Nico, un’icona tra luce e tenebre

Nico
Ritratto di Zoa Studio di Nico

Se dicessi Christa Päffgen, nata nel 1938 in Germania, probabilmente in pochi saprebbero di chi sto parlando. Invece se dicessi Nico, dei Velvet Underground e Nico, la “sacerdotessa delle tenebre”, epiteto per cui è ricordata, allora non avremmo dubbi di chi sto parlando. I motivi per cui Nico è ricordata sono molteplici, ma possono essere tutti ricondotti ad una sola parola: incredibile.

Si, perché Nico ha condotto una vita incredibile; caratterizzata da una bellezza e talento fuori dal comune, a volte gettati alle ortiche in maniera altrettanto incredibile.

Si stenta anche a comprendere la sua morte nel 1988 che ricorre proprio oggi 18 luglio, perché quella davvero ha dell’incredibile, non potrei trovare altro aggettivo per spiegarla.

Ma andiamo per ordine e lasciamo giudicare a voi se questo è l’aggettivo che più si adatta a Nico, raccontando la vita e alcuni episodi particolarmente significativi della camaleontica cantante, compositrice, modella, attrice e musicista.

Per coloro i quali volessero addentrarsi negli ultimi anni della cantate dei Velvet Underground consigliamo il film vincitore di 4 David di Donatello “Nico 1988“.

Christa Päffgen

Christa nasce, come detto all’inizio, nel 1938 a Colonia, nella Germania nazista. Suo padre fu arruolato come soldato durante la guerra e subì ferite alla testa che causarono gravi danni cerebrali. Sembra che finì la sua vita in un istituto psichiatrico; secondo voci non provate, si diceva che fosse stato eliminato dai nazisti in quanto non più utile al regime.

Nel 1946, Christa e sua madre si trasferirono nel centro di Berlino. Nico lavorava come sarta a frequentava la scuola, che lasciò a13 anni per vendere lingerie nell’esclusivo grande magazzino KaDeWe, per poi ottenere lavori da modella. All’età di 15 anni, mentre lavorava part-time per la USA Air Force, Christa fu violentata da un sergente americano. Il sergente fu interrogato dalla corte marziale e condannato poi a morte. Christa fornì le prove per l’accusa. La canzone di Nico “Secret Side” dall’album The End … fa riferimenti a questo tremendo episodio. Non sono mai stati trovati gli atti del processo o articoli che ne fanno riferimento.

L’anno successivo Christa fu “scoperta” dal fotografo Herbert Tobias mentre entrambi lavoravano a una sfilata di moda KaDeWe a Berlino. Le diede il nome di Nico come il suo ex fidanzato, il regista Nikos Papatakis, soprannome che lei utilizzò per il resto della sua vita.  Si trasferì a Parigi lavorando per le più prestigiose case e riviste di moda.

New York City

All’età di 17 anni, fu incaricata da Coco Chanel di promuovere i prodotti della maison. Ma Nico fuggì a New York City e abbandonò il lavoro.

Dopo essere apparsa in diversi spot televisivi, Nico ottenne un piccolo ruolo nel film di Alberto Lattuada La Tempesta (1958). Nel 1959, fu invitata sul set di La dolce vita di Federico Fellini, dove attirò l’attenzione dell’acclamato regista, che le diede un ruolo secondario nel film come se stessa. A quel tempo, viveva a New York e frequentava corsi di recitazione con Lee Strasberg.

Ari Boulogne

Come raccontato nel volume “Bussando alle porte del buio” da Gabriele Lunati: “Nel 1962, quando ancora bazzicava i set cinematografici che facevano costume e le passerelle tra Roma e Milano, Nico diede alla luce Ari, frutto della presunta breve storia d’amore con Alain Delon. (…) Dopo una lunga storia d’amore con l’attrice Romy Schneider, nel 1964 Alain Delon sposerà Nathalie Barthelemy, modella e madre del suo primo figlio ufficiale, Anthony Delon e non riconoscerà mai il figlio di Nico.

Episodio curioso: da anni un cameriere francese, Jean-Marc Billan-court, sostiene che in gioventù assomigliava talmente tanto a Delon da averne spesso approfittato, anche con Nico. E che quando una volta incinta le rivelò la verità lei non volle mai credergli. Billancourt sostiene questa tesi e ha lanciato appelli ad Ari Boulogne perché gli dia ascolto. Di recente è ricorso persino ad internet, ma poco importa, sarebbe solo una farsa nel dramma”.

