Jimi Hendrix experience

ritratto jimi hendrix
Ritratto a matita di Zoa Studio

Sono passati ormai quasi 50 anni da quel 18 settembre 1970, quando Jimi Hendrix si spense in un modo paragonabile in tristezza a quello di Elvis Presley, al Samarkand Hotel di Londra entrando a far parte del Club dei “J27” insieme a Jim Morrison, Janis Joplin e Brian Jones.

Tuttavia, anche se sono passati quasi 50 anni, sia per esperti di musica e non, Jimi Hendrix è considerato “il più grande chitarrista di tutti i tempi”, superando talenti quali Eric Clapton e Jimmy Page.

Si possa essere d’accordo o meno con questa affermazione, corroborata anche dalla rivista musicale Rolling Stones, resta il fatto che Hendrix è entrato a far parte dell’immaginario collettivo. Una sorta di risposta di riflesso alla domanda “chi è il più grande talento chitarristico di sempre”?

Ma come è nato questo mito? Come ha fatto Hendrix a diventare la massima divinità della 6 corde?

Nelle prossime righe cercheremo di rispondere a queste domande.

Per prima cosa dobbiamo dire che Hendrix era un “originale”, un po’ come Keith Moon alla batteria (>>> ref. Two sides of the Moon). La leggenda narra che il giovanissimo Hendrix si costruì una specie di cordofono ricavato da una scatola di sigari sopra cui tese un elastico. Una pratica diffusa tra i chitarristi blues agli esordi. Il primo vero strumento del musicista statunitense fu una chitarra per destrimani regalatagli dal padre dopo la morte della madre. Jimi Hendrix era però mancino, cosa che non gli impedì di imparare velocemente a suonarla rovesciandola. Un dettaglio importantissimo e differenziante della sua carriera sia dal punto di vista di design della chitarra, ma anche di diteggiature che si sviluppavano lungo la tastiera.

Hendrix aveva un background tipicamente black che attingeva dal jazz, blues, r’n’b e soul. Ma appunto la sua grande peculirità fu quella di riuscire ad emergere come primo artista di colore nel panorama pop-rock. E per questo si deve menzionare anche il suo primo produttore Chas Chandler che vide in Hendrix tutte le sue potenzialità inespresse, lo portò in Inghilterra, gli diede una band, un singolo di successo Hey Joe e produsse lo storico album del 1967: Are You Experienced? nel quale troviamo SOLO la sensuale Foxy Lady, la psichelica Purple Haze e la nostalgica The Wind Cries Mary dedicata all’ex fidanzata Kathy MARY Etchingham.

Si deve sempre a Chas Chandler l’idea che Hendrix cantasse le proprie canzoni. Jimi Hendrix è uno di quei rari casi di musicista serio dal punto di vista tecnico che riesce non solo a essere padrone del palco, ma usa la sua presenza per poter entrare in contatto con il pubblico. Jimi Hendrix aveva l’anima del front man e tale doveva risultare. Intratteneva il pubblico non solo piegando le note in un modo mai sentito prima, distorcendo il suono per rimodellarlo in una nuova idea musicale (conferendo una vera e propria dignità melodica al feedback della chitarra), arricchendolo di effetti innovativi come il pedale wah wah, ma visivamente usò la sua Fender Stratocaster come se fosse una estroflessione del suo spirito suonandola con i denti, dietro la schiena, contro l’asta del microfono e contro l’amplificazione.

A far entrare Hendrix nell’immaginario collettivo infatti hanno proprio contributo le sue esibizioni: due in particolare. La prima é quella al festival di Monterey nel 1967 dove Jimi Hendrix suonò dopo The Who che, capitanati da Keith Moon distrussero a fine performance la strumentazione. Hendrix non fu da meno, e chiuse la sua performance dando fuoco alla chitarra Fender in una sorta di rito sacrificale a termine di Wild Thing.

La seconda esibizione storica è quella nel 1969 al festival di Woodstock dove suonó, reinterpretandolo, l’inno statunitense (simulando il suono delle mitragliatrici, delle sirene di battaglia e dei bombardamenti) in un periodo un cui la critica agli USA, impegnati nella guerra in Vietnam, faceva schierare l’opinione pubblica e, in questa, molti artisti e musicisti contro la guerra. La performance di Hendrix in quest’ultima occasione diventó il simbolo vero e proprio del festival e del pensiero pacifista di quegli anni e sollevò un sacco di critiche dall’establishment. In una intervista televisiva Hendrix risponde a tali accuse di vilipendio di un simbolo nazionale con la semplice frase: “Io l’ho trovata bellissima”.

