La Contessa di Castiglione, storia di una femme fatale

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Illustrazione della Contessa di Castiglione di Zoa Studio.

Nella notte tra il 28 e 29 novembre 1899 si spegne la Contessa di Castiglione, attualmente conosciuta da pochi, senza la quale però non avremmo forse il “diario segreto” (ammettetelo lo avevate anche voi). O addirittura reality sentimentali tipo “Al passo con le Kardashian”! Ma chi era la Contessa di Castiglione, nata Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini?

Nascita e giovinezza della Contessa di Castiglione

Nel 1837 a Firenze, nasce Virginia Oldoini, da una famiglia nobile. E’ infatti la figlia del marchese spezzino Filippo Oldoini e della marchesa Isabella Lamporecchi, cugina di Camillo Benso, Conte di Cavour. La ragazza è subito idolatrata per la sua impareggiabile bellezza e, altrettanto subito, coinvolta in storie galanti.

Si racconta che, a causa dell’irrequietezza della giovane, un giorno il padre le trovò dei bigliettini sconvenienti e la portò in convento, dove per una settimana simulò una profonda fede cattolica prima di essere rinviata a casa dalle monache (per maggiori dettagli Wikipedia https://it.m.wikipedia.org/Wiki/Virginia_Oldoini.

A 17 anni Virginia Oldoini sposa Francesco Verasis Asinari, Conte di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella, dal quale ebbe un figlio, Giorgio Verasis Asinari. Il matrimonio la consacrò alla corte dei Savoia e non solo, dove riscosse un grande successo.

La vita politica della Contessa

Camillo Benso, Conte di Cavour, nonchè cugino della Contessa Castiglione, nota subito l’intelligenza della giovane donna e decide di utilizzarla come “ambasciatrice galante” alla corte francese. Una sorta di antesignana di Mata Hari (se avete perso la sua storia leggete qui https://www.zoastudio.com/2019/08/07/mata-hari/).

Visto il fascino della Contessa, che fa cadere ai suoi piedi non pochi pretendenti, Camillo Benso manda la cugina a perorare la causa italiana nei trattati di pace in vista di un’alleanza con la Francia per la liberazione del Lombardo-Veneto dalla dominazione austriaca. Fu così che Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, divenne nientepopodimenoche l’amante dell’imperatore della Francia, Napoleone III (the last of the stronz per intenderci!).

Nel libro di Giuseppe Scaraffia “Femme Fatale” vengono riportate le parole di Vittorio Emanuele II, altro amante eccellente della Contessa: “Era una giumenta araba, che bisognava tenere a freno, ma riusciva in ogni caso a buttarvi per terra”. Degli incontri tra i due, anche la Contessa teneva annotazioni nel suo diario “L’ho accompagnato in giardino…dove mi ha f…cinque volte”. Piccante, no?

L’invidia e l’odio verso la Contessa di Castiglione

Appare evidente dalle righe precedenti quanto fosse l’ascendente della Contessa di Castiglione sui maggiori esponenti politici Europei di metà Ottocento. Una sorta di Salomé (https://www.zoastudio.com/2019/02/21/stand-inside-your-love) che aveva il potere di decidere del destino altrui. Alla donna, infatti, oltre ad ostentare la sua bellezza, piaceva ostentare il suo potere, cosa che, ovviamente, attirava l’invidia ma soprattutto l’odio delle altre dame di corte. In particolare Eugenia di Montjio, la moglie di Napoleone, per la quale la Contessa aveva coniato la celebre frase “Per nascita uguale, per bellezza la supero, per intelligenza la giudico”.

Un episodio, raccontato sempre nel volume di Scaraffia, ci spiega a quale punto fosse arrivata l’impopolarità della Contessa. “Caduta durante una passeggiata, si era slogata un polso, ma aveva chiesto invano aiuto. Tutti passavano, ma nessuno osava accostarsi. Quando due servitori l’avevano riportata nella sua stanza, era subito arrivato Napoleone, preoccupato per la sua salute e visibilmente innamorato”.

Ma cosa amavano gli uomini in Virginia Oldoini? Oltre la sua bellezza, era la sua imprevedibilità, l’atteggiamento spavaldamente sicuro (che Eugenia, moglie di Napoleone, detestava), perchè la Contessa si divertiva a stupire gli spasimanti, che veneravano la sua spudoratezza ammaliante e tutte le sue adorabili manie.

Le manie della Contessa di Castiglione

La Contessa aveva infatti molte manie, che si accentuarono con l’avanzare dell’età della donna.  Ossessionata dalla sua bellezza, la Contessa cercò di mantenere la sua immagine intatta in maniera quasi morbosa, facendosi fare centinaia di ritratti fotografici fino a pochi giorni dalla sua scomparsa.