Nico
Al centro ritratto a matita di Nico, in alto a sx trousse Zoa Studio (www.etsy.com/ZoaStudio/listing/566096816), a dx dvd “Nico 1988”, in basso a sx libro “Nico, bussando alle porte del buio” e sullo sfondo vestito Zoa Studio (www.redbubble.com/people/zoa-studio)

Il dramma fu anche il rapporto con il figlio nel corso del tempo. Ari fu praticamente abbandonato alla madre di Delon che se ne prese cura per anni e che gli diede il proprio cognome: Boulogne, appunto. Probabilmente la migliore delle scelte, poiché una cattiva scelta aveva già indirizzato Nico sulla via delle tenebre, l’utilizzo pesante di droghe. Il musicista Lars Ulbrich racconta “Ma la cosa stupida è che iniziai da solo, e solo perché anche Nico si faceva. Lei mi diceva sempre ‘Dai, prendine un po’, è buona…’.Quando stai con qualcuno che ami, vuoi sentirti al livello di quella persona e condividere tutto. (…) Lei trascinò nell’eroina pure il figlio Ari. Ma come si fa? Come può una madre permettere in modo consapevole che suo figlio si faccia di eroina? Non riuscirò mai a capirlo.”

Proprio Ari, ormai adulto, racconta: ” Quando andai in coma per un’ overdose di eroina mia madre venne a trovarmi in ospedale. Voleva assolutamente registrare i suoni dei macchinari medici a cui ero attaccato. Voglio usarli nel prossimo disco, mi disse“.

Torniamo invece a quando il figlio aveva un anno: Nico cambiò ancora una volta carriera, iniziando quella di cantante. Nel dicembre 1963 si esibì infatti al nightclub Blue Angel di New York, cantando classici come “My Funny Valentine”.

I Velvet Underground e Nico

Nel 1965, Nico conobbe il chitarrista dei Rolling Stones Brian Jones e registrò il suo primo singolo, “I’m Not Sayin” con il lato B “The Last Mile”, prodotto da Jimmy Page per l’etichetta di Andrew Loog Oldham, la Immediate. L’attore Ben Carruthers presentò Nico a Bob Dylan a Parigi quell’estate. Nel 1967 Nico registra la sua canzone “I’ll Keep It with Mine” per il suo primo album, Chelsea Girl. Dylan aveva scritto la canzone per Judy Collins nel 1964, secondo le sue note di copertina dall’album Judy Collins Sings Dylan di Geffen Records, ma la diede poi a Nico.

Dopo essere stata presentata a Brian Jones, Nico iniziò a lavorare a New York con Andy Warhol e Paul Morrissey nei loro film sperimentali, tra cui Chelsea Girls, The Closet, Sunset e Imitation of Christ. Il film Chelsea Girls porta questo nome così perché fu girato al famoso Chelsea Hotel dove, vicino alla stanza in cui c’era Nico, Sid Vicious strafatto aveva ucciso sua moglie Nancy come abbiamo raccontato nell’articolo Punk is not dead, yet.

Quando Warhol iniziò a dirigere i Velvet Underground, un quartetto di New York composto dal cantante / compositore / chitarrista Lou Reed, dal violista / tastierista / bassista John Cale, dal chitarrista Sterling Morrison e dal batterista Maureen Tucker, propose al gruppo di prendere Nico come ” chanteuse “, un’idea a cui acconsentirono. Il gruppo divenne il fulcro di Exploding Plastic Inevitable di Warhol, una performance multimediale con musica, luci, film e danza. Nico era la voce solista in tre canzoni (“Femme Fatale”, “All Tomorrow’s Parties”, “I’ll Be Your Mirror”) e voce di accompagnamento in “Sunday Morning”, nell’album di debutto della band, The Velvet Underground & Nico ( 1967).

Il rapporto di Nico con i Velvet Underground fu caratterizzato da difficoltà sia personali e musicali. John Cale scrisse che i lunghi preparativi di Nico nel camerino e i rituali pre-performance ritardavano spesso l’esibizione, cosa che irritava soprattutto Lou Reed.

Goth Girl

Subito dopo la collaborazione con i Velvet Underground, Nico inizia a lavorare come artista solista. La sua produzione da solista, come quella in gruppo, si è rivelata altrettanto significativa e ha segnato un solco profondo nel modo di creare una canzone rock. I suoi arrangiamenti, la sua voce profonda e inquietante, le sue atmosfere sepolcrali, hanno rappresentato un preciso riferimento per tutti quei gruppi che si sono avventurati nella stagione del dark-rock e non solo. E’ considerata la prima “goth girl” per eccelenza.