Gli album successivi di Hendrix ci regalarono delle canzoni indimenticabili come Spanish Castle Magic e Little Wing, Vodoo Chile e la cover del mito di Hendrix Bob Dylan, All Along The Watchtower.

Il desiderio di sperimentazione, il perfezionismo e probabilmente complice lo stile di vita di Hendrix, portarono lo storico produttore Chas Chandler ad andarsene durante la produzione dell’album Electric Ladyland del 1968, al quale seguì il bassista Noel Redding.

Fortunatamente i fan di Hendrix, per lo stesso motivo per cui erano stati attirati verso la sua musica, erano stati educati alla sorpresa e alla sperimentazione da parte del musicista, pertanto la perdita sempre più progressiva di una struttura canonica della canzone pop-rock a favore  di indulgenze tecniche e sperimentazioni sonore non li allonanò.

Il nuovo produttore di Jimi Hendrix sicuramente aveva un’enorme stima per l’artista, ma probabilmente non lo protesse abbastanza se pensiamo al tour di 52 date in 54 giorni. La performance all’isola di Wight dove suonò l’inno inglese in puro stile Hendrix fu l’ultima per l’artista che ancora oggi in video appare stanco e fisicamente provato.

Gli spacciatori si erano appena presi il bassista che aveva abbandonato la band per curarsi e Hendrix era un pò come Elvis: incapace a dire di no, ai fans, alle groupie, alla droga che spesso assume le sembianze di farmaci, alle scelte manageriali sbagliate e incapace poi di tirarsi fuori dalle stesse promesse e dagli stessi impegni a cui aveva detto sì. Mr Paranoia era arrivato in città.

Patti Smith incontrò Jimi Hendrix all’inaugurazione degli Electric Lady Studios, uno studio di registrazione all’avanguardia a NY fortemente voluto da Hendrix neppure un mese prima del giorno in cui un mix di alcool e tranquillanti se lo porterà via.

Nel suo libro “Just Kids” ( vedi “Just Kids”) Patti Smith ci racconta così l’incontro:

Per puro caso Jimi Hendrix, salendo le scale, mi trovò seduta come una campagnola che se ne stava li a fare da tappezzeria. Sogghignò. Doveva prendere un aereo per Londra e partecipare al Festival dell’Isola di Wight. Quando gli dissi che avevo troppa fifa per entrare rise dolcemente; al contrario di ciò che le persone potrebbero credere, era timido, e le feste lo rendevano nervoso.

Mi fece un po’ di compagnia sulle scale e mi parlò di ciò che avrebbe voluto realizzare grazie allo studio. Sognava di radunare a Woodstock musicisti da tutto il mondo, di farli sedere in un campo, in cerchio, e di farli suonare e risuonare. La tonalità, il tempo o la melodia non avrebbero avuto importanza; i musicisti si sarebbero mossi tra le discordanze e avrebbero continuato a farlo finché non avessero scoperto un linguaggio comune. Alla fine avrebbero registrato quel linguaggio astratto universale della musica nel suo nuovo studio. “l linguaggio della pace. Capisci?” Avevo capito.

Quel sogno Hendrix non lo realizzò mai, ma sebbene la sua carriera agli apici sia durata solo 4 anni, è riuscito a capovolgere il mondo con le sue influenze.

Ancora oggi quando pensiamo all’immagine di un chitarrista rock ci riferiamo al mito intramontabile di Jimi Hendrix. Protagonista indiscussa della sua vita e delle sue performance fu la sua iconografica Fender Stratocaster, quelle con il “palettone”, che venne fatta incidere anche sulla sua tomba.

Patti Smith, nella sua canzone più controversa citò Hendrix a fianco di Gesù, la nonna e Jackson Pollock. La canzone tutt’ora viene fatta passare pochissimo per radio per l’uso frequente dell’odiosa “N” word che si trova fin dal titolo “Rock and roll nigga”. In maniera simile al procedimento con cui Hendrix aveva fatto suo l’inno americano, Patti Smith interiorizza questo controverso aggettivo iniettandolo di un significato “glorifico”. Se la “N” word è qualcosa che ti “marchia” e quindi ti definisce come “diverso”, questa diversità va rivendicata nella sua eccezione di: particolare, eccezionale e ovviamente “speciale”. E Jimi Hendrix è stato: particolare, eccezionale, speciale, in altre parole unico.

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