fatto che racconta una bella storia, questo romanzo è un’occasione per tuffarsi in un mondo totalmente sconosciuto, una lettura al di fuori di tante cose che conosciamo. Si può sentire l’impronta di questa cultura molto diversa, seguire la vita turbolenta di Sayuri, scandita da grandi gioie e tragedie. Leggendo (o anche guardando il film) Memorie di una Geisha, si ha l’impressione di imparare, di arricchirsi, perdendosi tra le sue pagine o immagini.

E se ora, intrigati da questo articolo volete leggervi il romanzo vi consigliamo come sottofondo le sublimi musiche dell’omonimo film scritte e dirette da John Williams!

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