Sulla strada…con Jack Kerouac

Libro di Jack Kerouac Sulla Strada con astuccio e zaino Zoa Studio
Libro di Jack Kerouac Sulla Strada con astuccio e zaino Zoa Studio

Il 21 ottobre 1969 si spense la voce e l’anima della Beat Generation, Jack Kerouac. Oggi, a distanza di quasi 50 anni dalla scomparsa, percorriamo insieme la sua vita, le opere e il suo contributo al lavoro di numerosi artisti a lui e a noi contemporanei.

La vita di Jack Kerouak

I primi anni

Jack Kerouak nacque il 12 marzo 1922 a Lowell, una cittadina industriale nello stato del Massachussetts, da una famiglia di modeste condizioni, cattolica, di origine franco-canadese.  L’infanzia di Jack fu a tutti gli effetti normale, passata in una scuola cattolica, tra insegnamenti sul senso di colpa e sulla repressione nei confronti della sessualità ma nutrita di programmi radio, di fumetti e di letteratura popolare.

Tuttavia la stessa infanzia fu anche scossa da un evento molto doloroso per Kerouac: la morte del fratello Gerard. La cosa gli conferì una sensibilità particolare per il tema della morte e contribuì a rafforzare i rapporti con la madre.

Nel 1932, all’età di dieci anni, in seguito ad un trasferimento, Jack Kerouac venne iscritto alla Barlett Junior High School, dove ebbe parecchie difficoltà a comunicare in inglese e gli ci vollero diversi anni per diventare perfettamente bilingue.  Alla Barlett, Kerouac conobbe Sebastian “Sammy” Sampas, un ragazzo greco che condivise con Kerouac la passione per la letteratura, con il quale strinse una profonda e duratura amicizia.

La vocazione per la letteratura

La vocazione per la letteratura arrivò nel 1939, all’età di 17 anni, quando Kerouac frequentò la Columbia University a New York, a cui ebbe accesso grazie ad una borsa di studio per meriti sportivi. A causa di un incidente però, il giovane Jack non poté più dedicarsi allo sport e il suo interesse si rivelò nella letteratura, alimentato dalla frequentazione degli ambienti del Greenwich Village, rinomato quartiere di artisti, ribelli e bohémien.

Ed è qui che Jack incontrò William Borroughs, Allen Ginsberg e Neil Cassady, con cui farà tutte quelle esperienze personali e professionali di cui si nutrirà la sua arte. L’influenza maggiore arrivò da Neil Cassady, un giovane che aveva provato anche l’esperienza del riformatorio. Neil rappresentava, agli occhi di quei giovani della classe media in rivolta, un esempio di emarginazione autentica ed era per Kerouac fonte di ispirazione letteraria e motivo di proiezione di esperienze personali.

Le esperienze di viaggio

All’età di 20 anni, Kerouac si imbarcò su una nave della marina mercantile e viaggiò tantissimo: un viaggio che culminò nel 1957 quando scrisse la sua opera più famosa, Sulla Strada. Dall’America passò attraverso il Messico e poi fino a Tangeri, all’inizio con Neil Cassady e poi per conto proprio. In viaggio incontrò Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder e approfondì i rapporti con Burroughs e Ginsberg.

Per mantenersi fece lavori saltuari e, nel frattempo, si avvicinò al Buddismo. Tutti questi temi diventarono parte delle sue opere, cosa che vi racconteremo nei paragrafi successivi.

Nel corso degli anni però i rapporti con gli amici poeti si irrigidirono: Kerouac si isolò sempre di più e venne schernito dalla critica. Si distaccò via via anche dai vecchi amici, accusandoli di essersi fatti prendere in giro dal comunismo (parliamo degli anni della guerra in Vietnam). Dichiarò infatti il proprio patriottismo e si schierò in difesa dell’intervento americano nel Paese asiatico.

La morte

I rapporti difficili con gli amici e i colleghi, le critiche e la somma delle altre difficoltà portarono Jack Kerouac a gestire tutto con l’alcool. E nel 1968 si aggiunse un’altra tragedia: a febbraio il suo amico Neal Cassady venne trovato morto assiderato sui binari di una ferrovia; aveva preso barbiturici e alcolici.

Per tirarlo fuori dalla depressione, i cognati Nick e Tracy portarono Jack in Europa, ma lì non fece altro che uccidere i pensieri con l’alcool.