Ad oggi sono stati ritrovati due album, uno conservato al Museo Nazionale del Risorgimento a Torino, l’altro al Metropolitan Museum di New York. I ritratti raccontano una donna vestita con abiti lussuosissimi, molti dei quali diventati famosi per essere stati indossati durante alcune feste con Napoleone. Nelle foto, la Contessa di Castiglione si divertiva a impersonare talvolta la Regina di Cuori, altre volte la Regina D’Etruria e addirittura la suora di clausura.

In questa esibizione di vanità la Contessa coinvolge anche il figlio piccolo, Giorgio, che veste però da femmina. In aggiunta la donna si faceva fare dei calchi in gesso dei piedi e delle mani, che donava ai suoi amanti come se fossero reliquie di un santo.

Gli ultimi anni e la fine della Contessa di Castiglione

Benchè sia il governo italiano che quello francese abbiano tentato di sminuire l’importanza della figura della Contessa di Castiglione, sembra che lei questo incarico affidatole dal cugino lo prese molto sul serio, tanto da dire “Ho fatto l’Italia”. Che stia esagerando o meno, non dobbiamo dimenticare che le sue lettere private furono bruciate appena dopo la sua morte, quel 28 novembre 1899. Quindi un ruolo importante tra questi intrighi deve averlo avuto.

Dopo il periodo passato a Parigi alla corte Napoleonica, la Contessa si reca in Inghilterra, poi tornerà in Francia e anche in Italia. Intorno al 1860 pronuncia questa frase all’amico Henri D’Ideville (che ovviamente resterà affascinato dalla donna): “Mi sono sempre sentita fuoriposto dappertutto. Non mi sento bene se non quando sono accanto a esseri superiori oppure in mezzo a gente semplice e primitiva. I vecchi barcaioli della Spezia mi adorano! Quando vivevo in città sono stata giudicata altera e superba con i miei uguali, o meglio, con quelli che le leggi sociali mi hanno costretta a trattare come tali”.

Il rientro alla corte francese della Contessa avverrà solo nel 1863, dopo la seconda guerra d’Indipendenza italiana, dopo la proclamazione del Regno D’Italia. Nel 1870 finisce il regno di Napoleone e, alla donna, tutto viene a noia e si allontana gradualmente da questo mondo. Le morti dei suoi amanti la toccano molto, ma mai quanto quella del figlio nel 1879 a soli 25 anni.

Dopo questo colpo, la Contessa decide di passare gli ultimi giorni (aveva poco più di 40 anni però, non dobbiamo dimenticarlo), a Parigi, in un appartamento a Rue Cambon, dove vive circondata da tantissimi oggetti, lettere, ventaglil, abiti, usati come ricordi per raccontare la sua straordinaria vita. Le manie aumentano, fino alla morte.

La morte e il testamento della Contessa

Poco prima della sua morte, la Contessa di Castiglione è molto lucida, e prepara il suo testamento. Dichiara di non avere eredi né in Italia né in Francia e fa i nomi di tutti quelli che non dovranno considerarsi suoi eredi. Nessuno dovrà parlare della sua morte, né tantomento scriverne, non si dovrà toccare i suoi oggetti e seguire il corteo funebre. Chiede di essere imbalsamata con i suoi cani, coperti di stoffa blu e viola, indossando la camicia da notte della notte “napoleonica” nel 1857 e al collo gioielli e perle.

Purtroppo nessuna delle sue volontà venne rispettata. I discendenti che non aveva citato nel testamento si impossessarono di tutti i suoi beni e li vendettero poco dopo. Molte delle sue lettere, oggetti che non dovevano essere toccati in quanto recanti la frase “proibito aprire in caso di morte”, vennero bruciati. L’Italia, che le diede i natali, non la riprese in patria, e la Contessa di Castiglione fu sepolta (e non imbalsamata) al Père Lachaise, dove tuttora riposa.

Il lascito della Contessa

Ma non importa se della Contessa si dimenticò un Paese intero, o due forse, perchè questa dimenticanza fu solo temporanea. A partire dal 1940 circa, quindi solo 50 anni dopo la sua morte, la sua figura venne in qualche modo ristabilita. Attraverso alcuni film intitolati proprio La Contessa di Castiglione (un film del 1942, uno del 1954 e un cortometraggio del 2000), numerose serie e programmi televisivi ma soprattutto opere letterarie. Anche con qualche abbinamento ardito quasi quanto lei, ad esempio “Sherlock Holmes. La Vestaglia della Contessa di Castiglione”, romanzo del 2016.

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