Back in Black…da 40 anni

Back in Black by Zoa Studio
Back in Black by Zoa Studio

Back in Black, settimo album degli AC/DC usciva oggi, 25 luglio, di 40 anni fa.

Era infatti il 1980 quando venne distribuito quello che è uno degli album più conosciuti, influenti e incredibili della storia. Infilate le cuffie e continuate a leggere, vi raccontiamo ancora una volta di musica, dopo aver parlato di Ian Curtis la scorsa settimana. Quest’oggi però parliamo di un disco, che da solo ha cambiato le carte in tavola a colpi di riff.

Back in Black: antefatti

La nascita della band

Sugli AC/DC non c’è molto da dire, sono una delle band più famose di tutti i tempi. Il gruppo hard rock si forma a Sydney nel 1973 ma quasi tutti i suoi membri sono nativi britannici.

Nel 1977 gli AC/DC,  stanchi della scena musicale un po’ provincialotta australiana, si trasferiscono in Inghilterra, dove vengono “abbracciati” sia dai punk britannici che dagli hard rocker. Quando esce l’album Highway to Hell nel 1979, accompagnato da un tour mondiale, la band incontra il successo.

La morte di Bon Scott

Poco dopo la fine del tour mondiale, si consuma il giorno più triste della storia degli AC/DC. Il frontman Bon Scott esce a Londra la sera del 18 febbraio 1980, per bere qualcosa con amici. Con lui c’era Alistair Kinnear, conoscente dell’ex fidanzata di Scott. La coppia porta la Renault di Kinnear alla Music Machine di Camden Town, e la mattina dopo Bon Scott viene ritrovato morto al suo interno.

Il decesso è da attribuirsi ad una intossicazione acuta da alcool.

I membri sopravvissuti degli AC / DC – i fratelli Young, il bassista Cliff Williams e il batterista Phil Rudd – furono scioccati dalla notizia della prematura scomparsa di Scott.

Il corpo di Scott fu portato a Fremantle, in Australia, per la sepoltura. Al funerale, suo padre Chick prese da parte i fratelli Young e li esortò a continuare a fare rock. “È stato il padre di Bon a convincerci più o meno a riprenderci”, racconta Angus. “Ha detto a me e a Malcolm: ‘Senti, Bon ha sempre adorato quello che facevate voi ragazzi. Era la prima volta che l’ho visto davvero felice per quello che stava facendo. Sono sicuro che se fosse successo qualcosa a uno di voi ragazzi, Bon avrebbe voluto andare avanti. Dovreste uscire e trovare qualcuno, e andare avanti. “

E così arrivò Brian Johnson e, con lui, la terapia al periodo di sconforto che la band stava vivendo.

Back in Black: la genesi

“Sai qual è stata la prima cosa che Angus e Malcolm mi dissero quando mi sono unito a questa band?” affermò in un’intervista Brian Johnson. “Dissero:” Ti dispiace se feriremo i tuoi sentimenti? Perché se ti unisci a questa band verrai bastonato da ogni fottuto giornalista da quando abbiamo lasciato l’Australia”. Johnson rispose prontamente: “Beh, dovrò comunque prendere bastonate per aver sostituito Bon Scott, e avete appena avuto un grande successo con Highway to Hell.”

E così iniziarono le sessioni di registrazione per Back in Black, ai Compass Point Studios alle Bahamas. A me, in tutta onestà, sembra un’ottima scelta quella delle Bahamas per registrare un album…ho preso nota cari AC/DC!

In realtà non è tutto oro quel che luccica perché le registrazioni alle Bahamas si rivelarono alquanto difficili a causa delle tempeste tropicali che portavano a mancanza di corrente elettrica. Considerando il nome della band “Corrente alternata/Corrente Continua“, non avrebbero dovuto proprio esserci questi problemi! In aggiunta sembra che la band si ritrovò protagonista di qualche simpatica gag con abitanti del luogo muniti di machete, pronti a cucinare i nostri musicisti per cena!

Ad ogni modo, in considerazione di alcune motivazioni, tra cui quest’ultima minaccia, l’unica cosa che potesse fare la band (ovviamente quando c’era energia elettrica) era lavorare, e così fecero tutti.

Il significato di Back in Black

Come è nato l’album Back in Black lo abbiamo appena spiegato, il contenuto vi invitiamo a leggerlo nel prossimo paragrafo ma dobbiamo rispondere a qualche domanda prima. Perché Back in Black si chiama proprio così? Che cosa significa questo titolo? E la copertina dell’album?