Gli album da solista sono stati 6 in 18 anni, tra il 1967 e il 1985, con Nico che, ormai alla fine della sua carriera, appariva solo su piccoli palcoscenici e spesso rimproverava la sua band di fronte al pubblico.

Pochi anni dopo, nel 1988, un articolo di archivio de La Repubblica riporta la morte di Nico, avvenuta proprio il 18 luglio ad Ibiza. “E’ morta Nico, l’ex attrice di Andy Warhol, cantante dei Velvet Underground di Lou Reed e John Cale, infine da alcuni anni artista in proprio e in questa veste protagonista di un paio di recenti tournée anche in Italia. Nico è morta lunedì scorso ad Ibiza, dove si trovava in vacanza con il figlio Ari: caduta dalla bicicletta, è stata trovata priva di sensi in una strada della località turistica e portata all’ ospedale, dove non ha superato la conseguente emorragia cerebrale. Una morte accidentale e forse banale per un’ artista che da sempre viveva sul filo del rasoio, sul confine di quel wild side di cui cantò il suo ex compagno Lou Reed”.

Come tante storie che abbiamo avuto il piacere e l’onore di raccontare, anche quella di Nico ha lasciato una grande eredità ed influenza sulle generazioni successive di musicisti e non solo.

Siouxsie and the Banshees la invitarono come ospite speciale nel loro primo grande tour nel Regno Unito nel 1978.

Il leader dei The Cure (entrati quest’anno nella Rock and Roll Hall of Fame come raccontato nell’articolo Rock & Roll Hall of Fame: la cerimonia vista da un insider) Robert Smith ha citato Desertshore come uno dei suoi dischi preferiti, così come Björk. Peter Hook dei Joy Division ha citato Chelsea Girl come uno dei suoi album preferiti.  Il cantante dei Bauhaus, Peter Murphy, ha affermato che “Nico ha registrato il primo album veramente gotico”. Morrissey ha citato Nico quando gli è stato chiesto di nominare artisti che hanno avuto un’influenza duratura su di lui: “I principali tre rimangono gli stessi: i New York Dolls, Frank Sinatra, Elvis Presley, con Nico come prima riserva.”

Nel gennaio 2013, John Cale ha organizzato un tributo presso la Brooklyn Academy of Music di New York City cosa che Patti Smith fece l’anno successivo.

Intervista a Nico

Riprendendo l’aggettivo che all’inizio di questo articolo è stato ripetuto più volte, è incredibile come, nel corso della sua vita, Nico entrò in contatto con alcuni tra i più famosi musicisti, artisti, personalità del mondo della moda e del cinema in pochi anni. Riportiamo in conclusione due stralci di un’intervista che raccontano il rapporto di Nico con alcune dei più grandi musicisti di sempre con estremo candore e naturalezza:

Intervistatore: Senza farne nuovamente un caso di ‘portata nazionale’, sei stata a contatto con, beh, Jimmy Page, John Cale, Lou Reed, Jim Morrison, ehm, Jackson Browne, Bob Dylan. Iggy Pop parla di te nella sua autobiografia…”.

Nico: “Già, che sciocchezze che racconta! E terribile...”.

I: “Iggy sembra dire che hai contribuito non poco alla sua educazione. E tu, per quanto riguarda tutte le persone con cui ha collaborato, qual è quella da cui ha appreso di più? In termini di lavoro ma anche sul piano personale…“.

N: “Da un punto di vista musicale, i Velvet Underground. Da quello poetico invece Jim Morrison e anche Dylan, ma penso di preferire la poetica di Jim a quella di Bob“.

E poi…

Bowie scrisse Heroes per me. Lo so per certo. Ero a Berlino nello stesso periodo in cui viveva anche lui. Si è ispirato al mio passato…Lo capisco dalla frase “Standing by the wall, the gun shots above our heads and we kissed” Quello non successe, ovviamente, era solo frutto della sua fantasia!”

Sembra però che questo racconto sia frutto della fantasia di Nico. Con lei non era facile sapere dove fosse il confine tra percezione reale ed immaginario, perché in 50 anni ha vissuto una vita al limite, una vita INCREDIBILE.

#sacerdotessadelletenebre

#nicoicon

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