A song that HURT-s

hurt-johnny-cash- autobiografia con cd Nine Inch Nails, chitarra acustica nera e teschio dorato
Album dei Nine Inch Nails “The Downward Spiral”, l’Autobiografia di Johnny Cash, apribottiglie magnetico ( www.etsy.com/ZoaStudio/listing/575023506 ) e t-shirt ZOA STUDIO.

Hurt, la storia di una canzone e di uno dei video più toccanti di sempre.

Il 5 novembre per l’Inghilerra è la giornata della famosa congiura delle polveri: il Gunpower Plot, ovvero il fallito tentativo di omicidio contro il re Giacomo I da parte di un gruppo di cattolici inglesi nel 1605 facendo esplodere la House of Lords durante l’apertura del parlamento. Mitico personaggio legato a questo evento è Guy Fawkes, l’uomo che sorvegliava i 36 barili di polvere da sparo che ispirano tutt’ora i fuochi d’artificio della Bonfire Night. Per tutti noi il 5 novembre è ormai diventato il giorno di V per Vendetta perché la maschera di Guy Fawkes é l’ispirazione per il rivoluzionario protagonista della graphic novel di Alan Moore e dell’omonimo film. Ma per noi del team Zoa Studio, il 5 novembre è il giorno di H per Hurt, illustre canzone di Johnny Cash, che però non è di Johnny Cash.

Il 5 novembre del 2002 esce infatti American IV, the man comes around, rivelatosi l’ultimo album di Johnny Cash prima della sua morte, avvenuta il 12 settembre dell’anno successivo. All’interno dell’album, Hurt, é da subito uno dei brani più significativi. Il brano però, come preannunciato, non è di Johnny Cash, ma una cover di un pezzo dei Nine Inch Nails.

Ma come è successo che Johnny Cash, star all’epoca settantenne, si sia trovata ad esibirsi in una canzone di Trent Reznor? Continuate a leggere.

Hurt, la genesi – vista da Johnny Cash

Nel 1991, Johnny Cash lasciò la sua casa discografic e si dedicò ad altri progetti, come ad esempio unirsi a Krist Novoselic dei Nirvana per un album tributo a Willie Nelson e a doppiare un mistico coyote in un episodio dei Simpsons.

Quando Cash apparve  sull’album degli U2 del 1993, Zooropa, fornendo la voce per il brano The Wanderer, saltò all’occhio del produttore Rick Rubin, che era alla ricerca di artisti per la sua etichetta. Rubin – allora noto soprattutto per il suo lavoro con i Beastie Boys, Public Enemy e Run DMC, tra gli altri – contattò Cash, lo fece sedere nel suo salotto e gli chiese di registrare delle canzoni eseguite con una sola chitarra acustica.

La loro prima collaborazione si intitolò semplicemente American Recordings e conteneva brani scritti dallo stesso Cash, oltre a brani di Tom Waits e Leonard Cohen. L’album diede a Cash alcune delle migliori recensioni della sua carriera.

Cash e Rubin crearono nuovamente un sodalizio nel 1996 per American II: Unchained  con canzoni di Beck, Soundgarden e Tom Petty. Mentre American III: Solitary Man (2000) ha visto Cash fare una cover di One degli U2 e Mercy Seat di Nick Cave.

Rubin arruola anche John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers per rielaborare Personal Jesus dei Depeche Mode per adattarlo allo stile di Cash – un capolavoro.

Nel 2002, Trent Reznor, aveva già pubblicato tre album con la sua rock band industriale Nine Inch Nails. Il secondo LP è stato The Downward Spiral del 1994, un concept album che racconta la storia della discesa di un personaggio nell’oscurità.

Il finale di un percorso estenuante si incarna nella canzone Hurt: una rappresentazione brutale di disprezzo di sé e intorpidimento emotivo che inizia “Mi faccio male oggi / Per vedere se ancora provo“.

Rubin aveva già inviato la canzone Hurt a Cash, ma quest’ultimo non riusciva a sentire oltre l’urlo angosciato del pezzo originale. “Penso che sia stato difficile per lui ascoltarlo“, ha confessato Rubin a Rolling Stone. “Quindi gli ho mandato i testi gli ho detto: Ho appena letto i testi. Se ti piacciono i testi, troveremo un modo per farlo adatto a te “.

Cash fu convinto dalla forza persuasiva di Rubin e accettò di registrare la canzone nella casa del produttore a Los Angeles. Il musicista soffriva di neuropatia autonomica causata dal diabete e quando registrò Hurt, la sua salute stava venendo meno. “Ci sono stati momenti in cui la sua voce sembrava rotta”, ha detto Rubin. “Ha cercato di trasformarlo in un aspetto positivo nella selezione della musica. È stata una vera lotta per lui.

Invece di essere una canzone su un giovane individuo sulla spirale discendente verso l’autodistruzione, che lo stesso Cash conosceva bene avendola percorsa più volte nel corso della propria vita, diventa un racconto sulla fine della vita di un uomo. Una sorta di preveggenza sul futuro molto prossimo dello stesso Johnny Cash.

