Psycho, una doccia capolavoro di terrore

Omaggio di Zoa Studio al film Psycho
Omaggio di Zoa Studio al film Psycho

Il 16 giugno 1960 usciva in, poche, sale cinematografiche degli Stati Uniti, Psycho di Alfred Hitchcock. Uno dei film più terrificanti nella storia della settima arte ma anche l’apice della capacità del regista. Un film “inevitabile”, nel senso che va visto, non si può non farlo. Come di consueto, vi raccontiamo una panoramica dell’opera, con una breve trama non troppo dettagliata per non rovinarvi il piacere della visione. 

Pensate che Hitchcock, “maestro della suspense” pare avesse incaricato quei famosi pochi cinema di rifiutare qualsiasi spettatore in ritardo. Nel poster all’entrata il Maestro indicando l’orologio diceva: “Il direttore di questo teatro è stato istruito, a rischio della sua vita, di non ammettere in teatro le persone dopo l’inizio del film. Qualsiasi tentativo di entrare da porte laterali, scale di sicurezza o pozzetti di ventilazione verrà fermato con la forza. L’obiettivo è, ovviamente, di farvi godere di più il film. Alfred Hitchcock“.

Ma noi non siamo così “rigidi”…e allora, buona lettura!

Una breve trama di Psycho

Marion Crane, segretaria in un’agenzia immobiliare, è stanca di non essere in grado di condurre la sua vita come desidera. Il suo lavoro non la affascina più, il suo amante e proprietario di una ferramenta, Sam Loomis, non può sposarla e la loro relazione è fatta di fugaci incontri durante la pausa pranzo.

Ma un bel giorno viene chiesto a Marion di depositare 40.000 dollari in banca, frutto di una trattativa immobiliare. La tentazione è troppo grande e Marion scappa con i soldi. Il panico inizia rapidamente a prendere piede. 

Divisa tra l’angoscia di essere scoperta e l’eccitazione di condurre una nuova vita, Marion, piena di rimorsi dal primo momento, accumula errori e alla fine si ferma a passare la notte in un motel di cui non ha nemmeno notato l’aspetto molto poco attraente.

In questo motel, a contatto con l’angoscia, che sembra irrimediabile, del giovane proprietario Norman Bates, decide che può ancora scegliere di restituire i soldi e tornare così libera.

Per cancellare la pesantezza della giornata e dei pensieri, Marion si fa una famosa doccia…e da qui comincia tutto. 

E qui lasciamo un po’ di suspence…lo fa Hitchcock, noi non possiamo farlo?!

La psicosi come modello di costruzione narrativa

Come Hitchcock confida a François Truffaut nel libro delle interviste Hitchcock/Truffaut, il romanzo iniziale, da cui il film Psycho è tratto, è molto nella media, ed è la prova è che la settima arte può essere più di un adattamento illustrativo.

Due parti distinte si intrecciano in Psycho: il tutto parte con una falsa suspense, dove un intrigo poliziesco si rivelerà una pista sbagliata. Questo manipola lo spettatore non appena Marion fugge in macchina.

Il tour de force di Hitchcock consiste nell’abbandonare questa trama criminale. Viene abbandonato infatti il personaggio femminile che la telecamera non lascia durante una corsa stressante, ma che appare retrospettivamente come una figura importante ma secondaria nella storia.

Ed è allora che inizia una seconda vera storia, che parte con il momento della “doccia”. Va bene, ora lo diciamo, Marion viene assassinata nella doccia e da lì partono le indagini per rivelare infine chi è il suo assassino. Si scopre che è Norman Bates, travestito da donna, che in passato aveva già ucciso la madre e che la interpretava da allora. Una sorta di macabra Mrs. Doubtfire.

Il simbolismo dell’acqua, bianco e nero, e dei suoni in Psycho

La squillante partitura musicale di Bernard Herrmann, vera e propria sinfonia dell’ascesa all’horror, accompagna il racconto dagli ambiti titoli del grafico Saul Bass: barre orizzontali si mescolano ai nomi degli artisti e dei tecnici nei titoli di testa; questa verticalità si ritrova poi quando gli acquazzoni cadono sull’auto di Marion, offuscandole la visuale, primo avvertimento del pericolo che la attende. Infine, quando una doccia rilassante sembra purificarla dalle tentazioni disoneste del suo pericoloso weekend, la verticalità dell’acqua qui annuncia il peggio.

È questa progressiva ascesa verso una disgrazia irreversibile che sconvolge l’universo pessimista e freddo di Psycho: un adulterio, un furto, un omicidio, due omicidi, la scoperta di una follia orribile… E i segni di questa deriva verso l’oscurità totale sono un indizio per quanto riguarda l’abbigliamento: la biancheria intima indossata da Marion nella stanza del primo albergo è bianca; mentre Norman Bates, attraverso un buco nel muro, vedrà una giovane donna vestita di nero spogliarsi…

Hitchcock cosparge tutta la sua storia di segni e simboli, che hanno molto di freudiano. Marion Crane è una giovane donna equilibrata, le cui preoccupazioni sentimentali ed economiche rischiano di sprofondare nella nevrosi e che non riesce a resistere a un atto di furto impulsivo che potrebbe cambiarle la vita.

Norman Bates si confronta con la presunta follia della sua vecchia madre: la signora Bates è qui il culmine di una serie di madri violente o donne possessive al centro e alla periferia delle storie hitchcockiane. Per quanto riguarda la doppia personalità di Norman, riecheggia il tema implicito del gemellaggio già visto ad esempio in Vertigo (1958). Film di frustrazioni sessuali e delle peggiori trasgressioni (un omicidio sostitutivo dello stupro), Psycho è sintomatico del cinema della follia.