Rientrato tempo dopo negli Stati Uniti, precisamente in Florida, Kerouac continuò la sua corsa verso la morte a colpi di sbronze e risse da bar.

Il 20 ottobre 1969 si svegliò alle quattro del mattino in seguito all’ennesima sbornia. Verso mezzogiorno, mentre stava bevendo, accusò forti dolori addominali e vomitò sangue: cirrosi epatica. Kerouac, una volta all’ospedale, fu sottoposto a 26 trasfusioni e ad un’operazione chirurgica nel tentativo di contenere l’emorragia. Alle cinque e mezzo del mattino del 21 ottobre, senza mai aver ripreso conoscenza dopo l’intervento chirurgico, Jack Kerouac si spense a quarantasette anni.

Jack Kerouac viene sepolto nella nativa Lowell insieme alla moglie Stella, morta nel 1990.

Le opere

La mia opera forma un unico grosso libro come quella di Proust, soltanto che i miei ricordi sono scritti di volta in volta

Il primo romanzo di Kerouac è, curiosamente, quello rimasto inedito fino al 2003: Orfeo emerso. Già in questo libro vengono presentati i temi centrali della sua opera: l’amore, i conflitti tra amici, la ricerca della verità attraverso l’arte in tutte le sue forme.

Il primo scritto ufficiale di Kerouac risale al 1950 con la pubblicazione del romanzo intitolato La città e la metropoli

Nel corso dei suoi libri, che siano romanzi o raccolte di poesie, Kerouac racconta la saga dell’America contemporanea. La Leggenda di Duluoz, ultimo romanzo pubblicato e scritto prima della pubblicazione di Sulla Strada, comincia dai tempi dell’infanzia con Visioni di Gerard e Il Dottor Sax.

Maggie Cassidy narra invece dell’adolescenza dell’artista e delle esperienze alla Columbia University mentre Big Sur parla della natura nemica durante l’ultimo viaggio a San Francisco.

I Vagabondi del Dharma e Desolation Angels elaborano l’esperienza buddista dell’autore, nella ricerca sia umana che letteraria.

Di opere ce ne sono moltissime, parliamo di raccolte di racconti, raccolte di poesie, poemi e circa una ventina di romanzi, tra cui spicca il “manifesto beat”, Sulla Strada (On the road).

Sulla Strada

Narrato dal punto di vista del personaggio di Sal Paradise, quest’opera, per lo più autobiografica, descrive le avventure di Kerouac in un roadtrip (Route 66 anyone?) attraverso gli Stati Uniti e in Messico con Neal Cassady, che ha ispirato il personaggio di Dean Moriarty nel libro.

In un certo senso, la storia è figlia del classico Huckleberry Finn di Mark Twain, anche se in Sulla Strada il narratore (Sal Paradise) ha il doppio dell’età di Huck, e la storia di Kerouac è ambientata nell’America di circa cento anni dopo. La storia però è la madre di mille altre storie, il tema dell’avventura e del viaggio ha dato vita ad Easy Rider ad esempio.

Kerouac scrive l’intero romanzo in sole tre settimane in una lunga sessione di prosa spontanea (al prossimo paragrafo vi spieghiamo tutto) con l’utilizzo massiccio di droga e caffè, mostrando uno stile di scrittura originale, fortemente influenzato dal Jazz e successivamente dal Buddismo. 

Il metodo di Kerouac

A proposito di stile e metodo, possiamo affermare che non solo in Sulla Strada si può riscontrare una grande influenza dalla prolifica esplosione del Jazz, in particolare il genere Bebop stabilito da Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk e altri. Successivamente, Kerouac include idee che aveva sviluppato nei suoi studi buddisti.

Ha chiamato questo stile Prosa spontanea, una tecnica letteraria simile al flusso di coscienza. Il motto di Kerouac era “primo pensiero = miglior pensiero”, e molti dei suoi libri esemplificano questo approccio.  Le caratteristiche centrali di questo metodo di scrittura erano l’idea del respiro (preso in prestito dal jazz e dalla respirazione della meditazione buddista), l’improvvisazione di parole sulle strutture intrinseche della mente e del linguaggio e non modificando una singola parola.