Hurt, la Genesi – vista da Trent Reznor

Questo il ricordo del frontman dei Nine Inch Nails, riportato nella biografia della band “Niente mi può fermare” di Giovanni Rossi: “Quando mi ha chiamato chiedendomi se mi sarebbe piaciuto che Johnny Cash coverizzasse “Hurt”, ho detto subito di sì per la fiducia che ho in Rick e la molta ammirazione verso Johnny. Johnny Cash era sempre stato una figura misteriosa per me. Mio nonno lo ascoltava, ma io non gli avevo mai prestato molta attenzione. Ma lui era uno dei pochi grandi rimasti, un personaggio, un uomo vero e proprio ed ho pensato che fosse incredibile che volesse rifare “Hurt”, perché le mie canzoni sono sempre state la mia terapia, un veicolo personale per restare sano di mente. Non ho mai pensato di scrivere canzoni per altri. E quella in particolare veniva da un posto privato, molto personale.”

“Mi ha fatto davvero pensare a quanto sia potente la musica. Ho scritto alcune parole e musica nella mia camera da letto come un modo per rimanere sano di mente in un posto desolato e disperato in cui mi trovavo”

Alla fine però Trent Reznor viene veramente molto colpito dall’ascolto della cover della sua canzone Hurt e dice : “Era indubbiamente una buona versione, ma mi sentivo come se stessi guardando la mia ragazza scopare con qualcun altro. Come se avessi costruito una casa, e qualcun altro ci si fosse trasferito dentro. Quando scrivo una canzone, sono solo io. E’ la mia voce. Così in un primo momento mi è sembrato molto strano”.

L’opinione di Reznor cambiò quando osservò il video che il regista Mark Romanek aveva girato per la canzone.

“Lacrime su lacrime, silenzio, pelle d’oca … Wow. Ho appena perso la mia ragazza, perché quella canzone non è più mia. Poi tutto ha acquistato senso. E davvero mi ha fatto pensare a quanto sia potente la musica come mezzo e forma d’arte. Avevo scritto quelle parole e quella musica nella mia camera da letto come modo per rimanere sano di mente, in un luogo tetro e disperato in cui ero totalmente isolato e solo. Per chissà quale motivo, il brano viene interpretato da un mito della musica di un’epoca e un genere radicalmente diversi e conserva ancora la sincerità ed il senso di differenza, ma è altrettanto puro. Sapevo che non era più la mia canzone, e dico questo non con gelosia, ma perché è successo in un momento della mia vita in cui stavo riscoprendo il mio apprezzamento per il potere della musica.”

Hurt, il video

Il video che fece cambiare opinione a Trent Reznor venne girato a Nashville, con un freddo pungente, nel febbraio 2003. Per la registrazione furono utilizzate immagini della vita di Johnny Cash, pubblica e privata. Il regista, Mark Romanek saltò su un volo per Nashville e iniziò a cercare potenziali location per le riprese; la ricerca lo condusse infine alla casa e al museo di Cash, The House of Cash.  “Era chiuso da molto tempo“, ha ricordato il regista. “Il posto era in un tale stato di abbandono. È stato allora che mi è venuta l’idea che forse potevamo essere estremamente sinceri sullo stato di salute di Johnny – candidi così come Johnny è sempre stato nelle sue canzoni “.

Nel video compare anche l’amata moglie di Cash,  June Carter, che scomparve pochi mesi dopo il termine della registrazione. Johnny Cash le sopravvisse fino a settembre. Il video avrà un clamoroso successo e è considerato ancora oggi come il racconto emblematico di come, ad un certo punto della vita, ognuno di noi possa sentirsi.  L’opinione di Rick Rubin, che considera il video alla stregua di un documento storico, è molto precisa: “Ho pianto la prima volta che l’ho visto“, ha detto. “Se ti muovessi verso quel tipo di emozione nel corso di un film di due ore, sarebbe un grande risultato. Farlo in un video musicale di quattro minuti è scioccante”.

Una nota stonata in questa meravigliosa melodia è purtroppo un finale triste ad una storia triste: la House of Cash fu distrutta dalle fiamme qualche anno più tardi, nel 2007.

Hurt, oggi

La versione di Johnny Cash è diventata nel tempo più nota e famosa dell’originale dei Nine Inch Nails. Come brillantemente riportato nella già menzionata biografia di Giovanni Rossi: La canzone Hurt ormai non è più una proprietà di Trent Reznor, ma, come accade con i figli, ha preso una sua via e una sua strada, a riconoscerlo è lo stesso Reznor: “Le cose sono diventate ancora più strane quando lui è morto, perché il significato della canzone si è spostato di nuovo. Da allora non ho più ascoltato la mia versione. Sono stato molto orgoglioso di quello che Rick e Johnny hanno fatto con il brano, e superato il mio shock iniziale, mi rendo conto che la musica è tutto. Ho gettato alcuni semi, che ora sono cresciuti trasformandosi in qualcos’altro. Che cosa fantastica.”

Tant’é che persino il dio del tuono Thor ne ha fatta una cover!

#lamusicaètutto

#ifeelhurttoday

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