Cry Baby

Janis Joplin
Ritratto a matita di Janis Joplin di Zoa Studio

Un telegramma avrebbe potuto salvare Janis Joplin, quel 4 ottobre 1970 ma, purtroppo, giunse al suo indirizzo solo il giorno successivo alla sua morte.

Quel telegramma diceva: “Mi manchi tanto, non è lo stesso senza di te. Ti aspetto quando vuoi a Kathmandu, fine ottobre è la stagione migliore. Ti amo, più di quanto tu sappia”.

Il mittente era David Niehaus, un giovane insegnante incontrato a Rio de Janeiro, il destinatario Janis Joplin, morta a poco più di 27 anni. Come altre icone della musica, come Jimi Hendrix ad esempio (morto solo un paio di settimane prime di Janis) ,ancora una volta il protagonista del nostro racconto di oggi si spegne in condizioni tristissime. In questo caso con il viso riverso sul pavimento, incuneato tra il comodino e il letto. Il corpo di Janis Joplin fu ritrovato parecchie ore dopo la sua morte dal manager Albert Grossman, sottolineando come quello che uccise la cantante fossero stati la solitudine, l’incapacità di gestire il dolore dell’assenza e l’enorme successo.

Cry baby, cry baby
‘Cause you don’t fucking care
Tears fall to the ground
You just let them drop
Cry baby, cry baby

Lo ammetteva la stessa cantante texana che, in una missiva ai genitori, come raccontato nel documentario Janis: Little Girl Blue:

“Cari genitori , sono riuscita a superare il mio 27esimo compleanno senza accorgermene. Ah, Che gioco divertente…due anni fa neanche lo volevo tutto questo…no non è vero, mi sono guardata intorno e ho notato una cosa: quando arrivi ad un certo grado di talento, un talento che in pochi anni, il fattore determinante è l’ambizione o, per come la vedo io, quanto è forte il bisogno di sentirsi amati e fieri di sé stessi, credo sia questa l’ambizione. Non è una smania perversa di sogni e successo…forse è una smania di amore…di tantissimo amore”.

In questa sua citazione si nota quanto emerso durante tutta la vita di Janis Joplin: voleva essere amata. Non importa quanto uno possa essere famoso, quanto successo e soldi possa avere, alla fine desideri essere compreso, amato, ascoltato.

E così era anche con Janis Joplin: alla fine dei concerti era felice perché la gente la ascoltava. Quando era sul palco e tutto andava bene, Janis era in pace con il mondo. Ma l’effetto svaniva quando bisognava scendere dal palco. Janis diceva: “Stare sul palco era come fare l’amore, è tutto un’illusione. Quando il concerto finisce e tutti se ne vanno, resti sola con te stessa”. E infatti si distruggeva di eroina e alcool una volta finito il concerto, mai durante per non perdere la giusta energia. E questo la portò alla morte.

Janis si sentiva un fallimento, cosa che scriveva anche ai genitori in varie lettere. Diceva di voler essere fedele a sé stessa, ma era una ragazzina smarrita.

Cresciuta a Port Arthur, in Texas, si avvicinò molto giovane al blues. A scuola era molto brillante, ma lasciò gli studi per perseguire altre strade. Durante l’adolescenza fu pesantemente maltrattata dai compagni perché poco avvenente e perché proclamava ideali di uguaglianza tra bianchi e neri. Addirittura all’università si tenne un sondaggio, e Janis Joplin lo vinse: Uomo più brutto del campus. Perché non importa se hai una voce che è impossibile non notare, se sei una donna devi, ovviamente, nel 1965 come nel 2019, essere bella, affascinante, sexy oltre che brava e con delle proprie opinioni (scusate lo sfogo).

Purtroppo questo pesava molto alla cantante americana, ma nulla le impedì di vivere intensamente ogni sua esperienza, sia professionale che personale. Dichiaratamente bisessuale, frequentò sia uomini che donne. Tra i suoi presunti amanti si annoverano anche celebrità quali Leonard Cohen, Kris Kristofferson e Jimi Hendrix. Pare che Jim Morrison si infatuò di Janis Joplin senza essere ricambiato e che Bruce Springsteen, appena diciannovenne, scappò impaurito dall’intraprendenza della cantante di Summertime durante un concerto ad Asbury Park.

Una sua coinquilina di colore, poi diventata sua amante, affermò, parlando di Janis:  “Aveva un bisogno tremendo che la gente le dicesse quanto era brava, aveva una dipendenza da quel genere di adulazione. Non credo andasse con le ragazze per scandalizzare, ci andava perché si sentiva così in quel momento. E credo che fosse in perenne e totale conflitto con sé stessa, continuamente. Ed era una persona infelice, era molto infelice e credo che stare sul palco la facesse sentire una persona importante, che aveva qualcosa da offrire. E un giorno le dissi “così non funziona, tu puoi andare con altri, non sono abbastanza forte da sostenerlo. Si era presa con un tipo inglese, e quello non era nelle mie corde, me ne sono tenuta lontana”.