Connesso con la sua idea di respiro troviamo l’eliminazione del periodo, preferendo invece usare un lungo trattino di collegamento. In quanto tali, le frasi che compaiono tra i trattini potrebbero assomigliare a frasette jazz improvvisate. Quando vengono pronunciate, le parole possono assumere un certo tipo di ritmo, sebbene nessuna di esse sia pre-meditata.

Gli elementi essenziali

In alcuni scritti ha esposto specificamente il proprio metodo di prosa spontanea, riassumendolo in un elenco di trenta “elementi essenziali”. Ne citiamo alcuni:

* 1. Quaderni segreti scarabocchiati e pagine dattiloscritte selvagge, per la tua gioia
* 2. Sottomesso a tutto, aperto, in ascolto
* 3. Cerca di non ubriacarti mai fuori casa tua
* 4. Sii innamorato della tua vita
* 5. Qualcosa che senti troverà la sua forma
* 8. Scrivi quello che vuoi senza fondo dal profondo della mente
* 13. Rimuovere l’inibizione letteraria, grammaticale e sintattica
* 15. Raccontare la vera storia del mondo in un monologo interiore
* 16. Il centro di interesse del gioiello è l’occhio nell’occhio
* 21. Lotta per abbozzare il flusso che già esiste intatto nella mente
* 22. Non pensare alle parole quando ti fermi, ma per vedere meglio l’immagine
* 25. Scrivi perché il mondo legga e veda le tue esatte immagini
* 28. Composizione selvaggia, indisciplinata, pura, che arriva da sotto, più folle è, meglio è
* 29. Sei sempre un genio

Perché Jack Kerouac è il padre della Beat Generation?

Come abbiamo detto qualche paragrafo fa, possiamo affermare che il senso della ricerca umana e letteraria, di cui Jack Kerouac si è fatto portavoce, si può racchiudere nell’aggettivo Beat, con il quale è riuscito a caratterizzare un’intera generazione.

Beat significa infatti diverso, emarginato, battuto e sconfitto, ma fatto deliberatamente, per combattere l’establishment e il mondo consumista. Beat però è anche il ritmo, quello del jazz sopra a tutti, che costituisce la prosa dello scrittore, ma anche il modello che implica il dover “suonare”  la propria arte senza risparmio (non vi ricorda un po’ Whiplash questa affermazione?), in una sorta di improvvisata jam session.

Ma beat è anche l’accezione data da Jack Kerouac in persona, come radice della parola “beatific”, la condizione che è stata l’oggetto di ricerca di tutta la sua vita e che, forse, non ha mai trovato. Quella concezione di estasi profonda, liberatoria che dà salvezza alla tragica identità umana.

Influenze di Kerouac e della Beat Generation

Come abbiamo raccontato prima, lo stile, la prosa nuova e disordinata, i temi descritti con franchezza ed il metodo di Kerouac, riassunti dal romanzo Sulla Strada, hanno influenzato generazioni di artisti, scrittori e musicisti. Tra gli artisti citiamo anche pittori perché, interessante curiosità, Jack Kerouac era attivo anche nella pittura e nella grafica.

Molto interessante è l’articolo http://www.openculture.com/2014/05/jack-kerouacs-poems-read-by-patti-smith-john-cale.html che racconta come nel 1997 alcuni artisti molto interessanti come Hunter S. Thompson, John Cale, Joe Strummer e Michael Stipe si siano riuniti per registrare l’album tributo a Kerouac: Kicks Joy Darkness, che mette in musica le sue poesie. A questi artisti si aggiunge anche Patti Smith, che canta la poesia The Last Hotel.

In conclusione, possiamo quindi affermare che, cominciando proprio con Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Neal Cassady, Gregory Corso, Peter Orlovsky, William Seward Burroughs, Lawrence Ferlinghetti fino ad arrivare a Patti Smith, il filo conduttore del “beat” arriva fino ai nostri giorni.

E’ l’anticonformismo l’elemento che più di tutti caratterizza questa gioventù ribelle, assieme al rifiuto delle regole, la disobbedienza civile, la libertà sessuale, l’interesse per le filosofie orientali e la creatività che influenza moda, musica e stili di vita, come quelli delle comuni dove non esisteva il possesso dei beni individuali come degli affetti.

E resta come miraglio di questa generazione “Sulla strada”, un’opera evergreen che continua ad accendere l’interesse di ogni generazione, simbolo di ribellione soprattutto interiore agli schemi e alle gabbie mentali imposte dalle società.

#beagenius

#beatit

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