Il ruolo della vita per tutti gli attori

Qualsiasi produttore, ha detto Hitchcock, avrebbe scelto Vera Miles per il ruolo di Marion Crane e Janet Leigh per il ruolo della sorella investigatrice, Lila. Hitchcock invece ha preferito il contrario perché se il tempo massimo sullo schermo è generalmente riservato a una star, il regista ha innovato con una svolta che ha traumatizzato il suo pubblico dopo un’ora di film. La bella Janet è diventata sicuramente un’icona e qualsiasi cinefilo che si fa la doccia in un motel isolato ha un pensiero commosso per lei.

Vera Miles è un’attrice con un’eleganza che ricorda Grace Kelly: le sue peregrinazioni in casa Bates garantiscono i momenti più forti del brivido del film. La serenità dei suoi capelli biondi e il suo aspetto contrastano nettamente con la natura morbosa di ciò che lei scoprirà.

John Gavin (Sam Loomis) è un po’ più blando, ma la sua liscia “normalità” contrasta perfettamente con Anthony Perkins (Norman Bates), che trova il ruolo della sua vita in questo personaggio di un giovane albergatore timido e goffo, le cui frustrazioni nascondono le peggiori zone d’ombra…

Dovremmo anche menzionare i deliziosi ruoli secondari: Martin Balsam nei panni di un detective intelligente ma sconsiderato, John McIntire come uno sceriffo gentile, Patricia (figlia di) Hitchcock come una segretaria poco attraente, Frank Albertson come un cliente libidinoso o ancora Mort Mills, un poliziotto che potrebbe essere un angelo della morte. Questi personaggi, personalmente, ricordano un po’ quelli di Antologia di Spoon River, non vi pare?

Psycho, una storia vera

Il personaggio di Norman Bates è tratto da una storia vera dell’epoca, usata dallo scrittore Robert Bloch del 1959 nel suo romanzo Psycho. Hitchcock acquistò i diritti del romanzo di Robert Bloch per 9.000 dollari e la storia di Ed Gein, il macellaio di Pleinfiel divenne talmente nota che ispirò altri film come Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti.

Edward Theodore “Ed” Gein nacque nel 1906 e visse in un ambiente disfunzionale, dove la figura oppressiva della madre lo portò a sviluppare una personalità sempre più disturbata. Una volta che la donna morì nel 1945, Ed Gein poté infatti dare libero sfogo alle proprie pulsioni malate. La propria attività criminale si concentrò tra il 1947 e il 1957 (due anni prima dell’uscita del libro Psycho).

Durante questo periodo, sei persone scomparvero in circostanze misteriose, nelle città di La Crosse e Plainfield, 900 anime, nel Wisconsin. L’ultima persona scomparsa é Bernice Worden, commessa di una ferramenta: l’ultimo scontrino battuto era quello di un gallone di antigelo a Ed Gein. Nella casa dell’assassino la polizia trova l’impensabile: il corpo decapitato di Bernice Worden, appeso ad alcune travi, e una serie di artefatti macabri.

L’orrenda collezione comprende: una sedia rivestita di pelle umana, teschi trasformati in ciotole, posate realizzate con ossa, una cintura fatta di capezzoli e un abito confezionato cucendo insieme la pelle di diverse donne. In mezzo alla macabra collezione, la polizia trova anche il volto di Mary Hogan, la proprietaria di una taverna di Plainfield misteriosamente scomparsa nel bel mezzo di un turno tre anni prima. Bernice e Mary sono le uniche donne che Ed Gein ammette di aver ucciso. Le altre dieci le ha dissotterrate dal cimitero locale per usarle nelle sue “creazioni”. 

Psycho: un riferimento per molti registi

Psycho è il primo vero grande film horror che ha influenzato molti registi, da Wes Craven (Scream), a Brian De Palma (Pulsioni) passando per Dario Argento. E’ infatti il ​​film fondatore da cui si sono anche ispirati altri piccoli maestri del giallo e dello slasher, negli Stati Uniti, in Inghilterra e anche in Italia. Un remake, sotto forma di tributo, inquadratura dopo inquadratura, è stato realizzato da Gus Van Sant nel 1998. 

Al cinema sono usciti anche Psycho II e Psycho III. Quest’ultimo è stato diretto dal sopracitato Anthony Perkins, l’attore ad aver dato vita al primo Norman Bates. Ovviamente nessuno dei vari film successivi è stato degno dell’originale.

Da non dimenticare invece l’ottimo prequel rappresentato dalla serie televisiva Bates Motel (2013-2017). Lo sapevate che la casa di Bates fu quasi totalmente modellata basandosi su un dipinto, ovvero l’House by the Railroad che è stata dipinto nel 1925 da  Edward Hopper?

E che dire della dozzina di episodi de I Simpson dove sono presenti citazioni e riferimenti alla pellicola protagonista di oggi?

Nel 1961 fu candidato a quattro Premi Oscar: miglior regista, miglior attrice non protagonista, migliore fotografia e migliore scenografia. Lo stesso anno fu assegnato il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista a Janet Leigh.

Trenta anni fa, nel1992 Psycho venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.Nel 1998 l’American Film Institute lo inserì al diciottesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, salì al quattordicesimo posto

Ad ogni modo Psycho resta, con Vertigo, il capolavoro del suo autore Alfred Hitchcock. Ricorderemo ancora a lungo il primo piano di un volto in fuga, che la telecamera scansiona prima di soffermarsi su una dimora che nasconde un terribile segreto…quello che tutti noi, in fondo, siamo un po’ “psycho”.

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