L’inglese era Peter de Blanc, con lui Janis si drogava parecchio. De Blanc andò a casa Joplin e chiese la mano di Janis, come dal racconto della sorella. Janis poi scrisse una lettera a Peter, perché dopo la proposta non lo aveva più sentito. Janis per caso gli telefonò e scopri che Peter aveva lasciato incinta una donna: fu proprio lei a risponderle al telefono.

La vita personale di Janis dopo quella telefonata aveva subito un duro colpo, quella professionale invece andava benone. All’età di 21 anni la Joplin e Jorma Kaukonen, futuro chitarrista dei Jefferson Airplane, registrarono alcuni blues. L’anno successivo Janis si esibì in alcuni locali di Venice Beach and San Francisco e fu presto contattata da un impresario musicale per aggregarsi ad un gruppo, I Big Brother and the Holding Company. Il trionfo dell’artista fu suggellato al Festival di Monterey nel 1967. E così arrivarono successo, soldi e fama. Nel 1969 lasciò la band per diventare solista e scelse come gruppo d’accompagnamento la Kozmic Blues Band. Uno dei due album da solista di Janis Pearl, fu pubblicato postumo tre mesi dopo la sua morte.

Janis Joplin tuttavia lamentava sempre il fatto che i ragazzi della band tornassero dalle loro fidanzate e che lei fosse sola. Diceva che era molto difficile essere lei.

Parlando del diventare una star è Janis stessa a dire: è buffo ma più mi avvicino a questo obiettivo è più perde significato. Qualsiasi cosa voglia dire, io sono pronta. Le cose stanno andando benissimo nella mia vita, ho un ragazzo, è il leader dei Country Joe and the Fish (Joe McDonald), una band di Berkeley. È capricorno come me, ha 25 anni e per il momento stiamo benissimo. Quello è il nostro ambiente e dicono che siamo molto carini insieme. In effetti è una cosa molto carina.

Janis Joplin
Janis – Un film di Amy Berg con ritratto a matita di Janis Joplin di ZOA-STUDIO

Come si evince da questo ultimo pensiero e come già detto, Janis viveva la sua vita al massimo, non mettendo una linea netta di distinzione tra vita privata e vita professionale. Era priva di filtri, e per andare così in profondità si paga un prezzo.  Aveva un’incredibile onestà emotiva, e cosa le è costato quella onestà. Pian piano aveva iniziato a trasformarsi in quello che gli altri si aspettavano da lei, diventò la caricatura di sé stessa, facendo il teatrino per camuffare il fatto che fosse triste.

Per provare a “guarire” da questa sua tristezza, Janis si concesse una vacanza, ovviamente svolta secondo i canoni hippie dell’epoca, facendo l’autostop e proclamando ideali di pace, amore e libertà. Andò in Brasile e lì incontrò il suo grande amore, David, l’uomo che avrebbe potuto salvarla. Con lui Janis smise di farsi e divento una persona più bella e più calma. “Nessuna donna mi aveva ispirato così”, disse David Niehaus. Erano inseparabili, il rapporto cresceva. E aggiunse “Lei sentiva il dolore del blues, mi cantava delle canzoni. Lei si faceva di eroina perché sentiva tutto e aveva bisogno di distaccarsi dal dolore degli altri. Quando andavo via le sue debolezze tornavano”. E così lui la lasciò, lei gli chiese di diventare il suo manager ma David non tollerava l’eroina.

Nell’anno successivo Janis parlava ancora di David come del suo amore perduto e sperava che lui tornasse da lei, adesso che era pulita. Janis gli scrisse anche una lettera dicendo che lo amava e che era cambiata grazie a lui. E lui le rispose con un telegramma, ma quel telegramma arrivò troppo tardi. Forse la storia sarebbe andata diversamente. Forse avremmo un’icona della musica blues ancora oggi, accanto a Patti Smith ad esempio.

https://www.youtube.com/watch?v=EkPq3UaCLpg

Ma era destino che Janis Joplin entrasse a far parte del famoso Club J27, che annoverava Jimi Hendrix, Jim Morrison e Brian Jones, tutti morti a 27 anni e con il nome o cognome che iniziava con J, esponenti della controcultura mancati (o fatti sparire secondo i complottisti) troppo giovani e in circostanze drammatiche. Tuttavia tutti loro hanno lasciato un segno nelle persone, come ben dice una lettera scritta da un fan alla famiglia Joplin in occasione della scomparsa della cantante:  “carissima famiglia Joplin, sebbene non abbia mai conosciuto Janis, lei era la migliore amica che avessi nel mondo intero. Janis era una bellissima persona, perché metteva sempre tutto quello che aveva nella musica. È stata e sarà per sempre la madre del blues. Adesso mi mancano le parole ma voglio dirvi che mi dispiace davvero tanto”

#highpriceforahighheart

#queenofblues

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