Kay Nielsen, un artista “da favola”

Cavallo disegnato da Zoa Studio ispirato ai disegni di Kay Nielsen
Cavallo disegnato da Zoa Studio ispirato ai disegni di Kay Nielsen

Circa una sessantina di anni fa, il 21 giugno 1957, si spegneva Kay Nielsen, illustratore danese, popolare per la sua collaborazione con la Disney (in Fantasia ad esempio). Curiosamente non esiste una pagina in lingua italiana su Wikipedia, ma solo in inglese, quindi oggi vi raccontiamo noi di più su questo ingegno creativo, così come avevamo già fatto per altri illustratori suoi contemporanei come Harry Clarke o Alphonse Mucha.

Un mondo d’arte dalla nascita

Kay Nielsen nasce il 12 marzo 1886 a Copenhagen all’interno di una famiglia di artisti. Entrambi i genitori sono infatti attori, la madre una delle più osannate interpreti dell’epoca, il padre anche direttore di teatro.

Kay viene indirizzato alla scuola d’arte a Parigi fino al 1911, poi fino al 1916 si sposta in Inghilterra. Il primo lavoro che gli viene commissionato in questo Paese è un’illustrazione per un libro di favole. E’ il 1913 e gli vengono chieste 24 tavole a colori e 15 monocromo per In Powder and Crinoline, Fairy Tales Retold by Sir Arthur Quiller-Couch. Bisogna però ammettere che il concept iniziale per il progetto, incluso il titolo, è da attribuirsi ad un giovane Nielsen, non a Quiller-Couch.

Quest’ultimo ha affermato a proposito:

il genio del giovane artista che ha illustrato questo libro parlerà da sé, ma io spenderò qualche parola sul titolo, che è anche una sua invenzione“.

Altre illustrazioni importanti

Nello stesso anno a Nielsen viene commissionato un set di illustrazioni per accompagnare le storie di Charles Perrault, ad esempio per La Bella Addormentata nel Bosco e Cenerentola.

L’anno dopo, il 1914, é un anno particolarmente intenso per l’artista che produce almeno tre illustrazioni dalla vita di Giovanna D’Arco. Qualche anno più tardi queste illustrazioni verranno completate con una parte di testo tratto da The Monk of Fife. Da notare una peculiarità: ogni immagine di queste serie è accompagnata da un bordo “mille fleur”. Che cosa significa? Mille fleur è uno stile specifico, risalente alla tradizione arazziera medievale, in cui il fondo dell’immagine è contraddistinto da moltissimi piccoli fiori e piante. Mi raccomando di usare questa chicca quando andate al museo per un appuntamento culturale!

Nello stesso anno Nielsen si dedica all’illustrazione di fiabe per bambini. Potrebbe essere riduttivo pensare a grandi innovazioni fatte nel “mondo dei bambini” invece è da sottolineare come le illustrazioni di Nielsen fossero sottoposte ad un processo a quattro colori. Era invece tipico dell’epoca e tradizionale un processo a tre colori. Questo ovviamente rende le immagini de nostro protagonista di oggi molto più vive e vibranti.

E proprio questo particolare processo di colorazione viene usato nel 1914 per “East of the Sun and West of the Moon”.

East of the Sun and West of the Moon

Sono stato educato in una visione classica per quanto riguarda l’arte, ma ricordo di aver adorato i disegni e le sculture cinesi nella stanza di mia madre portati a casa dalla Cina da suo padre. E questo amore per le opere d’arte dell’Est mi ha seguito. Il mio girovagare artistico è iniziato con i primi italiani dalla Persia, dall’India, alla Cina.

Così Nielsen racconta parte della sua formazione. Questo interesse per l’Oriente  ha influito sulle silhouette dei personaggi e sulle ambientazioni delle sue opere, ma non solo. Uno dei suoi primi lavori, mai pubblicato, é “The Book of Death”, di chiara ispirazione mediorientale. Dal 1918 al 1922 lavora, senza mai vedere la luce a “Le mille e una notte”.

Nel 1914, solo un anno dopo “In powder and Crinoline” esce appunto “East of the Sun and West of the Moon”: un compendio di 25 tavole a colori e 21 monocromatiche. L’attenzione di Nielsen per questo lavoro si trasferisce a Nord, alle leggende e ai racconti popolari Norvegesi raccolti nel libro “Asbjørnsen and Moe”: una collezione universalmente riconosciuta con il nome dei due studiosi che l’hanno messa insieme.

Ma “East of the Sun and West of the Moon” é il luogo in cui Nielsen fa incontrare Oriente e Occidente: dove cavalli persiani attraversano la Alpi Scandinave, tramonti giapponesi riecheggiano il crepuscolo degli dei e in architetture arabeggianti  posano in maniera iconica personaggi appena usciti dalla Saga dei Nibelunghi.