La band aveva avuto l’idea del titolo prima di scrivere qualsiasi canzone, anche se Malcolm Young  aveva già in mente da anni il riff di chitarra principale tanto che lo suonava spesso come riscaldamento. Dopo la morte di Bon Scott, Angus Young decise che il loro primo album senza di lui doveva essere chiamato Back In Black in suo omaggio, e scrissero l’omonima canzone attorno a quella frase.

Ecco proprio il commento di Angus Young sul titolo dell’album: “Sapevamo che avremmo chiamato l’album Back in Black anche prima di andare alle Bahamas. Malcolm e io eravamo d’accordo sul fatto che volevamo la copertina nera, come riferimento a Bon. Non volevamo una sorta di commemorazione piagnucolosa, perché Bon non era un ragazzo piagnucoloso; pensavamo che questo fosse probabilmente il modo migliore di rendergli omaggio “.

Un’altra cosa curiosa sul titolo, Back in Black, cioè “tornare in nero”, significa in qualche modo anche, sempre parlando di colori “non essere più al verde”. Le cifre infatti dei conti oltreoceano diventano nere quando sono positive, e rosse quando sono negative. Tornare in nero in questo caso non riguarda solo un lutto, ma è un’espressione che significa “rimettere a posto le cose, anche economicamente”. La stessa accezione di Black è quella che viene data al Black Friday, che tradizionalmente era un giorno positivo per le aziende quando i clienti spendevano i soldi ricevuti il giorno prima, cioè il giorno del Ringraziamento.

Le tracce dell’album

Back in Black” è stata la prima canzone dell’omonimo album ad essere finita, attraversando diverse fasi prima di ottenere il sound giusto di chitarra e batteria.  L’intro di questo brano lo conoscono anche i granelli di sabbia…delle Bahamas!

La canzone di apertura del disco non è Back in Black, ma la altrettanto celebre “Hells Bells“. Questo brano rifletteva anche l’umore un po’ nero della band, come se alla fine avessero trovato il modo di liberare tutta la rabbia e la frustrazione che avevano incanalato a seguito della morte di Bon. L’effetto drammatico nella canzone è dato anche dal suono della campana da quattro tonnellate registrata in un secondo momento dall’ingegnere Tony Platt in un monumento ai caduti nel Leicestershire, in Inghilterra. Una curiosità relativa alla campana è che la band aveva fatto fare una replica di quella del disco ma un po’ meno pesante. E perché? Perché una campana da una tonnellata e mezza viene portata in tour e utilizzata ancora oggi dal vivo dalla band più facilmente di una da quattro tonnellate!

L’album contiene anche le celebri Shoot to Thrill e You Shook Me All Night Long, prima di concludersi con Rock and Roll Ain’t Noise Pollution, l’unica canzone ad essere stata composta alle Bahamas.

campana degli AC/DC
campana degli AC/DC

Il successo di Back in Black

Arriva quindi il 25 luglio 1980 e Back In Black sale alla posizione n. 4 nelle classifiche statunitensi. L’album ha avuto il potere di immortalare gli AC / DC tra le divinità della musica e di dare alla band un enorme successo economico, cosa che continua ancora oggi.

Mentre molti irriducibili fan degli AC / DC preferiscono ancora la voce registrata di Bon Scott a quella di Johnson, gli altri hanno ampiamente accettato quest’ultimo come parte inestimabile della famiglia AC / DC. Il merito è da attribuirsi a Back in Black, che oggi compie appunto 40 anni.

Angus Young ha più volte sottolineato quanto questo album abbia aiutato la band e i suoi fan ad andare avanti. Il maggiore ostracismo è stato incontrato in Australia, abituata più degli altri a Bon Scott, ma poi tutti hanno compreso lo sforzo di Brian Johnson e il tributo dato all’artista scomparso.

Sempre Angus Young ha anche commentato anche il successo ottenuto dall’album: “non è stato fino a circa un anno e mezzo dopo l’uscita che ci siamo resi conto di quanto fosse grande. Ero stato in Australia per un po ‘con la mia famiglia e quando sono arrivato in Inghilterra , uno dei ragazzi che ha lavorato per noi ha detto: “Sai, Back in Black ha venduto un milione e mezzo di copie?”. E ho detto: “Oh, sì?” E lui rispose: “E solo a Los Angeles”. “

Back in Black, quarant’anni dopo la sua uscita, continua a vendere centinaia di migliaia di copie all’anno. Un innegabile testamento del potere taumaturgico della musica, per chi la fa e per chi la ascolta.

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