Roy Lichtenstein, il re dei fumetti

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Tributo a Roy Lichtenstein di Zoa Studio
Tributo a Roy Lichtenstein di Zoa Studio

Roy Lichtenstein è uno dei pittori, litografi, scultori e ceramisti più emblematici della Pop Art americana. È con Andy Warhol un pioniere e una figura chiave in questo movimento. Oggi, 29 settembre (seduta in un caffè, per citare l’Equipe 84 e la canzone omonima) vi raccontiamo in dettaglio come ci è arrivato, in occasione dell’anniversario della sua scomparsa.

La biografia di Roy Lichtenstein

Roy Fox Lichtenstein è nato il 27 ottobre 1923 da una famiglia benestante a Manhattan.

Lichtenstein ha sentito molto presto attrazione per il disegno. Contemporaneamente all’ultimo anno di liceo, segue quindi i corsi dell’Art Students League di New York. In modo del tutto naturale, nel 1940 intraprese poi gli studi di disegno industriale all’Università dell’Ohio. Ma nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, l’esercito americano lo chiamò alle armi in veste di ufficiale e lo mandò in Europa, dove vi restò 3 anni. Approfittò dei suoi permessi per visitare i musei di Londra e Parigi. Fu nel 1946 che tornò a New York e riprese gli studi dove li aveva lasciati. Con il diploma in mano, iniziò ad insegnare disegno. In seguito divenne professore alla Oswego University e poi alla Rutgers University, dove insegnava anche Allan Kaprow, grande fonte di ispirazione per l’artista.

Nel 1949 si trasferì con la moglie Isabel Wilson a Cleveland, ma vi rimase solo per pochi anni. La coppia ebbe 2 figli e si separò nel 1969. Roy Lichtenstein si risposò poi con Dorothy Herzka dalla quale si separò, ma con la quale si risposò di nuovo in seguito.

Artista e docente

All’inizio della sua carriera artistica, Lichtenstein dipinse temi del West americano in una varietà di stili artistici moderni; si diletta nel 1957 anche nell’espressionismo astratto, uno stile contro cui in seguito reagisce. Roy Lichtenstein inizia a dipingere più seriamente nel 1961, e crea una delle sue opere più famose: Look Mickey. Diventa pittore a tempo pieno dal 1963.

Per gran parte del suo lavoro ha attinto molto dai fumetti, che gli hanno conferito uno stile unico e un successo clamoroso. Ad esempio, Whaam, realizzato nel 1963, era basato su All American Men of War, un popolare fumetto DC dell’epoca.

Come detto precedentemente, Lichtenstein inizia a insegnare alla State University di New York, Oswego, nel 1958. Tuttavia, il rigido inverno settentrionale era pesante per lui e sua moglie.

Nel 1960 inizia quindi a insegnare alla Rutgers University, dove viene fortemente influenzato da Allan Kaprow, anche lui professore all’Università. Questo ambiente ha contribuito a far rivivere il suo interesse per l’immagine “pop”.

L’anno successivo, Lichtenstein inizia i suoi primi dipinti pop art utilizzando immagini di cartoni animati e tecniche derivate dalla stampa commerciale. Questa fase proseguirà fino al 1965 quando utilizzerà immagini pubblicitarie che suggeriscano scene di consumo e familiari.

La tecnica di Roy Lichtenstein diventa famosa

Il suo primo lavoro su larga scala  è stato il sopramenzionato “Look Mickey“. E su quest’opera abbiamo una curiosità. Questo pezzo è nato da una sfida di uno dei suoi figli che gli ha mostrato un cartone animato di Topolino e ha detto: “Scommetto che non sai dipingere bene come lui, eh, papà?

Sebbene inizialmente fosse insoddisfatto della sua tecnica e a disagio con l’appropriazione diretta, Lichtenstein ha avuto un grande piacere nel presentare famose figure di fumetti in un formato artistico. Ha aumentato le dimensioni delle sue tele e ha iniziato a manipolare per i propri fini le convenzioni grafiche e linguistiche dei fumetti che trattano generi come il romanticismo, la guerra e la fantascienza. Nello stile dei fumetti, usava le parole per esprimere gli effetti sonori. Ha sviluppato un effetto personale delineando aree di colore primario con linee nere spesse e utilizzando una tecnica che simulava la retinatura di Benday (un motivo a punti utilizzato dagli incisori).

