La chitarra di Leonardo

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Chitarra MD, particolare laserato con l’Uomo Vitruviano di Leonardo – Eko Guitars Group

Anni fa ho vissuto per un periodo a Firenze. Lì ho iniziato nuovamente  a prendere lezioni di chitarra e ho incontrato così Mirco Dimitrio, chitarrista nonché responsabile MMI per la Toscana ( www.mmitoscana.it ). Durante una delle nostre lezioni mi parlò di come gli sarebbe piaciuto avere una chitarra con l’Uomo Vitruviano di Leonardo. Molto probabilmene la teoria che si tramanda da tempo in cui si dice che la Mamma di Leonardo fosse di Cerreto Guidi, il paese di Mirco l’ha sempre affascinato e forse gli studi classici di chitarra hanno finito l’opera.

Da grafico questa narrazione mi aveva stuzzicato, perché é impossibile non restare ammaliati dal genio di Leonardo e poi perché: “Qualcuno ha detto chitarra elettrica???!!” Poiché le simulazioni grafiche sono parte integrante del mio mestiere, la lezione successiva arrivai con una embrionale interpretazione di quello che ci eravamo detti. Mirco fu contentissimo di vedere in qualche modo rappresentato ciò che fino ad ora aveva una qualche forma solo nel suo cervello. Così iniziammo un luuuuunghissimo trip mentale e realizzativo. Il secondo molto più complicato del primo.

Prima di tutto iniziamo con il trip divertente: quello mentale! La cosa che non cambiò fin dai primi studi fu il posizionamento dell’Uomo Vitruviano ovvero sul fronte del corpo della chitarra.

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File vettoriale per posizionamento elementi della chitarra MD – ZOA STUDIO

Poi gli inlay dei tasti ci fecero scoprire un sacco di informazioni che non conoscevamo.

Leonardo musicista

Ovviamente Leonardo non poteva non sapere anche di musica.  Quello che spesso non si sa è che egli stesso era un musicista, abile suonatore di lira, lo strumento di Orfeo ed è questa abilità che lo fece entrare alla corte Milanese di Ludovico il Moro. Ce lo racconta come sempre proprio il Vasari:

Avvenne che morto Giovan Galeazzo duca di Milano e creato Lodovico Sforza nel grado medesimo l’anno 1494, fu condotto a Milano con gran riputazione Lionardo al Duca, il quale molto si dilettava del suono de la lira, perché sonasse: e Lionardo portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò ché l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce, laonde superò tutti i musici, che quivi erano concorsi a sonare. Oltra ciò fu il migliore dicitore di rime a l’improviso del tempo suo. ( wikisource:Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori  )

Leonardo però, a differenza delle idee filosofiche che circolavano al tempo per cui la musica era un’arte superiore alla pittura in quanto più astratta e quindi legata al mondo delle idee e al macrocosmo delle sfere celesti riteneva che la pittura equiparasse tale arte perché non riproducibile. Chissà se Leonardo ed Edison alla fine si sono parlati!

La musica non è da essere chiamata altro che sorella della pittura, conciossiaché essa è subietto dell’udito, secondo senso all’occhio, e compone armonia con la congiunzione delle sue parti proporzionali operate nel medesimo tempo, costrette a nascere e morire in uno o più tempi armonici, i quali tempi circondano la proporzionalità de’ membri di che tale armonia si compone, non altrimenti che faccia la linea circonferenziale per le membra di che si genera la bellezza umana.

Ma la pittura eccelle e signoreggia la musica perché essa non muore immediate dopo la sua creazione, come fa la sventurata musica, anzi, resta in essere, e ti si dimostra in vita quel che in fatto è una sola superficie. O maravigliosa scienza, tu riservi in vita le caduche bellezze de’ mortali, le quali hanno più permanenza che le opere di natura, le quali al continuo sono variate dal tempo, che le conduce alla debita vecchiezza; e tale scienza ha tale proporzione con la divina natura, quale l’hanno le sue opere con le opere di essa natura, e per questo è adorata. ( wikisource: Trattato della Pittura (da Vinci))

Quello che non mi lascia sorpresa è questa teoria Leonardiana. L’individuo che ha concepito l’Uomo Vitruviano e ha rappresentato meglio di chiunque altro suo contemporaneo l’idea che l’Uomo doveva essere riportato al centro degli studi in quanto parametro di misura per l’Universo, non poteva non percepire la pittura, indiscutibilmente più tangibile della musica come un valore aggiunto e non il contrario. Ma soprattutto a quel tempo Leonardo vedeva la pittura un modo per vincere il più grande limite umano: la morte.

