Teatro La Fenice, figlio di incendi e di ambizione

Illustrazione di Zoa Studio per il singolo The Rising Phoenix di Eddie Thespot
Illustrazione di Zoa Studio per il singolo The Rising Phoenix di Eddie Thespot

Con questo articolo vi raccontiamo la storia del Teatro La Fenice, un edificio predestinato ad affrontare le fiamme. La Fenice infatti ha conosciuto diversi incendi nella sua storia e, come indica il suo nome, ha saputo risorgere dalle sue ceneri. Ultimo incendio il 29 gennaio del 1996, ecco perché ne parliamo proprio oggi.

Con il suo uccello mitologico come emblema, La Fenice è uno dei palcoscenici più famosi dell’Opera. Verdi vi creò in particolare la Traviata e il Rigoletto. Stravinsky, Britten o anche Prokofiev hanno composto opere per questo luogo. Ma, come annunciato, il Teatro La Fenice è stato segnato fin dalla sua nascita nel 1792 anche da ripetuti incendi. Che ora vi presentiamo.

La Serenissima e i teatri

Nei secoli XVII e XVIII la Serenissima conobbe un periodo di dinamismo culturale. Ricche famiglie veneziane iniziarono a finanziare i teatri per le opere da eseguire in pubblico. Le famiglie dimostravano la loro ricchezza con l’architettura di questi luoghi e la maestosità delle opere teatrali. Possedere un tale progetto significava colpire gli spiriti dell’intera città e del resto del mondo.

I Grimani sono una di quelle famiglie. Questi Patrizi fondarono nel XVII secolo uno dei più grandi teatri lirici drammatici dell’epoca: l’Opera San Giovanni Grisostomo.

Nel 1753, quando la fama della loro opera declinò in seguito alle rappresentazioni dell’opera più leggera – Opera buffa – Michiel Grimani decise di costruire il San Benedetto. Cerca di creare così ancora una volta la punta di diamante dell’Opera seria, quella drammatica. Ma ben presto la famiglia Grimani dovette affrontare la crisi economica e una crisi del genere lirico.

Nel 1766 Michiel Grimani fu costretto a cedere il San Benedetto alla Nobile Società dei Palchettisti e il teatro dell’opera venne addirittura bruciato pochi anni dopo nel 1773. Ricostruito, il San Benedetto passò definitivamente nelle mani della famiglia Venier nel 1786 in seguito ad un accordo giudiziario.

Nasce La Fenice

È dunque attraverso le fiamme che nasce il Teatro La Fenice. I Grimani e la Nobile Società di Palchettisti commissionarono all’architetto Gian Antonio Selva nel 1790 la costruzione di un nuovo teatro in una nuova sede. Alla famiglia non importava della decisione, presa qualche anno prima dai magistrati veneziani, di vietare l’erezione di un nuovo teatro senza il consenso del Consiglio. I magistrati furono irritati da questa follia costruttiva delle famiglie veneziane mentre la città attraversava difficoltà economiche. Alcune famiglie non potevano addirittura più pagare i propri dipendenti.

La Nobile Società di Palchettisti intitola quindi il suo teatro all’uccello mitologico risorto, la Fenice, in allusione alle sue contese legali e all’incendio del San Benedetto. Due anni dopo, nel 1792, i veneziani poterono finalmente assistere alle prime rappresentazioni in quello che sarebbe diventato uno dei teatri più riconosciuti al mondo. Chissà se tra questi c’era Casanova, che sarebbe morto 6 anni dopo.

Il Gran Teatro di Venezia si trova in Piazza San Fantin, a due passi da Piazza San Marco. Alla curva di un vicolo, appare l’edificio. Non molto alto e in stile neoclassico, il Teatro La Fenice sembra allontanarsi dalla magniloquenza del barocco. Ma dietro le sue mura, il teatro dell’opera nasconde un pomposo ambiente pieno di decorazioni rococò. Le numerose dorature e modanature si stagliano sull’apparente serenità del soffitto azzurro. La tradizionale forma a ferro di cavallo della sala consente agli spettatori di assistere alle esibizioni tanto quanto di essere visti. In linea con gli edifici veneziani, La Fenice ha due ingressi: una facciata principale, che è l’unica parte sopravvissuta agli incendi; e una facciata affacciata sul canale per consentire alle famiglie più abbienti di andarci in gondola.