Nel 1961, Leo Castelli iniziò a esporre opere di Lichtenstein nella sua galleria di New York e nel 1962 tenne la sua prima mostra personale presso la galleria. Addirittura, l’intera collezione venne acquistata da influenti collezionisti dell’epoca, ancor prima dell’apertura della mostra. Due anni dopo, nel 1963, Lichtenstein lascia la cattedra al Douglass College di Rutgers. Nel 1966 è il primo americano ad esporre alla Tate Gallery di Londra.

Lichtenstein ha continuato in questa direzione per gran parte della sua carriera e le sue opere sono facilmente identificabili dalle loro caratteristiche da fumetto. Tuttavia ha esteso queste tecniche in meditazioni intelligenti e stimolanti sull’arte e sulla cultura popolare. Dopo gli anni ’60, le opere di Lichtenstein iniziarono a includere nature morte e paesaggi, e furono un drammatico allontanamento dal suo stile precedente nell’uso delle pennellate e nei soggetti.

La morte dell’artista

Lichtenstein morì di polmonite il 29 settembre 1997 al New York University Medical Center, dove era stato ricoverato per diverso tempo, quattro settimane prima del suo 74esimo compleanno. Gli sopravvissero la sua seconda moglie, Dorothy Herzka, e i suoi figli, David e Mitchell, nati dal suo primo matrimonio.

La Fondazione Roy Lichtenstein

Dopo la morte dell’artista nel 1997, venne fondata la Fondazione Roy Lichtenstein, nel 1999, il cui scopo era anche quello di autenticare i pezzi dell’artista scomparso. Alla fine del 2006, la fondazione ha inviato un biglietto di auguri con un’immagine di Electric Cord (1961), un dipinto che mancava dal 1970 dopo essere stato inviato al restauratore d’arte Daniel Goldreyer dalla Galleria Leo Castelli. Il biglietto ha esortato il pubblico a segnalare qualsiasi informazione sulla sua ubicazione. Nel 2012, la fondazione ha autenticato il pezzo quando è emerso in un magazzino di New York City. Questo episodio ricorda il ritrovamento della Gioconda, vero?

Tra il 2008 e il 2012, in seguito alla morte del fotografo Harry Shunk nel 2006, la Fondazione Lichtenstein ha acquisito la collezione di materiale fotografico scattato da Shunk-Kender, nonché i diritti d’autore dei fotografi. Nel 2013, la fondazione ha donato il tesoro Shunk-Kender a cinque istituzioni: il Getty Research Institute di Los Angeles; il Museum of Modern Art di New York; la National Gallery of Art di Washington; il Centre Pompidou di Parigi; e la Tate di Londra – che consentirà a ciascun museo di accedere alla quota degli altri.

Tutto questo fa comprendere che l’opera di Lichtenstein, così come di alcuni contemporanei come Warhol, è ancora rilevante oggi e molti dei messaggi raffigurati possono essere direttamente collegati alla vita moderna.

Roy Lichtenstein è davvero pop

Un esempio di questa rilevanza è l’uso delle immagini degli U2 da parte di Lichtenstein e Warhol nel 1997 e nel 1998 per il “PopMart Tour” e una mostra nel 2007 alla British National Portrait Gallery. Tra le tante opere d’arte andate perdute nel World Trade Center negli attacchi dell’11 settembre 2001, un dipinto di Roy Lichtenstein della serie Etablature è stato distrutto nell’incendio.

Oggi, gli esperti stimano che ci siano più di 4.500 opere di Roy Lichtenstein in circolazione in tutto il mondo.

Va anche notato che l’artista ha anche creato sculture come Barcelona Head che è stata realizzata per i Giochi Olimpici di Barcellona nel 1992.

Roy Lichtenstein è arrivato a tale celebrità perché, nel corso della sua carriera, non ha mai smesso di rinnovarsi. Pensare di lui come alla pittura dei fumetti è però sbagliato, ha composto moltissime altre serie. Sempre motivato dalla creazione di forme, ha utilizzato nuove tecniche e nuovi materiali.

E non solo nel campo dell’arte, ma nella vita che l’arte imita, il segreto per andare avanti è proprio essere capaci di rinnovarsi.

#meditationonart

#thisispop

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