Per descrivere il lavoro di Nielsen riportiamo uno stralcio della recensione del New York Times del 1914:

“Il signor Nielsen è un nuovo arrivato tra gli illustratori e merita un benvenuto reale, poiché le sue linee sono belle e ha una potente immaginazione, un senso del soprannaturale che lo rende particolarmente efficace nell’interpretazione delle curiose storie popolari norvegesi che riempie questo volume sontuoso “.

La tecnica e la carriera di Kay Nielsen

Kay Nielsen
Kay Nielsen

Torniamo al nostro protagonista di oggi per raccontarvi che nel periodo inglese entra in contatto con The Society of Tempera Painters. Grazie a questo club Kay Nielsen impara nuove tecniche e questo gli permette di ottimizzare il tempo per dipingere un’opera.

Nel 1917, prima di rientrare in Danimarca, Nielsen compie un viaggio a New York dove si tiene una mostra dei suoi lavori. A Copenhagen il protagonista del racconto di oggi lavora ad un’opera estensiva, The Arabian Nights, un progetto che non vede la luce se non dopo la morte di Nielsen.

Negli anni ’20 Kay Nielsen continua ad illustrare, nello specifico ricordiamo il contributo alle Fairy Tales by Hans Andersen. Le tales comprendono 12 pannelli a colori e oltre 40 monocromo. Ancora una volta viene utilizzata per i bordi la tecnica Mille Fleur, che ora conosciamo.

Passano alcuni anni, Nielsen prende più piede nel mondo dell’illustrazione, fino ad arrivare a Red Magic, un’opera completamente disegnata da lui. E questo è il trampolino che lo fa approdare negli Stati Uniti.

Key Nielsen alla Disney

Nel 1939 Kay Nielsen va a vivere in California, ma non va subito a lavorare per Disney. Sarà la raccomandazione di Joe Grant, artista americano e scrittore, a farlo approdare a The Walt Disney Company. 

Le illustrazioni di Nielsen vengono utilizzate per alcune sequenze del cartone capolavoro Fantasia. Possiamo tranquillamente definire la scena del demone di Mussorgsky “una delle più fighe scene di tutti i tempi”.

Lo stile personalissimo e concettuale fa sì che i suoi lavori vengano inclusi in molte delle opere della Disney. Addirittura vengono considerate le sue tavole per La Sirenetta. Purtroppo però Nielsen, ancora una volta, non fa a tempo a vedere il suo lavoro perché la produzione del cartone inizia nel 1989, oltre 30 anni dopo la sua morte.

Nielsen lavora alla Disney fino al 1941, quando viene licenziato. Sulla rottura con la Disney si legge in They Drew As they Pleased: The Hidden Art of Disney’s Musical Years quello che è realmente successo: “Quando la guerra ha chiuso i territori stranieri in cui Disney distribuiva, lo Studio ha cercato modi per limitare il costo delle produzioni future”, scrive l’autore Didier Ghez, “[Nielsen] ha scoperto che il suo perfezionismo dettagliato, un tempo così prezioso per Fantasia, era ora visto come una responsabilità “. Pare che Nielsen non avesse rispettato le scadenze di produzione, preferendo lavorare lentamente e lasciare che i suoi disegni si rivelassero a lui ai suoi tempi. Cosa non molto economica!

Gli ultimi anni di Kay Nielsen

Dopo essere stato licenziato dalla Disney, Kay Nielsen rientra brevemente in patria, ma i suoi lavori non ottengono comunque successo. Passa gli ultimi anni della sua vita a Los Angeles in povertà, lavoricchiando per qualche scuola e chiesa locale.

A peggiorare un quadro già critico, Nielsen contrae una tosse cronica che lo accompagna fino alla morte nel 1957. La moglie, Ulla, con cui Kay Nielsen era sposato da quando aveva 21 anni, muore l’anno successivo. Prima della sua morte, Ulla dona le ultime illustrazioni del marito all’artista Frederik Monkhoff, per esporle nei musei, cosa che non avviene.

Il riconoscimento come artista per Kay Nielsen arriva, come troppe volte, ben dopo la sua morte. Ad esempio ne sa qualcosa Van Gogh. O Antonio Ligabue. Noi del team Zoa Studio lo abbiamo constatato con i nostri occhi di recente durante un viaggio. Convinte di andare a vedere in un museo un’opera monumentale di Alphonse Mucha, scopriamo che non si trova più lì, perché non ha ancora trovato un nuovo posto a Praga, terra natia dello stesso artista.

Per chi volesse vedere celebrare le opere e il talento di Kay Nielsen , questo canale Youtube ha diviso per opera le sue illustrazioni, creando una playlist: https://www.youtube.com/playlist?list=PLBBD0C26C94AD79EB

#artenondimenticata

#celebriamoiltalento

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