1836: il Teatro La Fenice in cenere viene ricostruito in un anno

La Fenice, sorta dalle ceneri di San Benedetto, da allora ha subito altri due incendi. Il primo nel 1836, nella notte tra il 13 al 14 dicembre. Quel giorno si svolgeva un’opera presentata due anni prima a Napoli: Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Verso l’una del mattino, il custode del teatro viene svegliato da un forte odore di bruciato. Mentre La Fenice si prepara al carnevale invernale, l’edificio prende fuoco probabilmente a causa di una stufa difettosa appena installata. Le vedette in Piazza San Marco danno l’allarme, ma niente aiuta. In quasi tre ore, l’incendio spazza via tutto sul suo cammino, tranne la facciata e il tetto di vetro.

È un dolore che tuttavia viene rapidamente dimenticato perché, si sa, la mitologica La Fenice si alza con la stessa rapidità con cui viene consumata. Fu allora che il suo nome divenne profetico. Per volontà delle autorità austriache, il teatro dell’opera fu ricostruito da Giovanni Battista Meduna e dal fratello Tommaso in meno di sei mesi. L’affresco del soffitto è affidato a Tranquillo Orsi. La compagnia assicurativa italo-austriaca Generali, fondata nel 1831, fornì al teatro un importante contributo finanziario per i lavori.

Il teatro riaprì un anno dopo il dramma, nel dicembre 1837, con un’opera composta per l’occasione da Giuseppe Lillo: Rosmunda a Ravenna. L’opera è accompagnata da un balletto di Antonio Cortesi. I tempi di ricostruzione molto brevi hanno permesso alla Fenice di riprendersi rapidamente ma hanno anche causato problemi duraturi nel funzionamento del locale. Nel 1854 i proprietari fecero quindi ristrutturare il teatro. Questo non cambierà fino al 1996.

L’ultimo incendio: il 29 gennaio 1996

Fu infatti la notte del 29 gennaio di quell’anno che la leggenda si riaccese. Intorno alle 21, da Campo San Fantin salgono delle grida. Dalla Fenice esce un fumo denso. Per più di otto ore i servizi di emergenza cercheranno di sedare l’incendio ma con grande difficoltà perché i canali adiacenti al teatro sono asciutti per lavori di pulizia. L’intervento si preannuncia complicato in questa città, che non ha idranti. I residenti indifesi possono solo guardare la loro eredità bruciare, sperando che le fiamme non si diffondano nel resto della città a causa del vento.

Il fuoco finalmente si placa, possiamo solo vedere i danni che sono ingenti. La cosa più ironica è stata che il teatro era in fase di acquisizione di nuovi sistemi antincendio. I vecchi impianti sono stati poi disconnessi perché spesso si innescavano con la polvere dovuta al lavoro. I veneziani poi si esprimono e affermano la volontà di ricostruire La Fenice “Dov’era, com’era”. Altre voci sono favorevoli a un’opera nuova di zecca che porterebbe la Città dei Dogi in una nuova era. È il caso dell’architetto Renzo Piano. Ma ciò non accadrà. il Teatro La Fenice, infine, risorge dalle sue ceneri nella sua versione del 1837.

Un mistero avvolge il Teatro La Fenice

La squadra teatrale è allestita all’isola del Tronchetto, sotto una tenda gigante, vicino a un parcheggio e a un complesso petrolchimico, perché i 350 dipendenti possano continuare la loro attività. Allo stesso tempo, si cerca di determinare l’origine dell’incendio.

 Si ritiene che il disastro sia stato inizialmente causato da un cortocircuito nell’impianto elettrico in fase di installazione. Ma dopo alcune settimane, gli esperti scoprono che l’incendio è stato un incendio doloso. Si sentono poi supposizioni di ogni genere ma la risoluzione del caso avviene nel maggio 1997.

