Route 66, la Madre di tutte le strade

Magnete e spilla Route 66, fascia multiuso e bandana Zoa Studio
Magnete e spilla Route 66, fascia multiuso e bandana Zoa Studio

La Route 66 è definita la Madre di tutte le strade. Qual’è il suo percorso e perchè è considerata il viaggio on the road per eccellenza, soprattutto tra i motociclisti? A distanza di quasi un secolo dalla sua inaugurazione, raccontiamo la storia e la leggenda di questa superstrada.

Route 66, il percorso

In alcuni Paesi si pronuncia “raut”, in altri (tra i quali l’Italia), si pronuncia “rut” ma questo non cambia il fatto che, pensando alla parola Route, l’abbinamento che ne nasce quasi automaticamente è quello al numero 66.

Il percorso della Route 66 inizia a Chicago (Illinois) e arriva a Santa Monica (California) e attraversava ben 8 Stati ed era aperta 365 giorni l’anno. Venne inaugurata proprio oggi 11 Novembre: correva l’anno 1926 (li porta bene i suoi quasi 100 anni!).  Non fu legalmente “omologata” fino all’anno successivo (1927) perché mancavano buona parte dei cartelli stradali, ma la data di apertura resta comunque l’11 novembre.

E’ stata una delle prime e più importanti strade a scorrimento veloce del Paese Il suo percorso é diventato la rappresentazione incontrastata di avventura e di libertà riconosciuta da motociclisti e non. Con un percorso lungo 2,200 miglia (circa 4000 km), la Route 66 è stata il primo collegamento tra le due coste, quella orientale e quella occidentale.

Mappa della Route 66
Mappa della Route 66

Route 66, la storia

Qualche anno prima della sua inaugurazione, esattamente nel 1923, si inizió a discutere di un sistema di connessione interstatale negli Stati Uniti. Tale Cyrus Avery, patrocinatore di questa famosa strada, voleva che essa avesse un numero pari e scelse il 60. Nacque una polemica sull’assegnazione di questo numero finché il 60 fu dato ad un altro tratto stradale. Fu così che Avery ripiegó sul numero 66 perché pensava che la ripetizione delle cifre fosse piacevole al suono e facile da ricordare. Quanto ebbe ragione!

Nel 1927 si creò un’associazione per la promozione dei viaggi nella US 66 o appunto Route 66, che durò fino al 1976. Grazie agli sforzi dell’associazione, la strada venne completamente asfaltata e servì, durante la seconda guerra mondiale, a favorire il passaggio di materiale bellico in California.
La strada ebbe un altro compito importantissimo, quello di far vivere grazie ad attività commerciali quali ristoranti, stazioni di servizio e riparatori d’auto, un gran numero di piccoli paesi e le famiglie che li popolavano.

Route 66, il turismo

Verso gli anni 50 la Route 66 divenne la strada dei vacanzieri che si spostavano verso Los Angeles, passando per pittoreschi deserti, fattorie e fast food. Fu infatti creato su questa celeberrima strada il primo Mc Donald’s, precisamente a San Bernardino. E fu questo il periodo in cui tutti cercavano di creare un’attività di qualsiasi tipo su questa strada o nelle vicinanze, alimentando così storie (a volte reali e a volte un po’ meno) che hanno portato la Route 66 verso la leggenda e a diventare la Madre di tutte le strade.

Nel 1985 la strada venne rimossa ufficialmente dal sistema delle highway americane, quando fu rimpiazzata dallo Interstate highway system. Ma questo non bastó a far desistere i numerosissimi visitatori e motociclisti che volevano intraprendere il suo percorso.

Nel 1990 nacquero infatti due associazioni per la Route 66, in Arizona e in Missouri e poi via via anche altre, con lo scopo di proteggere l’interesse storico di questo luogo.

Route 66, la cultura di massa

Già a partire dagli anni ‘20 molti imprenditori, scrittori, artisti e musicisti intuirono il potenziale di questa strada e il nome Route 66 diventò un sinonimo di successo commerciale. Basti pensare, oltre al già menzionato Mc Donald’s numero 1 sorto sulla Mother Road, alla benzina Phillips 66, che prende il numero proprio dalla strada oppure alla canzone (Get your kicks) on the Route 66, uno dei più grandi successi di Nat King Cole, ripreso anche nei repertori di Chuck Berry, Rolling Stones e Depeche Mode. Parlando invece di sport, esiste una squadra di pallacanestro della NBA che deve il suo nome alla strada, i Tulsa 66ers. E ricordate anche il film di animazione Cars-Motori Ruggenti, della Disney? Il nome originale del film era proprio Route 66, dove sorge la cittadina immaginaria di Radiator Springs. Ma com’é diventata la Route 66, una strada leggendaria?

Route 66 e la letteratura

L’iconica definizione di Route 66 come “madre di tutte le strade” venne suggerita da John Steinbeck nel libro Furore (The Grapes of Wrath) del 1939. Nel romanzo la strada viene chiamata anche Mother Road, letteralmente la Strada Madre.

Ma è con il romanzo simbolo diella Beat Generation On the road (Sulla Strada) del 1957 che Jack Kerouac fa diventare la Route 66 un simbolo di libertà,e di scoperta. In altre parole la Route 66 diventa la metafora del viaggio esteriore che si interiorizza e che modifica la prospettiva dell”individuo.

Route 66 e i road movie

Naturalmente il cinema non poteva non usare la Route 66 come set per alcuni film. Per primo non possiamo non citare proprio Furore, uscito nel 1940 e tratto dall’omonimo libro di Steinbeck, con la regia di John Ford.

Lungo la Route 66 è stato ambientato anche Easy Rider di Dennis Hopper con Peter Fonda e Jack Nicholson. Ed è probabilmente il momento in cui questa strada è diventata uno degli itinerari preferiti tra i motociclisti. Amanti delle Harley-Davidson o no.

Ma lungo questa strada sono state girate anche delle scene del film cult del 1980 The Blues Brothers e di Rain Man – L’uomo della pioggia, con Tom Cruise e Dustin Hoffman. La strada è stata scelta anche  da Ridley Scott per Thelma & Louise, film del 1991.

Route 66, oggi

Come già detto in precedenza, parlando della storia e del declino della Mother Road, la strada ufficialmente non esiste più sulle mappe moderne. Da migliaia di veicoli al giorno si è passati a qualche decina. Oggi è possibile però per i turisti e appassionati attraversarne ancora l’85% , in macchina, in moto o in camper ad esempio, passando per ben 8 Stati. La national66.org, organizzazione nazionale per la preservazione della storica strada, suggerisce di godersi questo 85% attraverso l’utilizzo della Route 66 Dining and Lodging Guide, un vademecum gratuito sui migliori posti dove mangiare e dormire dopo aver percorso kilometri su kilometri, anzi…miglia su miglia!

#motherroad
#getyourkicks

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