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Uno dei primi rendering e studi per la chitarra Leonardo – ZOA STUDIO

I nodi vinciani.

Al momento di trattare gli intarsi della tastiera ripensai ad una lezione di storia dell’arte della mia professoressa dell’Accademia di Belle Arti, Gloria Vallese. A quel tempo ci parlò di 6 incisioni che omaggiavano la firma, oggi  forse lo chiameremmo ” logo” di Leonardo: i nodi, detti anche “vinci” a quel tempo. Questi erano degli intrecci geometrici che Leonardo usava ovunque: dai bordi dell’abito della Gioconda, alle acconciature delle dame ritratte, alle decorazioni tra gli arbusti nella Sala dell’Asse del Castello Sforzesco a Milano. La stampa “vinci” era il trend sugli abiti di fine 1400.

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Particolare della Sala dell’Asse del Castello Sforzesco di Milano.

Di questo ci conferma Giovan Paolo Lomazzo nel suo trattato: “Negli arbori altresì si è trovato una bella invenzione di Leonardo, di far che tutti i rami si facciano in gruppi bizzarri, la qual foggia usò, canestrandogli tutti, Bramante ancora”

Venivano chiamati “vinci” i salici che caratterizzano il paese natale di Leonardo. Sono anche il motivo per cui la città di Vinci si chiama in questo modo. I ramoscelli di salice venivano intrecciati per creare cesti, canestri e legare viti e in questo senso si associano all’idea del nodo.

Quello che però mi era rimasto impresso è l’accostamento di queste composizioni geometriche alle rosette dei liuti che hanno matrice islamica. Il liuto infatti si diffuse in Europa dopo la conquista araba della Spagna.

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Rappresentazione di un liuto con rosetta geometrica.

“Per quanto riguarda le sei “rose” geometriche disegnate da Leonardo, si tratta di un motivo di derivazione islamica che all’epoca veniva applicato alla decorazione degli strumenti musicali, e in particolare del liuto, lo strumento a corde più comune del Rinascimento” – ( ELEMENTI DI ICONOGRAFIA E ICONOLOGIA 1. Leonardo e l’elaborazione iconografica : I Nodi, la Sala delle Asse, l’Achademia Leonardi Vinci )

La chitarra MD

Ecco che il nodo, insieme alle iniziali MD che stanno per Mirco Dimitro, ma anche 1500, il secolo di Leonardo, sono diventati gli intarsi del XII tasto e insieme anche il logo di Mirco.

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Stampa, incisione su legno, prima del 1521; Albrecht Düre – Sechs Knoten (sei nodi).

Come ho anticipato inizialmente il processo che ha portato alla realizzazione della chitarra ha richiesto tempistiche molto lunghe. Ma è culminato quest’anno in cui si celebrano i 500  anni trascorsi dalla morte del genio toscano che morì il 2 maggio 1519 in Francia.

Nel corso degli ultimi anni la marchigiana Eko Music Group, si è interessata al progetto, proponendo la riproduzione dell’Uomo Vitruviano direttamente sul body della chitarra tramite laser. Il che per me ha significato vettorializzare il disegno dell’Uomo Vitruviano.

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Chitarra MD della Eko Music Group

Per concludere la descrizione della chitarra che è stata prodotta, ecco qui di seguito i legni che sono stati usati: corpo in frassino di palude, manico in acero americano e tastiera in palissandro.

In occasione della presentazione della chitarra durante le celebrazioni leonardesche Mirco ha composto un brano in omaggio al grande genio. Si trova su itunes, spotify, ma qui vi allego il video di youtube.

Leonardo da Vinci nei suoi disegni o meglio studi, ideò alcuni strumenti musicali intersecando forme e meccaniche di strumenti che allora conosceva. Mi chiedo come oggi svilupperebbe una chitarra elettrica. Ve lo immaginate?

#leonardo500

#vitruvianguitar

 

 

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