Gli autori del delitto sono Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, due elettricisti che hanno agito in questo modo per evitare di dover risarcire i ritardi accumulati dalla propria impresa. I due colleghi, rifiutandosi di perdere poco meno di 10.000 euro, hanno dato fuoco al loro lavoro. Non avrebbero mai immaginato che il fuoco avrebbe preso tutto sul suo cammino. Marchetti è stato condannato a sei anni di reclusione e Carella a sette anni. Quest’ultimo, fuggito prima del processo, è stato trovato nel 2007 in Messico ed estradato in Italia.

Ricostruzione della Fenice

Nel film Senso, di Luchino Visconti, è alla Fenice che i nazionalisti italiani rivendicano la volontà di porre fine all’occupazione austriaca. In questa scena iniziale, gli oppositori euforici per il terzo atto delle “Trouvere” di Verdi lanciano volantini con i colori della bandiera italiana. Gridano “Viva Verdi” per mostrare con un acronimo il loro attaccamento a Vittorio Emanuele, Re d’Italia. Fortunatamente, queste immagini del regista italiano diventano tanto più preziose perché serviranno a riprodurre fedelmente questa ambientazione mitica.

Dopo l’indignazione per questo stupido crimine, è il momento dei sostenitori. Mentre la direzione e la città annunciano tre anni di ricostruzione, stati, associazioni e cittadini di tutto il mondo si stanno mobilitando per fornire assistenza finanziaria.

La riapertura è prevista per dicembre 1999 con un concerto diretto da Riccardo Muti. La ditta Impregilo si aggiudica la gara per il cantiere. Ma dopo poche settimane di lavoro, la società Holzmann-Romagnoli, seconda classificata al concorso, presenta ricorso al tribunale amministrativo. Il progetto non prenderebbe in considerazione un annesso del teatro. I lavori sono pertanto sospesi in attesa della pronuncia del tribunale. L’Holzmann-Romagnoli ha finalmente vinto il cantiere su decisione del Consiglio di Stato.

L’architetto incaricato del progetto, Aldo Rossi, non saprà nemmeno la notizia perché nel frattempo è morto in un incidente stradale. Bisogna adeguarsi al nuovo progetto di Rossi, ma il tempo passa e il desiderio dei veneziani di vedere il proprio teatro riprendersi non si è ancora esaudito. Nel 2000 fu dunque il nuovo sindaco della città, Paolo Costa, a decidere di accelerare il progetto. L’ente pubblico rileva il sito e lo affida a una nuova società, con l’obbligo di terminarlo entro novembre 2003. Sacaim termina i lavori in 630 giorni.

L’inaugurazione e il nuovo Teatro La Fenice

La Fenice ha riaperto il 14 dicembre 2003 con un concerto inaugurale di Beethoven, Wagner e Stravinsky. La prima opera messa in scena è stata una produzione de La traviata, nel novembre 2004.

In aggiunta, dal 1 gennaio 2004, per festeggiare la rinascita e la riapertura del teatro, La Fenice ospita il Concerto di Capodanno, durante il quale vengono eseguite arie e brani d’opera. Il concerto viene trasmesso in diretta dalla Rai in vari Paesi e in differita addirittura in Giappone e America Latina.

La risposta critica alla ricostruzione de La Fenice è stata mista. Soddisfatto il critico musicale de Il Tempo, Enrico Cavalotti. Ha trovato i colori un po’ brillanti ma il suono buono e compatto. Tuttavia, per il collega Dino Villatico de La Repubblica, l’acustica della nuova sala mancava di risonanza, e i colori erano dolorosamente accesi. Lo trovava “kitsch, una falsa imitazione del passato”. Ha detto che “la città avrebbe dovuto avere il coraggio di costruire un teatro completamente nuovo; Venezia ha tradito il suo passato innovativo ignorandolo.

Personalmente amo La Fenice. Forse perché Venezia è dove ho passato i miei anni di “studio matto e disperatissimo” o forse perché conosco tutti i bacari e i ristoranti vicini per bere un aperitivo prima di andare a teatro. Amo questo teatro soprattutto perché La Fenice mi ha regalato e continua a regalarmi molte emozioni, con il Barbiere di Siviglia la Madama Butterfly e Il Faust, ultima opera che il team Zoa Studio ha visto.

Questo mi ha ricordato di andare a fare un salto nel sito del Teatro: https://www.teatrolafenice.it/ e cercare la prossima emozione. Vedo già che c’è Mozart

#risingagain

#madewithfire

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